Il commento del parroco alla lettura degli Atti di oggi: Antiochia e la Siria, splendida casa del cristianesimo nascente

Exemple

Il commento del parroco alla lettura degli Atti di oggi: Antiochia e la Siria, splendida casa del cristianesimo nascente


Condividiamo la riflessione del parroco sulla lettura odierna degli Atti che ci ricorda lo splendore di un paese distrutto da una guerra crudele e dimenticata.

Una  terra che ci sta dolorosamente a cuore e la cui memoria, nel sangue della storia contemporanea, ribadisce la cultura di quella grande civiltà.
Il sacrificio di un intero popolo non rimanga cronaca distante, è presente, ogni giorno, anche negli occhi di quei bambini, feriti e soli ma con la luce del coraggio di fare futuro.

 


4° settimana di Pasqua – Sabato

* Il testo è tratto dalla mail di quotidiana che il nostro parroco, don Enrico Magnani, dal momento della sospensione delle celebrazioni, invia alla nostra Comunità.

“Oggi viviamo il Sabato nella preghiera e nell’attesa, guidati, come sempre dal testo del Vangelo (commentato nella preghiera del giorno>) ed anche dalla lettura degli Atti degli Apostoli dove, nel testo di oggi (cap. 11), entra in scena quasi all’improvviso, la Comunità paleocristiana di Antiochia, dove il cristianesimo era arrivato quasi subito dopo Pentecoste (30 d.C.); infatti, già un proselito di Antiochia, Nicola, nel 33 d.C. viene eletto nel gruppo dei primi sette diaconi.
Antiochia, in Siria sulle rive del fiume Oronte, era la terza città per grandezza dell’impero romano, era. Vi risiedeva una numerosa comunità di Ebrei: ed è a loro che, inizialmente viene proclamato il Vangelo di Gesù.
I Giudei ad Antiochia avevano un diritto di politeia, ossia uno statuto proprio politico. Era una comunità più aperta di quella di Gerusalemme; nella Sinagoga di Antiochia si leggeva la Bibbia in greco e le liturgie ebraiche attiravano molti greci e diversi erano diventati proseliti.
Spontaneamente, o perlomeno senza che vi fossero una riflessione e una decisione ufficiale, alcuni antiocheni provenienti da Cipro e da Cirene, si erano messi ad annunciare anche ai Greci che Gesù è il Signore; a questi proseliti, affascinati dall’Evangelo, chiedevano di ricevere il Battesimo senza passare attraverso la circoncisione: per questi predicatori il testo degli Atti dice che tutto era guidato e sostenuto dalla “mano del Signore”. Un qualcosa che sembrava occasionale da parte degli uomini, fa invece evidenziare in essa la presenza di Dio!
La Comunità antiochena divenne così caratteristica che i suoi membri ricevettero, forse dal popolo o forse dall’autorità, una designazione passata alla storia: “Ad Antiochia, per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani” (At 11,26).
Ben presto da Gerusalemme si decide di inviare una specie di sorvegliante (in greco diremmo episcopo), la scelta cade su Barnaba, “uomo virtuoso e pieno di Spirito Santo e di fede”. Una di quelle persone che sono in grado di dare in ogni modo direzione positiva ad ogni pensiero e ad ogni intenzione! Barnaba “vide la grazia di Dio” e assunse, quasi spontaneamente, un ruolo di guida, e, rallegrandosi per quello che vede, “esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore”.
Una fedeltà al Signore che consente di cogliere e di accogliere i grandi cambiamenti che lo Spirito Santo impone alla storia.
Torna alla mente la vicenda dell’ultimo Concilio Ecumenico (il Vaticano II), dove le posizioni reazionarie si presentavano come le più “fedeli”, ma, in realtà, erano fedeli al Signore Gesù, e al suo Evangelo, proprio coloro che erano docili all’azione impetuosa dello Spirito!
Forse anche oggi, senza lasciarci vincere dalle impressioni più superficiali, più viscerali e più diffuse, si potrebbe verificare quello che accadde allora e domandarsi: chi, dei tanti che parlano e sdottorano sulla verità del Vangelo, è fedele davvero allo Spirito del Signore?
In questo clima antiocheno di docilità allo Spirito e di fervore evangelizzante, fanno la loro comparsa “alcuni profeti”.
Con stupore, forse, scopriamo che la profezia non è un fatto relativo solo al Primo Testamento: anche nel Nuovo Testamento si parla di Profeti!
Questi profeti, come appare anche dalle Lettere di Paolo, avevano il compito di rivolgere alla Comunità discorsi di consolazione nelle prove e di esortazione, per far comprendere che, nelle vicende presenti di una Comunità, si realizza il progetto misterioso di Dio. I profeti avevano anche il compito di aiutare la Comunità ad avere una lettura “teologale” della storia e, come nel caso del testo di oggi, annunciare delle profezie che illuminassero sul senso degli eventi che si stavano vivendo.
Il profeta Agabo, di cui oggi si parla, ricorda come in ogni abbondanza sia necessario avere anche presente i momenti di carestia e la necessaria carità che le Comunità cristiane devono avere le une verso le altre.
La Comunità di Antiochia può oggi insegnare molte cose a noi tutti.
Antiochia ci dice che una Comunità, radicata in un territorio, deve avere una grande capacità di accoglienza; solo così potrà crescere nelle consapevolezza dell’Evangelo anche dentro situazioni negative, sentendosi sempre messa in discussione e sfidata a continuare.
Una Comunità deve essere, come Antiochia, capace di guardare oltre i propri confini, senza cessare di radicarsi continuamente nel Signore; così potrà crescere nella capacità di discernimento, interrogandosi continuamente su cosa è essenziale e cosa non lo è.
Una comunità che sa vivere la perseveranza nelle fede e nella gioia; una comunità che, attraverso incontri positivi, evita di richiudersi in se stessa, ma si apre continuamente al mondo che la interpella.


Concludiamo con una piccola curiosità: la Chiesa di Antiochia, a causa di persecuzioni nazionalistiche e degli scismi, che hanno dilaniato le Chiese antiche, sopravvive ancora oggi, ma sono cinque i Patriarchi che portano il titolo di Vescovo di Antiochia.
Uno di essi è il cardinale Béchara Boutros Raï che guidando la Chiesa cattolica Maronita, porta il titolo di Patriarca di Antiochia dei Maroniti e risiede a Bkerké (Libano). Come ben tutti sappiamo il Patriarca è stato più volte tra noi, poiché nella nostra chiesa di Santa Maria della Sanità si raduna la Comunità Libanese Maronita di Milano che celebra la liturgia secondo l’antico rito siro-antiocheno maronita, in lingua araba e in lingua aramaica.
Magari, terminata l’emergenza che non ci consente di incontrarci, chiederemo, in una visita a Milano del Patriarca Béchara Boutros Raï, di avere una conversazione con lui per comprendere meglio l’eredità della antica Chiesa di Antiochia che sopravvive anche nella Chiesa Cattolica Maronita”.

error: Content is protected !!