Toccatemi!

Exemple

Toccatemi!


La Parola che, oggi, la Liturgia ci regala
non consente spiragli di spiegazione razionale della risurrezione…
Gesù risorto non è uno spirito o un fantasma:
il risorto deve essere riconosciuto
nella pienezza della sua persona e della sua presenza…

Gesù corregge i sentimenti di stupore e di spavento,
ma anche quelli di gioia evasiva e stupefatta…
La presenza di Gesù è una presenza corporea, tangibile,
con una evidente e stupefacente fisicità,
presenza risorta che non è indenne dalla memoria della sua offerta sulla croce,
della quale restano i segni sulle mani e sui piedi…

Richiamando la vicenda di Tommaso, l’amico faticosamente credente,
Gesù invita a guardare e a toccare mani e piedi,
non come pretesa di avere una prova,
ma come partecipazione alla sua vita risorta:
l’evangelista Giovanni lo ricorderà con commozione
affermando che le nostre mani hanno toccato il Verbo della vita…

Tuttavia è proprio contemporaneamente al farsi fisicamente toccare,
che il Signore si congeda dai suoi amici,
quasi a dire: toccatemi, entrate in un rapporto concreto con me,
toccatemi, perché io vi devo lasciare senza di me!

Come un credente, che tocca e mangia il pane eucaristico, il segno del risorto,
per, poi, non vederlo più, ma avendo comunicato al suo sacrificio d’amore…
Senza più il corpo di Gesù, e, soli con la Chiesa, proseguire il cammino,
dietro a Gesù e con Gesù, sino alla fine,
cioè alla pienezza, la pienezza della nostra pace da donare al mondo…
Pienezza di gioia, come la quasi inspiegabile grande gioia dei discepoli:
non hanno Gesù con loro, ma tornano a Gerusalemme benedicendo Dio…

Anche le nostre preghiere sono state, per tanti giorni,
senza il Corpo di Gesù, che pure avevamo toccato a mangiato in abbondanza…
Abbiamo, forse, rischiato di perdere la gioia,
scordando che, quando lui ci lascia, rimane il suo ultimo gesto: la benedizione!
Una benedizione che è il segno forte della sua presenza
e che consegna a noi tutti la responsabilità della sua stessa presenza,
perché è la vita di ogni cristiano a rendere, qui e adesso, quella presenza di Dio
che l’umanità può scoprire nella nostra umanità redenta…

don Enrico

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