Festa delle genti 2020. La diversità come grande manifestazione dello Spirito

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Festa delle genti 2020. La diversità come grande manifestazione dello Spirito


È Pentecoste: gli Atti degli Apostoli la descrivono come il momento in cui dallo Spirito Santo ha origine una nuova ed inaudita concezione che offre all’uomo la possibilità di trasformarsi a tutti i livelli: antropologico, culturale, interiore e spirituale. Nel nome di Gesù Risorto la storia si apre alla comunicazione della buona novella. La prima scoperta è che la diversità dei popoli presenti a Gerusalemme non è in conflitto o contraddizione con una comunione universale. E’ questo un evento che, contrapponendosi all’attualità storica di quel momento, afferma con forza gli originari e autentici valori del Cristianesimo: l’apertura e l’amore per l’altro senza distinzione di provenienza ed etnia.

Proprio l’unità nella diversità è la cifra attraverso la quale leggere la giornata diocesana “Festa delle Genti”.

Racconta l’attuale responsabile della pastorale dei migranti, don Alberto Vitali:

«Sono una trentina le comunità di migranti presenti sul territorio della Diocesi. I gruppi più numerosi sono quelli dei filippini, composto da ben nove comunità, e dei latino-americani. Poi ci sono le comunità cinese, coreana, srilankese, eritrea, egiziana, albanese, polacca. I rumeni hanno due comunità, di rito latino e di rito bizantino, così come gli ucraini, che contano un gruppo a Milano e uno a Varese. C’è poi il gruppo dei francofoni, cioè la comunità francese e quella africana di lingua francese, e la comunità anglofona, che comprende inglesi, statunitensi e una delle nove comunità filippine».

La pandemia e le conseguenti limitazioni all’aggregarsi impedisce quest’anno quella che di solito è una celebrazione affollata, variopinta, accompagnata da momenti di canto corale e di danze delle varie tradizioni locali.

La messa nella basilica di Santo Stefano, alle ore 11, sarà presieduta dall’Arcivescovo mons. Delpini e concelebrata dai cappellani delle comunità dei migranti. La presenza di mons. Delpini conferma la sua grande attenzione al tema dei migranti; aveva infatti iniziato il suo ministero episcopale in diocesi indicendo il Sinodo Minore intitolato “Chiesa dalle Genti”.

A distanza di tanti anni, ricordiamo che la prima “Festa delle Genti”  fu celebrata nel 1984 nella chiesa di San Pietro in Gessate, importante polo della nostra Comunità Santi Profeti.

L’iniziativa infatti prese inizio negli anni ottanta quando il card. Martini, di fronte all’emergere del fatto migratorio, istituì un servizio pastorale per i migranti ed invitò don Augusto Casolo ad assumerne la responsabilità.

Nello stesso periodo la nostra chiesa di San Pietro Celestino fu messa a disposizione della comunità Copta Ortodossa egiziana; non dimentichiamo inoltre che, presso l’Istituto Colonna di via Conservatorio, le religiose ospitavano ogni domenica pomeriggio gruppi di donne straniere (eritree, indiane, capoverdiane, salvadoregne, ecc.) che non avevano luogo dove poter stare insieme nelle ore libere dal lavoro di colf.

Nel contesto del profondo legame con l’oriente della città ambrosiana, la vocazione interetnica della nostra area pastorale, risalente all’apertura, fisica e culturale dell’antica porta Orientale, è stata anche confermata negli anni successivi: sono stati nostri ospiti i cappellani della comunità cingalese ed è stata offerta alla comunità libanese maronita la chiesa di via Durini, S. Maria della Sanità.

Il Cappellano di quest’ultima comunità è don Assaad che collabora attivamente con la nostra Comunità pastorale e che oggi sarà presente alla concelebrazione della Festa delle Genti in Santo Stefano; don Assaad a tale proposito prega di prender nota che solo domani 31 maggio la S. Messa in rito maronita verrà celebrata alle ore 18 anziché alle 11.

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