Vigna e vignaioli

Exemple

Vigna e vignaioli


La Parola che oggi ci viene donata, nell’Evangelo, è una parabola:
una vigna piantata, e coltivata, con amore premuroso,
poi consegnata con grande fiducia a esperti vignaioli che la fanno fruttare,
e, infine, violata da una brama di possesso che giunge all’omicidio…
Una parabola racchiusa, dall’evangelista Matteo tra altre due:
quella dei due figli mandati nella vigna e quella del banchetto di nozze…
Tre parabole che fanno affiorare tre risposte negative:
il figlio dice al padre di non voler lavorare nella vigna,
i contadini dicono al padrone della vigna di non voler consegnare i frutti,
gli invitati dicono al re, che prepara un banchetto, di non voler intervenire…
Così, nella loro differenza di ambiente e personaggi,
le tre parabole mostrano un unico filo conduttore: un rifiuto!
Gesù era entrato nel tempio ed aveva iniziato ad insegnare il Vangelo,
tuttavia i sacerdoti e gli anziani, aristocrazia sacerdotale e secolare,
lo rifiutano, preoccupati della sua popolarità…
Vorrebbero scoprire l’autorità che Gesù si attribuisce nel fare quello che fa,
e comprendere la provenienza di tale autorità:
esigono una prova giuridica, ma, pur esperti di Legge e Scritti,
non ricordano che i profeti avevano autorità direttamente da Dio…
Gesù, per rispondere, prende spunto dal profeta Isaia
che aveva parlato di Israele come della vigna amata da Dio e da lui piantata…
Diventa, quindi evidente, che Gesù sta parlando proprio a loro:

loro che non hanno accolto la predicazione e il battesimo di Giovanni,
ed ora sono unanimi nel rifiuto dell’ultimo inviato di Dio, la persona di Gesù…

Questa seconda parabola, che Gesù narra, smaschera l’atteggiamento,
fintamente devoto, e astutamente preoccupato, dei suoi interlocutori:
che, ormai, davano tutto per scontato: l’amore di Dio, la sua provvidenza,
la possibilità di avere, ogni giorno, un’esistenza nuova nel suo amore…
Come i vignaioli, avevano finito per ritenersi padroni di ogni cosa,
destinatari meritevoli della sollecitudine di Dio, liberi di disporre dei suoi beni…
Dimenticando di essere vignaioli, e non proprietari della vigna,
ci si rinchiude nella propria arroganza, che non sa condividere l’amore divino,
colmi di beni – la Legge, i Profeti, la Sapienza – ma schiacciati dalla tradizione…

È sempre grande la tentazione di presumere di possedere la vigna, il Regno,
e di ritenersi possessori esclusivi dei suoi frutti:
ma la vigna del Signore è, amorevolmente, aperta a tutti
soprattutto a chi sa condividerne i frutti, con tutti, nessuno escluso,
in un una fede gioiosamente viva ed operante nell’amore…

don Enrico