Profeti come Giovanni

Exemple

Profeti come Giovanni


La Parola che oggi ci viene donata è dominata da un’icona del tempo dell’attesa:

  Giovanni il Battista, il predicatore della conversione,

  che richiama con forza la necessità di una radicale novità di vita…

È necessario, proclama Giovanni, dare un nuovo orientamento alla vita:

  scegliere di fuggire dall’ipocrisia di un ritualismo fine a se stesso,

  e lasciar spazio al desiderio di accogliere in autenticità il Veniente…

Già dalle prime parole evangeliche, siamo proiettati nella pienezza dei tempi:

  i quei giorni di cui si parla sono i nostri giorni, è la nostra attualità,

  quella in cui la presenza di Dio nella storia,

  ci spinge con urgenza e radicalità al cambiamento di una vecchia mentalità…

 

Se la Parola inquadra subito Giovanni come il compimento di profezie antiche

  e, con il suo modo di vestire, e di parlare di alberi tagliati alla radice e di fuoco,

  preannuncia un radicale rinnovamento, la cui violenza ci inquieta,

  questo stesso testo propone a noi tutti l’essenza dell’essere profeti nel mondo…

Ogni battezzato, oggi, come Giovanni deve imparare a leggere i tempi in cui vive,

  deve scuotere gli animi con il suo predicare – ma ancor più con il suo vivere –

  la necessità radicale della conversione…

 

Giovanni si rivolge, in prima istanza, a Farisei e Sadducei,

  smantellando l’ipocrisia fondamentale nel loro atteggiamento:

  ideologicamente divisi tra loro, restavano ancorati a false sicurezze religiose,  

  una religiosità basata esclusivamente su formalismi e legalismi,

  con una scrupolosa osservanza di precetti e di pratiche

  che portavano a una religione del tutto esteriore, incapace di vera conversione…

Giovanni testimonia, con la sua vita austera, la religiosità nuova:

  il suo vestito di peli di cammello ci dice come ci sia stata, in lui,

  una maturazione liberatoria di tanti orpelli di apparenza,

  poiché non conta l’abito che si indossa, ma la vita che si conduce…

Anche la cintura di pelle attorno ai fianchi è un profondo segno di novità,

  perché rammenta la cintura, obbligatoria, per la cena dell’Esodo:

  pronti, sempre, a mettersi in cammino verso un difficile dono di libertà…

Ed il suo cibo, fatto di cavallette e miele selvatico,

  conduce a quell’essenzialità che non si dà pensiero di accumulare beni,

  ma sa scoprire, in ciò che la natura offre ogni giorno,

  ciò che basta per il sostentamento…

Anche noi, come Giovanni, dobbiamo porci davanti al giudizio sulla nostra vita:

  ci rimettiamo in discussione, abbattiamo idoli di falsa religiosità

  per poter accogliere in pienezza la forza dirompente della novità di grazia!

                                                                                           

don Enrico