Appuntamento ad Assisi

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Appuntamento ad Assisi


Da là eravamo partiti, all’inizio d’agosto, nel giorno del perdono. Là ritorniamo, aprendo ottobre, dove ci attende un pellegrino speciale: il Papa che porta il nome di S. Francesco.
In quella basilica ricca di storia sacra, il Papa andrà per firmare la sua nuova enciclica che intitolerà “Fratelli tutti”, un documento sulla fraternità e sull’amicizia sociale, che esce in un momento della storia segnato da una triplice crisi mondiale: socio-economica, ecologica e sanitaria. Non conosciamo ancora il testo ma sappiamo che vuol essere in continuità con le due precedenti encicliche ed in particolare con la “Laudato si’”. Siamo certi che il 4 ottobre, Domenica che il vescovo Delpini ha chiamato dell’Ulivo con un forte riferimento alla pace pasquale, il testo papale ci indicherà nuove strade da percorrere .

Pellegrini, ci siamo voluti chiamare. La vita come pellegrinaggio; non semplicemente persone in marcia, ma pellegrini. La differenza sta nel modo di vivere l’andare. Avere una meta è il comune denominatore, ma non basta. Ci vuole uno stato interiore particolare; uso qualche qualifica: contemplante, indagante, devoto! Il passo non può che essere lento, rispettoso e leggero, quasi a non voler disturbare il terreno e il suo attorno. A queste condizioni gli occhi si aprono a riconsiderare quel che appare: sapere se va bene, se è naturale, se generativo, e se, diremmo oggi, è sostenibile.
Gli sguardi sono assuefatti al presente e sono tentati di accoglierlo acriticamente. Poi, di fronte a qualche sgradevole circostanza: calamità, disastri, incidenti, guerre, malattie, e poi la pandemia, il tutto fa sorgere importanti interrogativi. Abbiamo sbagliato passo e imboccato sentieri strani e labirintici? Non ci siamo messi in ascolto di persone e cose?
Gli antichi ebrei si erano inventati un sistema di verifica del pellegrinaggio umano; l’avevano chiamato “giubileo”: un anno ogni cinquanta in cui si fermava tutto. Debiti cancellati, terra messa a riposo, riconciliazione fra i distanti. Insomma era un modo per inseguire un giusto assetto sociale e per mantenere una coerenza di cammino.
Invece noi non abbiamo tempo per la sosta, per la verifica dell’operato; il sistema non può essere fermato altrimenti è la fine. Ma un arresto forzato si è verificato; non voluto ma crollato addosso con l’arrivo del covid. Le conseguenze devastanti sono sotto i nostri occhi: crisi, povertà aumentate, incertezza sul futuro, e tanto altro. Il mondo organizzato sta cercando di mettere a punto piani per sconfiggere il virus e le sue complicazioni socioeconomiche. Il lockdown, meglio la clausura, non poteva essere pienamente un diverso Giubileo? Non lo è stato.
Abbiamo ripreso lavoro, scuola e tanto altro: non siamo liberi dai pericoli della malattia e il futuro si rannuvola di preoccupazione.
Ecco perché il nostro cammino assume una grande importanza: siamo partiti da quel giorno d’inizio agosto, giorno del perdono, perché abbiamo sentito la necessità di un cambiamento nel profondo del cuore. Se non c’è quello stato interiore descritto sopra, non ci saranno nemmeno frutti duraturi di cambiamento.
Papa Francesco, nella “Laudato si'” raccomandava:
“La sobrietà e l’umiltà non hanno goduto nell’ultimo secolo di una positiva considerazione. Quando però si indebolisce in modo generalizzato l’esercizio di qualche virtù nella vita personale e sociale, ciò finisce col provocare molteplici squilibri, anche ambientali. Per questo non basta più parlare solo dell’integrità degli ecosistemi. Bisogna avere il coraggio di parlare dell’integrità della vita umana, della necessità di promuovere e di coniugare tutti i grandi valori. La scomparsa dell’umiltà, in un essere umano eccessivamente entusiasmato dalla possibilità di dominare tutto senza alcun limite, può solo finire col nuocere alla società e all’ambiente. Non è facile maturare questa sana umiltà e una felice sobrietà se diventiamo autonomi, se escludiamo dalla nostra vita Dio e il nostro io ne occupa il posto, se crediamo che sia la nostra soggettività a determinare ciò che è bene e ciò che è male”.

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