Papa Francesco: abbiamo bisogno di una Chiesa libera che non pensa ai ritorni di immagine

Papa Francesco: abbiamo bisogno di una Chiesa libera che non pensa ai ritorni di immagine


La gioia del Vangelo scaturisce dall’incontro con Gesù. Partendo da queste parole, Papa Francesco ha sviluppato il discorso rivolto ai partecipanti all’incontro internazionale incentrato sul tema: La Chiesa in uscita. Ricezione e prospettive di Evangelii Gaudium.

Una Chiesa semplice e libera

Il Pontefice ha indicato, in particolare, una necessità: Abbiamo bisogno di una Chiesa libera e semplice, che non pensa ai ritorni di immagine, alle convenienze e alle entrate, ma ad essere in uscita.

Nostalgia di Dio ed evangelizzazione

Il Papa ha poi ricordato che l’evangelizzazione è animata da una leva radicata nel cuore di ogni uomo. L’esperienza di tante persone ai nostri giorni non è distante da quella di Maria Maddalena che, dopo aver incontrato Gesù risorto, ha evangelizzato gli apostoli: La nostalgia di Dio, di un amore infinito e vero, è radicata nel cuore di ogni uomo. Serve qualcuno che aiuti a ravvivarla. Servono angeli che, come fu per Maria Maddalena, portino buoni annunci: angeli in carne e ossa che si accostino per asciugare lacrime, per dire nel nome di Gesù: non avere paura!
Gli evangelizzatori sono come angeli custodi
Gli evangelizzatori possono ravvivare la nostalgia di Dio, aiutare ogni uomo a trovare in Gesù l’amore che non delude mai: Gli evangelizzatori sono come angeli, come angeli custodi, messaggeri di bene che non consegnano risposte pronte, ma condividono l’interrogativo della vita, lo stesso che Gesù rivolse a Maria chiamandola per nome: Chi cerchi?. Chi cerchi, non che cosa cerchi, perché le cose non bastano per vivere; per vivere occorre il Dio dell’amore.

Compagni di viaggio

Per vivere la gioia del Vangelo che scaturisce dall’incontro con Gesù si deve camminare insieme custodendo l’amore di Dio lungo le strade dell’evangelizzazione: E se con questo suo amore sapessimo guardare nel cuore delle persone che, a causa dell’indifferenza che respiriamo e del consumismo che ci appiattisce, spesso ci passano davanti come se nulla fosse, riusciremmo a vedere anzitutto il bisogno di questo Chi, la ricerca di un amore che dura per sempre, la domanda sul senso della vita, sul dolore, sul tradimento, sulla solitudine. Sono inquietudini di fronte alle quali non bastano ricette e precetti; occorre camminare, occorre camminare insieme, farsi compagni di viaggio.
Chi annuncia non cerca fughe dal mondo
Chi evangelizza, è sempre in cammino, in ricerca insieme agli altri. Per questo, non può lasciare indietro nessuno, non può permettersi di tenere a distanza chi arranca, non può chiudersi nel suo gruppetto di relazioni confortevoli: Chi annuncia non cerca fughe dal mondo, perché il suo Signore ha tanto amato il mondo da dare sé stesso, non per condannare ma per salvare il mondo. Chi annuncia fa proprio il desiderio di Dio, che spasima per chi è distante. Non conosce nemici, solo compagni di viaggio. Non si erge come maestro, sa che la ricerca di Dio è comune e va condivisa, che la vicinanza di Gesù non è mai negata a nessuno.

La grazia di Dio si manifesta nella debolezza

Francesco ha inoltre esortato a non lasciarsi trattenere dal timore di sbagliare e dalla paura di percorrere sentieri nuovi. Le nostre povertà non sono ostacoli, ma strumenti preziosi, perché la grazia di Dio ama manifestarsi nella debolezza. Abbiamo bisogno di confermarci in una certezza interiore, nella «convinzione che Dio può agire in ogni circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti». Abbiamo bisogno di credere davvero che Dio è amore e che dunque non va perduta nessuna opera svolta con amore, nessuna sincera preoccupazione per gli altri, nessun atto d’amore per Dio, nessuna generosa fatica, nessuna dolorosa pazienza. Abbiamo bisogno, per diffondere l’annuncio, di essere semplici e agili come nei Vangeli di Pasqua: come Maria, che non vede l’ora di dire ai discepoli: «Ho visto il Signore!» (Gv 20,18); come gli Apostoli, che corrono al sepolcro (cfr Gv 20,4); come Pietro, che si tuffa dalla barca verso Gesù (cfr Gv 21,8). Abbiamo bisogno di una Chiesa libera e semplice, che non pensa ai ritorni di immagine, alle convenienze e alle entrate, ma ad essere in uscita.
Qualcuno – ha aggiunto il Santo Padre a braccio – diceva che la vera Chiesa di Gesù per essere fedele sempre deve essere in disavanzo nel bilancio. È buono questo: il disavanzo.

Una storia d’amore con Dio

I primi cristiani, ha ricordato infine Francesco, non erano preoccupati di difendersi da un impero che li metteva a morte, ma di annunciare Gesù, anche a costo della vita: Allora non lasciamoci rattristare dalle cose che non vanno, dalle fatiche, dalle incomprensioni, dal chiacchiericcio, no: sono piccolezze di fronte “alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù nostro Signore” (cfr Fil 3,8). Non lasciamoci contagiare dal disfattismo secondo cui va tutto male: non è il pensiero di Dio. E i tristi non sono cristiani. Il cristiano soffre tante volte, ma non cade nella tristezza profonda dell’anima. La tristezza non è una virtù cristiana. Il dolore sì. Per non lasciarci rubare l’entusiasmo del Vangelo invochiamone ogni giorno l’Autore, lo Spirito Santo, lo Spirito della gioia che mantiene vivo l’ardore missionario, che fa della vita una storia d’amore con Dio, che ci invita ad attirare il mondo solo con l’amore, e a scoprire che la vita si possiede solo donandola.

(Amedeo Lomonaco)

error: Content is protected !!