L’infanzia di Gesù

Exemple

L’infanzia di Gesù


Quante volte ci siamo chiesti come saranno stati gli anni di Gesù bambino, il suo crescere, la sua adolescenza. I vangeli di Marco e Giovanni partano addirittura dalla scena del Battesimo al Giordano con un Gesù ormai adulto e pronto per la missione; invece Matteo e Luca, pur con toni diversi, danno qualche sprazzo di luce su alcuni momenti della vita di quel bimbo speciale. Ma è comunque poco: annuncio della nascita, Betlemme, i Magi, Erode e la persecuzione, i due anziani Simeone ed Anna; infine la “scappatella” al tempio fra i dotti, seguita dal commento “Cresceva in sapienza, età e grazia..”.
La preoccupazione dei due evangelisti con, questi racconti, è quella di mostrare la speciale identità di Gesù e il suo specialissimo rapporto col Padre, non Giuseppe ovviamente, ma Iddio.
Resta un grande vuoto sui tanti giorni del bambino che diventa giovane e adulto. L’incantata immagine del grande Maurice Denis esprime con meravigliosa poesia il nostro bisogno di immaginare quei giorni.

Nel lontano passato tuttavia la curiosità sugli anni nascosti di Nazareth trova risposta nella vasta produzione dei cosiddetti Vangeli Apocrifi. Rifiutati dal canone biblico, cioè non ritenuti attendibili, sono tuttavia una testimonianza bellissima della volontà di immergersi con amore nella biografia del piccolo Gesù. I testi maggiormente noti sono: il Protovangelo di Giacomo, il Vangelo dello Pseudo-Tommaso, il Vangelo dello Pseudo-Matteo, il Vangelo arabo dell’infanzia di Gesù, il Vangelo dell’infanzia arabo siriaco, il Vangelo dell’infanzia armeno, il Libro sulla natività di Maria, la Storia di Giuseppe il falegname.

Possiamo scegliere a titolo esemplificativo e quasi a stimolare la voglia di saperne di più, un brano di un testo suggestivo “Il Vangelo dell’infanzia armeno”; alcuni suoi manoscritti in lingua armena sono conservati nella biblioteca dei monaci Mechitaristi dell’isola di San Lazzaro a Venezia.

Ecco alcune pagine:

