Epifania continua…

Epifania continua…


Don Augusto Casolo


Epifanici sono quei momenti della vita di Gesù che “manifestano” la dimensione divina del rabbi nazareno. Fin dall’inizio, a Betlemme, sulla grotta che ospita il bambino, si ferma una stella che ha condotto in quel luogo uomini dal sapere profondo venuti da Oriente.
La composizione degli inni liturgici che si recitano nel giorno dell’Epifania nel rito ambrosiano si affrettano però a spiegarci che dobbiamo prendere in considerazione altri accadimenti dei primi passi del Gesù adulto, passi che “manifestano” come veramente egli sia l’Emanuele, Dio con noi o in noi o per noi. Quel bambino che riceve dai Magi omaggi regali pensati lontano dalla Palestina, lo ritroviamo nel cuore della sua terra al fiume che l’attraversa, il Giordano: è qui che la parola del cielo e il volo dello Spirito Santo lo dichiarano personificazione dell’amore di Dio. È proprio questo l’episodio che induce il mondo ortodosso a definirlo non tanto semplice epifania, cioè azione che viene dall’alto, bensì Teofania: evidenza di Dio.
In comune con l’episodio di Betlemme e della stella è questa congiunzione fra cielo e terra e nella figura di Gesù si ripete l’umiltà e la povertà; sottomissione al Battista al battesimo nel fiume e assenza di componenti da alto rango.
Ma le epifanie della preghiera ambrosiana non si fermano qui. Vi sono altre due “manifestazioni”. Alle nozze di Cana si mostra un uomo che compie miracoli; il primo miracolo, l’acqua che diventa vino, dice che Gesù è presenza del Dio della gioia e sostegno dell’amore fra le persone come unica via alla vera vita.
Infine, ultima Epifania narrata dall’inno, un altro miracolo: il pane distribuito senza limite a partire da quei pochi pani che erano disponibili. Che cosa si rende “manifesto” cioè epifanico, in questo episodio? Significa che all’uomo non basta sapere che l’amore è la via (come alle nozze di Cana è detto); occorre che indefinitamente ci sia data la forza per viverlo, il pane della vita. Sarà così che Gesù dirà di sé: “io sono il pane vivo disceso dal cielo”; discorso che gli procurerà tanti abbandoni e tanta avversione.
Epifania, continui pure dunque e si realizzi nell’interiorizzazione di racconti che non sono solo cronaca vera, ma soprattutto segni che tracciano la via offerta al nostro andare spesso incerto.

INNO

Tu nella tersa infinità dei cieli
accendi le miriadi di stelle:
o Gesù, pace, vita, luce vera,
ascolta chi ti implora!

Oggi fulgente un astro ci rivela
il parto verginale
e guida i Magi a prostrarsi
all’umiltà del presepio.

Il rito mistico del tuo battesimo
oggi consacra il corso del Giordano,
che nell’antica storia tre volte
sospinse a ritroso i suoi flutti.

Oggi al banchetto nuziale di Cana
per sorprendente miracolo
il servo dall’idrie ricolme
attinge vino squisito e stupisce

che l’acqua s’invermigli,
donino ebbrezza le fonti,
l’onda muti natura
e di nuova virtù lieta s’adorni.

Con uguale stupore i cinquemila
di cinque soli pani si saziano:
sotto l’avido dente
sempre si accresce il cibo.

Di là di quanto le bocche divorano
il nutrimento arcano si moltiplica:
chi della fresca e nitida sorgente
più meraviglia il perenne prodigio?

Copioso il pane tra le dita scorre;
ed altri tozzi ancora,
che mano d’uomo non ebbe spezzato
nei canestri rampollano.

A te, Cristo, sia gloria,
o Luce delle genti,
con il Padre e lo Spirito
negli infiniti secoli. Amen.

[ dai Vespri del 6 Gennaio, Epifania del Signore, breviario ambrosiano]

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