Ottava di Pasqua con s. Ambrogio. Martedì

Exemple

Ottava di Pasqua con s. Ambrogio. Martedì


In riferimento al brano evangelico odierno, ecco una delle rappresentazioni più antiche della Risurrezione. È quella delle donne (due o tre a seconda della versione evangelica) che, all’alba del primo giorno dopo il sabato (la nostra domenica), si recano alla tomba di Gesù per ungere il suo corpo con la mirra profumata (perciò sono chiamate anche mirrofore, cioè portatrici di mirra), conservata in piccoli vasetti. Esse però non trovano il corpo di Gesù, ma il sepolcro aperto e vuoto.
Sopra vi è un angelo che annuncia loro la straordinaria notizia della risurrezione di Gesù. Poco dopo (è l’episodio odierno), le donne incontrano Gesù Risorto che conferma l’annuncio dell’angelo.

Ripercorriamo il cammino della Veglia pasquale attraverso le spiegazioni (mistagogie) che sant’Ambrogio rivolgeva ai neobattezzati della notte di Pasqua.

 

LA MISTAGOGIA DEL 2° GIORNO: ANCORA IL BATTESIMO

Vi sono utili queste mistagogie quotidiane, perciò è necessario che vi proponga il seguito della mistagogia di ieri, affin­ché apprendiate di quali realtà erano figure sacramentali ciò che è stato compiuto su di voi all’interno della casa.
Appena entrati, avete deposto la tunica: questa era un’immagine per significa­re che vi spogliavate dell’uomo vecchio e delle sue opere, imitando anche in questo il Cristo nudo sulla cro­ce, il quale per mezzo di questa nudità spogliò le Potenze, e le trascinò, vinte, nel suo corteo trionfale.
Poi, una volta spogliati, siete stati unti con l’olio benedetto dalla sommità dei capelli fino alle estremità inferiori: così entraste in comunione con il buon ulivo che è Gesù Cristo.
Dopo di ciò siete stati condotti per mano alla santa piscina del divino batte­simo, come il Cristo che dalla croce fu portato al sepolcro che sta di fronte. Quindi ognuno è stato interrogato se credeva nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. E avete professato la salutare professione, e siete stati immersi tre volte nell’acqua e di nuovo siete emersi, evocando così, attraverso il simbolo sa­cramentale la sepoltura di tre giorni di Cristo. Infatti, come il no­stro Salvatore passò tre giorni e tre notti nel cuore della terra, così anche voi…
Sei stato interrogato: «Credi in Dio Padre onnipotente?».
Hai detto: «Cre­do!», e ti sei immerso, cioè sei stato sepolto.
Di nuovo sei stato interrogato: «Credi nel Signore Gesù e nella sua croce?».
Hai detto: «Credo!», e ti sei immerso. Perciò sei stato consepolto con Cristo. Ma chi viene consepolto con Cristo, con Cristo risorge.
Per la terza volta sei stato interrogato: «Credi anche nello Spirito Santo?».
Hai detto: «Credo!», e per la terza volta ti sei immerso, affinché la triplice confessione sciogliesse le molteplici cadute della vita precedente…
Quando ti immergi, as­sumi la similitudine della morte e della sepol­tura, ricevi il sacramento di quella croce, poiché in croce pendette Cristo e con i chiodi fu fissato il suo corpo. Tu vieni dunque crocifisso, aderisci a Cristo, aderisci con i chiodi del Si­gnor nostro Gesù Cristo, perché il diavolo di là non ti possa distaccare.

 


Ieri, nel Pontificale di Pasqua, il nostro vescovo Mario, ha celebrato nel Duomo quasi deserto, presenti alcuni rappresentanti delle Forze dell’Ordine, l’Arma dei Carabinieri e la Polizia di Stato. Nella sua omelia, il Vescovo si è rivolto ai ragazzi, ai loro fratelli maggiori (adolescenti e giovani), agli adulti (genitori e zii) e poi ai nonni e ai bisnonni.
Ha parlato del paese delle tenebre, dove si aspettava che dopo il tramonto sorgesse il sole, come succedeva sempre fin dall’inizio del mondo. E, invece, il sole non è sorto. Così il paese è diventato il paese delle tenebre, la terra dell’oblio, dove non si distinguono i colori e dominano il grigio e il nero.
Eppure, in questo mondo desolato, qualcosa rimane: l’attesa.
Maria di Magdala vede il Crocifisso risorto: “Maestro”, lo chiama. Dentro s’è accesa la luce di Pasqua. Da qui la speranza e l’impegno di riuscire a comportarsi come figli della luce dalla quale vengono parole nuove: Dio si chiama Padre, il tempo si chiama occasione, la vita si chiama vocazione. Dentro s’è accesa la luce e uno sguardo nuovo visita il mondo: la persona che incontro si rivela sorella, fratello e si può scrivere una storia nuova: sembra che non sia cambiato nulla, invece il paese delle tenebre è diventato rivelazione. La terra è piena della gloria di Dio-

Con l’augurio che il meditare lungamente, come ci insegna la liturgia, la festa della Pasqua, nello svolgersi di questa Ottava, ci aiuti a lasciar andare lontano ogni paura e scacciare il timore perché il Signore è risorto. E nell’attesa che, con lui, risorgiamo anche noi, sua comunità di fratelli e sorelle.

d. Enrico e i Sacerdoti della Comunità
con Roberta e fr. Michele

error: Content is protected !!