Crediamo la comunione dei santi

Exemple

Crediamo la comunione dei santi


Omelia dell’Arcivescovo mons.  Delpini

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Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù
In suffragio dei consacrati defunti nell’anno

CELEBRAZIONE EUCARISTICA
Milano, Duomo – 18 giugno 2020

 

 

1. Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti.

I sapienti sono rimasti all’oscuro. I sapienti sono stati consigliati dal serpente, hanno mangiato dell’albero della conoscenza del bene e del male. I sapienti hanno conquistato ciò che era precluso, hanno trovato necessario conoscere non solo il bene, ma anche il male. Il frutto dell’albero si è rivelato amaro e perciò i sapienti hanno conosciuto l’amarezza e si sono convinti che proprio questo è il vertice della sapienza, questa è l’ultima scoperta: il pensiero triste, la sapienza amara.
Hanno dunque coltivato il pensiero triste, hanno insegnato l’etica della rassegnazione, hanno definito i limiti del bene, assediato da ogni parte del male, dalla morte, dal nulla. Questi sapienti rimasti all’oscuro, maestri del pensiero triste, educatori dell’etica della rassegnazione abitavano una volta nelle città delle sponde del lago, a Corazin, a Betsaida a Cafarnao (Mt 11,20-24): hanno sentito il suono del flauto e l’invito alla festa, ma non si sono uniti alla danza, hanno sentito il canto del lamento (cfr. Mt 10, 17), ma non si sono battuti il petto per convertirsi, hanno sentito annunciare il Regno vicino (Mt 10,7).
Si ha però l’impressione che i maestri della tristezza e della rassegnazione abbiano avuto discepoli anche in altre città e in altri tempi.
Se noi fossimo discepoli dei maestri della tristezza, questa nostra celebrazione sarebbe triste: il ricordo dei fratelli e delle sorelle che sono morti quest’anno, secondo il pensiero della tristezza, sono perduti per sempre, il nostro ricordo è solo rammarico per la loro irrimediabile assenza, la nostra riconoscenza per il bene che abbiamo ricevuto dal loro ministero e della loro testimonianza è senza interlocutori: infatti a chi diciamo grazie se sono finiti nel nulla? Il bene da loro compiuto è contenuto nei limiti imposti dal male e la morte, il nulla finisce per inghiottire tutto e tutti: è solo questione di tempo.

 

2. Queste cose le hai rivelate ai piccoli.

Noi però non siamo discepoli dei maestri della tristezza, ma del Figlio che ha rivelato il Padre. Non ci vantiamo di una sapienza conquistata con la trasgressione, ma accogliamo con gratitudine la verità rivelata dall’unico Maestro. Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo (Mt 11,27).
Nella rivelazione della verità del Padre abbiamo trovato ristoro anche se la vita ci ha stancato e abbiamo sentito l’oppressione del male e della morte.
Abbiamo accolto l’invito: venite a me e siamo venuti, abbiamo appoggiato il nostro capo sul petto di Gesù, come il discepolo amato, per ascoltare il cuore mite e umile del Signore e troviamo ristoro per la nostra vita, secondo la sua promessa (Mt 11,29). Lasciamo perdere il pensiero triste e ci rallegriamo della verità beatifica, respingiamo l’etica della rassegnazione e pratichiamo la virtù della speranza.
Perciò la nostra celebrazione è piena di fiducia perché il nostro ricordo dei confratelli e consorelle defunti non è solo il ricordo di persone care irrimediabilmente perdute, ma piuttosto la consolazione di riconoscere che condividiamo la comunione dei santi. Il Padre ha reso partecipi della sua vita tutti noi e i nostri morti sono vivi presso Dio e continuano a volerci bene, a pregare con noi, a suggerirci motivi di speranza, a indicarci percorsi che non deludono.
Crediamo la comunione dei santi.
Perciò la nostra celebrazione è eucaristia, rendimento di grazie, riconoscenza. Nella comunione dei santi la verità delle persone risplende in modo più essenziale e così conosciamo meglio coloro che hanno condiviso un tratto del nostro cammino terreno. Guardiamo con maggior benevolenza ai loro limiti, riusciamo a intuire con maggior intelligenza le loro buone intenzioni, il bene che ci hanno voluto, l’amore con cui continuano ad amarci, raccogliamo con più costruttiva saggezza il loro insegnamento. Nella comunione dei santi trova compimento anche l’incompiuto: quello che si sarebbe voluto dire e che è rimasto taciuto, quelle manifestazioni d’affetto che sono state trattenute, le opere buone che sono state mortificate dall’approssimazione, dalla fretta, da modi di fare goffi e maldestri.

Nelle mie intenzioni questa celebrazione di suffragio per i preti defunti dovrebbe essere un appuntamento annuale in cui il presbiterio diocesano celebra e professa la comunione dei santi.
In questo anno drammatico i morti sono stati più numerosi e molti hanno percorso l’ultimo tratto di strada in una solitudine straziante. Vogliamo ricordarli questa sera per nome, preti, consacrati e consacrate, come per dire a ciascuno quella vicinanza che non siamo riusciti a esprimere, non per rimediare a un infondato senso di colpa, ma per celebrare la comunione dei santi, dove ogni vita trova ristoro, nella comunione eterna e beata con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

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