Ottava di Pasqua con s. Ambrogio – Mercoledì

Exemple

Ottava di Pasqua con s. Ambrogio – Mercoledì


L’episodio evangelico, narrato dal solo Luca, dei “discepoli di Emmaus”, è il testo che leggiamo nella Liturgia di oggi.

Visivamente è opportuno illustrarlo con due Icone.

Prima Icona è quella del cammino lungo la strada che diventa icona di un atteggiamento di ascolto e di dialogo fondamentale per l’incontro con il Risorto.

È lungo la strada che i due (Cleofa e l’altro anonimo) vivono l’esperienza dell’incontro e della rivelazione del Risorto, una rivelazione che interrompe il loro dialogo doloroso che rende il volto triste e gli occhi ciechi.

La parola di Gesù li conduce all’ascolto delle Scritture e alla rivelazione Eucaristica del Signore.

Seconda Icona è quella della cena condivisa (Rimani con noi…) che diventa Eucaristia, celebrata e vissuta con l’ancora sconosciuto Gesù; il suo mistero Pasquale apre gli occhi’ l riconoscimento della sua presenza.

Se la sua figura scompare, restano sul tavolo il pane e il vino, segno della presenza e del riconoscimento.

Per i due discepoli la Croce non è più segno di scandalo, ma di vittoria: i due delusi ritornano a Gerusalemme per annunciare. “abbiamo visto il Signore!”

L’icona di Emmaus può diventare icona della Chiesa che ascolta la Parola, scruta le Scritture e incontra il Signore. La celebrazione Eucaristica della Pasqua di Gesù le apre gli occhi sulla storia e sul suo senso, le infonde certezza sull’opera di Gesù.

 


Procedendo nel cammino della mistagogia battesimale, ci lasciamo, ancora una volta, guidare da sant’Ambrogio:

 

LA MISTAGOGIA DEL 3° GIORNO: LA CRISMAZIONE

Ieri abbiamo parlato del fonte, la cui apparenza è come la forma del sepolcro. Perché nel battesimo, vi è la similitudine della morte, vi è indubbiamente, mentre ti immergi e risorgi, anche la similitudine della risurrezione.

Segue il sigillo spirituale, poiché, dopo il fonte, rimane da portare a compimento quanto già è avvenuto all’invocazione del sacerdote lo Spirito Santo viene infuso, Spirito di sapienza e di intelletto, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di conoscenza e di pietà, Spirito del santo timore, che sono le sette virtù dello Spirito.

Dapprima siete stati crismati sulla fronte, per essere liberati dalla vergogna che il primo uomo trasgressore portava con sé dovunque, e inoltre perché poteste riflettere a viso scoperto, come attraverso uno specchio, la gloria del Signore.

Quindi sulle orecchie, per ricevere orecchi capaci di intendere i divini misteri.

Poi sulle narici. Quindi sul petto, perché rivestiti della corazza di giustizia resistiate alle insidie del diavolo [Efesini 6,14.11], Infatti, come il Salvatore dopo il battesimo e la venuta dello Spirito santo, uscì a combattere contro l’avversario, così anche voi, dopo il sacro battesimo e il mistico crisma, rivestiti della corazza dello Spirito santo, resistete alla potenza avversa e combattetela dicendo: Posso tutto in Cristo che mi dà forza [Filippesi 4,13].

Giudicati degni di questo santo crisma, siete stati chiamati «cristiani».

Custodite questo dono dello Spirito senza macchia. Egli vi insegnerà ogni cosa, se rimarrà in voi. Perciò, crismati di questo santo olio, custoditelo in voi senza macchia e irreprensibile, progredendo nelle opere buone e cercando di piacere all’autore della nostra salvezza, Cristo Gesù, al quale è la gloria nei secoli dei secoli. Amen!

Poi sei venuto all’altare, hai cominciato a vedere ciò che prima non vedevi; e cioè: attraverso il fonte del Signore e la proclamazione della passione del Signore, in quell’istante si sono aperti i tuoi occhi. Tu che prima figuravi con il cuore accecato, hai cominciato a vedere la luce dei sacramenti.

Siamo dunque venuti, fratelli carissimi, fino all’altare, a un trattato più ricco. Per questo motivo, e poiché è tardi, non possiamo iniziare la spiegazione completa, dal momento che il trattato è più lungo. Basti ciò che è stato detto oggi.

Domani, se al Signore piacerà, tratteremo dei sacramenti stessi.


 

Anche se la gioia della Pasqua di questo 2020 è stata vissuta nella sofferenza della mancanza di celebrazione comunitaria, la luce della Resurrezione ha illuminato, come gli occhi degli antichi cristiani, il buio della nostra vita.

 

Tuttavia, nel celebrare la gioia pasquale, siamo stati raggiunti, in questi giorni, dalla tragica notizia della morte di uomini e donne che, disperatamente, cercavano di raggiungere le nostre terre per sfuggire alle guerre e alle violenze dei loro paesi di origine.

Poiché in questi giorni sono ripresi i bombardamenti su Tripoli, in Libia, sono anche ripresi i tentativi di fuga di centinaia di persone da un territorio in cui la pandemia ha portato anche al razionamento dell’acqua.

Giovedì scorso, Giovedì Santo, Luca Casarini, capomissione della Mediterranea Saving Humans, la piattaforma per il salvataggio di migranti nel Mediterraneo, ha deciso di scrivere al Papa, rilevando come l’emergenza coronavirus impone all’Italia la chiusura dei porti negando gli sbarchi per motivi di sicurezza e prevenzione, ma non ferma guerra e violenze.

Nella lettera si fa riferimento alla Libia dove centinaia di persone che tentano la fuga e vengono riportate indietro, o a quanti vivono l’estremo disagio e la povertà nei sovraffollati campi profughi a Lesbo in Grecia. Luca Casarini parla appellandosi a quel “nessuno si salva da solo”, che il Papa stesso ha ripetuto tante volte in questo tempo di Quaresima e di pandemia.

Il capomissione ha voluto ringraziare papa Francesco per la scelta, nel dicembre scorso, di apporre, all’ingresso del Palazzo Apostolico dal Cortile del Belvedere, una croce realizzata con acqua di mare, con un giubbotto salvagente come simbolo dei tanti morti senza nome, annegati nel Mediterraneo, giubbotto donatogli proprio dalla Mediterranea Saving. Il giubbotto e la croce, aveva spiegato in quell’occasione Francesco, ci ricordano che dobbiamo tenere aperti gli occhi e il cuore. Non dobbiamo restare indifferenti davanti a morti causate dall’ingiustizia.

E papa Francesco ha risposto, nel giorno di Pasqua, con una lettera scritta di suo pugno in cui c’è il grazie e la comprensione per quanto sta accadendo. La potete leggere nel documento allegato.

 

Un fraterno saluto, in comunione di preghiera.

 

d. Enrico e i Sacerdoti della Comunità

          con Roberta e fr. Michele

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