Le prime due domeniche dopo il lockdown: valutazione positiva della Diaconia che ripristina una messa in San Babila

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Le prime due domeniche dopo il lockdown: valutazione positiva della Diaconia che ripristina una messa in San Babila


Forse non è chiaro a tutti che significa “diaconia”. Il greco antico dice che la parola “diacono” definisce una persona che serve gli altri. Dal servitore al servizio ecco la diaconia. Ma oggi a che cosa si riferisce questo sostantivo? Fatto salvo il tema del servire, la Chiesa ha scelto l’espressione per definire così le persone che sono state destinate dal vescovo alla cura della comunità in modo continuativo. Con una parola più ordinaria potremmo dire che la diaconia è il gruppo responsabile delle scelte che la comunità cristiana adotta per essere viva e presente in un territorio.
Fatta questa premessa, possiamo fare un breve report sulle cose emerse nella riunione di diaconia del giorno 3 giugno.
Dapprima ci siamo chiesti come si sono svolte le prime due domeniche dopo il lockdown: tutti hanno parlato dell’apprensione iniziale insieme alla gioia del ritrovarsi. La messa è il momento generativo della comunità oltre che il sostegno dei singoli!
Le celebrazioni si sono svolte in modo tranquillo e qui va detto un enorme grazie ai parrocchiani che si sono offerti volontari per i vari compiti di accoglienza dei fedeli; un ringraziamento va in particolare ai membri dell’ Ordine di Malta: l’istituzione che ha sede nella nostra area parrocchiale ha raccolto l’invito a mettersi a disposizione.
Gli orari sperimentati per le celebrazioni sono sembrati adeguati un po’ a tutti gli intervenuti. Purtroppo e con rammarico, in un caso specifico la soppressione delle celebrazioni ha dovuto essere operata. San Babila è una chiesa poco capiente e anche poco elevata in altezza; le quattro celebrazioni domenicali erano state ridotte ad una sola, quella delle 9,30 ed anche in questo caso è stato impossibile accogliere tutti coloro che si sono presentati. La diaconia ha deciso di ripristinare in S. Babila la messa festiva serale delle 18,30. Per il momento non si pensa ad altri ritocchi di orario; infatti non ci sono ancora nuove indicazioni delle autorità sia civili che religiose.
Nuove domande tuttavia già interrogano la comunità pastorale tutta: che cosa ci ha insegnato il tempo del non potersi incontrare come d’abitudine? Come dovremo modificare l’approccio pastorale? Come si vive la fede attraverso i nuovi strumenti della comunicazione? Come ci nutre la cosiddetta preghiera online? E come pensare alla formazione cristiana dei nostri ragazzi? Abbiamo rimandato Prima Comunione e Cresima: quando si potrà davvero avere una celebrazione festosa e senza troppi distanziamenti? E la visita alle famiglie prima di Natale, se non si potrà fare, in che modo potrà essere ripensata?
Molte altre sono ancora le domande che interpellano la diaconia e non solo; non si dovrà pensare ad inventare iniziative nuove quanto, piuttosto, riflettere in modo coerente e prolungato su quanto stiamo vivendo in rapporto alla fede e alla realtà sociale. Mettiamo insieme quanto abbiamo elaborato nei tre mesi trascorsi; possiamo scriverlo almeno attraverso le mail come tanti hanno già fatto e chissà se qualcuno ha maturato il pensiero che è bello incontrarsi anche quando non lo si può fare in presenza.

La diaconia chiede a tutti di continuare il servizio dell’accoglienza alle chiese per la celebrazione delle Messe: scrivete la vostra disponibilità per giorni e ore.

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