Un popolo, un territorio, ma non uno stato libero: i Curdi

Un popolo, un territorio, ma non uno stato libero: i Curdi


L’insensata e cieca violenza della guerra di Siria è sotto gli occhi di tutti noi. Ora tocca ai Curdi; loro le vittime prescelte. Vedere quella povera gente in lunghe file abbandonare una terra già martoriata e irriconoscibile per la battaglia contro l’Isis, non può lasciarci indifferenti. Come cristiani, cioè come umani chiamati alla responsabilità dell’amore gratuito e senza confini, non possiamo restare distanti; prima di tutto cerchiamo di fare informazione, non però quella drogata, poi manifestiamo condivisione verso i più deboli e offriamo l’aiuto che ci è possibile.
Per capire l’oggi di quelle terre e di quelle genti bisogna fare un piccolo quadro storico:
1. L’antico popolo dell’altipiano settentrionale e nordorientale della Mesopotamia, i Curdi, dopo la conquista musulmana del VII secolo, rimane ad abitare le sue terre suddiviso in piccoli emirati semi-indipendenti con il Kurdistan diviso fra Impero ottomano e Iran.
2. La Grande Guerra porta alla caduta dell’Impero ottomano; nel 1920 a Parigi, presso il museo di Sèvres, la conferenza di pace che vede riunite Francia, Italia, Grecia, Giappone, Regno Unito e Impero ottomano, oltre alla creazione di diversi stati sotto la protezione delle varie potenze straniere viene concesso il Kurdistan ai Curdi (!). La Società delle Nazioni, antenata dell’ONU, avrebbe curato la definizione dei confini.
3. L’opposizione della Turchia al trattato di Parigi portò ad una nuova Conferenza stavolta a Losanna che nel 1923 decretò l’abolizione del precedente accordo con la consegna di gran parte del Kurdistan ai turchi e parte ancora alla monarchia araba dell’Iraq sotto controllo inglese. Ogni tentativo curdo di sottrarsi fu punito con bombardamenti di città e villaggi.
4. Dopo la seconda guerra mondiale vede la nascita di partiti che combattono, pur in modi differenti e talora confliggendo fra loro, per l’autonomia ma senza mai raggiungere l’obiettivo.
5. Ricordiamo da ultimo che la terra curda ha i giacimenti petroliferi più ricchi dell’area: questo illumina le ragioni di spartizioni e guerre.

Ciò che noi oggi non dobbiamo accettare è che la politica estera degli stati coinvolti (USA, Turchia, Siria, Russia) faccia trattative la cui unica mira è la supremazia nell’area e le stesse alleanze si creano e disfano a seconda del possibile maggior risultato a proprio favore e contro gli altri: in questo quadro il vero oggetto di interesse non è l’uomo, curdo o siriano o turco che sia, ma il possesso ed il controllo delle risorse. I fabbricanti di armi, italiani compresi, non possono che rallegrarsi della proliferazione dei conflitti.
Sono milioni ormai le persone in fuga, migliaia i morti..

In questo scenario, dolorosissimo, le voci delle vittime di questo sistema sono soffocate e relativizzate dalle potenze mondiali, come dice Papa Francesco: “tutte le ingiustizie oggi cercano la loro giustificazione nella ‘cultura della scarto (…) una malattia ‘pandemica’ del mondo contemporaneo”. (Messaggio di Papa Francesco all’VIII Forum Sociale Mondiale sulle Migrazioni: “Migrare, resistere, costruire e trasformare”)

Infine, ci si può domandare come mai una città come Milano continui la sua vita frenetica senza almeno fermarsi un momento a manifestare lo sdegno per l’ennesimo sfregio alla dignità dell’uomo. Non bisogna tacitare la coscienza pensando che nulla si possa fare. Parliamone allora. In casa, nelle strade, ovunque.
“Beati i perseguitati per la giustizia”


Affidiamo quindi alle preghiere di tutti la sorte del popolo curdo; le Chiese cristiane unanimemente condannano l’attacco turco e pregano per la pace in Siria.

Se volete inviarci un pensiero o una preghiera per esprimere, anche qui, la vicinanza a queste persone così duramente colpite, scriveteci a: info@santiprofeti.it.
Il vostro intervento, se approvato, verrà pubblicato nelle sezioni Pensieri prossimi o Preghiere dei fedeli. Grazie

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