[XV, 4] Partiti di là [si tratta di Maria, Gesù e Giuseppe], giunsero presso i confini dell’Egitto, a una città che si chiama Cairo […] Gesù raggiunse due anni e quattro mesi.
[XV, 5] Gesù usciva fuori, si univa ai ragazzi e ai bambini più piccoli, per giocare con loro e partecipare ai loro discorsi. Egli li portò una volta nei punti più elevati, dove dagli abbaini e dalle finestre passavano i raggi del sole, e disse: «Chi di voi sarebbe capace di gettare le braccia attorno al raggio di luce e di scivolare di qui a basso senza farsi male?». «Nessuno di noi potrebbe farlo!» risposero essi. «Guardate tutti, allora,», disse Gesù, «e state attenti!». È Gesù, stringendo tra le braccia i raggi di sole formati di minuscolo pulviscolo, si lasciò scivolare fino al basso senza farsi male.
[XV, 13] All’inizio del nuovo anno -Gesù aveva allora tre anni e quattro mesi- ci fu un giorno una festa di Apollo.
[XV, 15] Gesù si trovava nel tempio di Apollo e stava esaminando attentamente quella statua intarsiata d’oro e d’argento, sotto la quale era scritto “questo è Apollo, il Dio creatore del cielo della terra, colui che dava vita a tutto il genere umano”. Gesù fremette nel suo animo, uscì prontamente dal tempio e elevati gli occhi al cielo disse: «Padre, glorifica il tuo figlio, affinché tuo figlio glorifichi te!». Ed ecco che una voce scese dal cielo e disse: «Io lo l’ho glorificato e lo glorificherò di nuovo ».
[XVI, 5] Gesù aveva allora quattro anni. Giunto a questa età, il piccolo Gesù non restava più chiuso in casa, ma usciva con gli altri bambini e partecipava alle loro conversazioni. Ed essi gli correvano volentieri incontro e si prestavano a tutti i suoi desideri. Per la sua affabilità, egli condusse tutti ad essere d’accordo con lui, e grazie al fascino della sua parola divenne la guida e il capo di tutti i bambini.
[XVII, 1] […] Gesù aveva allora cinque anni e tre mesi […].
[XVII, 2] Gesù andava in giro dappertutto, nella città, e arrivato in un punto dove erano riuniti dei bambini, si sedette ad una fontana sul bordo dell’acqua e prendendo della polvere la gettava nell’acqua. I bambini vennero per bere e videro l’acqua cambiata in sangue e, tormentati dalla sete, si misero a piangere. Egli allora prese la brocca, la immerse nella fontana, attinse acqua e la porse loro. Poi, subito dopo, prendendo di nuovo acqua dalla fontana, la spruzzò su di loro e tutti i loro vestiti furono come tinti di sangue. I piccoli innocenti si misero a piangere davanti a lui. Gesù chiamò i bambini, con voce amorevole, passò la mano su di loro e disse: «Non piangete! Ecco, non ci sono più macchie sui vostri abiti!».
[XVII, 4] E come Gesù stese la mano sull’acqua, vi comparve una grande quantità di pesci. Egli ordinò ai bambini di prenderne, ed essi presero numerosi pesci. Poi raccolsero dei rami e quei rami si accesero senza fuoco. Essi arrostirono i pesci, li mangiarono e furono sazi. Presero ancora numerosi pesci e tutti se tornarono gioiosi a casa e raccontarono i prodigi che aveva compiuti Gesù.
[XVIII, 1] Gesù aveva sei anni […]. «State attenti qui tutti, allora. Guardate!» disse Gesù. E prese in mano dell’argilla e fece un passero, soffio, è quello volò via.
[XVIII, 5] Un giorno Giuseppe e Maria tennero consiglio a proposito di Gesù dicendo: «Che faremo noi di lui, dato che a causa sua dobbiamo sopportare tanti fastidi?». Giuseppe disse: «Tu che lo domandi a me cosa pensi di fare di lui?». «Vedi che è diventato grande; va continuamente in giro, dovunque gli pare, e non rimane mai in casa. Se questa è anche la tua volontà, gli faremo esercitare la professione di scriba, perché sia messo alle dipendenze di un maestro che lo eserciti in tutte le specie di studi e nella conoscenza delle leggi divine, e così noi vivremo calmi in pace.
[XVIII, 6] Rispose Giuseppe: «Tu hai ragione. Sia fatta la tua volontà». Disse Maria: «Ma se non gli rimane più nulla da imparare, perché è già tanto bravo e capace di comprendere tutto, non si sottometterà al maestro».

Che dire? Ecco un paragrafo fatto da uno studente di teologia alla Facoltà di Lugano, Fabrizio Demelas, anno scolastico 2005-2006, sotto la guida del biblista prof. Mario Orsatti:

“La prima osservazione è molto immediata e non riguarda il contenuto del Vangelo dell’infanzia armeno quanto piuttosto ciò che non è contenuto: questo testo, come gli altri vangeli dell’infanzia apocrifi, non raccontano nulla su Gesù adulto, sul suo ministero, sulla sua morte e la sua resurrezione. Evidentemente ci troviamo in tutt’altra situazione: non si tratta di diffondere il primo annuncio né di sostenere la catechesi nelle prime comunità. Il dato essenziale del kerygma era ormai ampiamente condiviso e non occorrevano integrazioni o sottolineature aggiuntive. Tuttavia, il lettore si accorge subito che i fatti non narrati sono lì, presenti come in filigrana, o come un poderoso iceberg sommerso di cui si intravede a tratti solo la cima: la presenza di ciò che non è raccontato è evidente, a tratti forse addirittura ingombrante e, ai nostri occhi, rimane come un continuo termine di paragone. È dunque probabile che ci troviamo di fronte a opere che rispondevano a una esigenza precisa: la scelta di raccontare l’infanzia di Gesù e i fatti immediatamente”. precedenti aveva le sue ragioni. Forse occorreva una serie di specificazioni, una sorta di chiave di lettura utile a mettere in una luce particolare proprio gli eventi non narrati: quale soluzione poteva essere migliore che riproporre il racconto degli antefatti?

error: Content is protected !!