Un uomo triste

Exemple

Un uomo triste


Non se ne era andato via,
come invece dicono i Vangeli di Matteo e di Marco…
Nel testo di Luca non era andato via, ed era rimasto con Gesù,
quell’uomo ricco che aveva posto una lecitissima domanda:
che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?
Gesù l’aveva invitato a vivere i comandamenti, quelli che l’uomo già conosceva…
Poi, in seguito all’incalzare della richiesta,
aveva proposto tre passi da compiere sulla via della perfezione:
vendi tutto quello che hai… distribuisci ai poveri… vieni! seguimi!
A questo punto, l’uomo non se ne va, non se la cava con un semplice rifiuto,
ma quella che piomba su di lui è una profonda tristezza…

Una tristezza che nasce dalla consapevolezza di avere davanti a sé un dono,
ma un dono troppo difficile accogliere…
L’uomo è triste perché non si sente capace di accogliere il dono di Dio!

Gesù sembra, in un certo modo, partecipare a questa tristezza…
Gesù vuol comprendere la vicenda dell’anonimo uomo ricco
e comprende l’oggettivo peso che la ricchezza arreca nella vita!
Proprio per questo ci dona il paragone con il cammello e con la cruna dell’ago,
quasi a rivelarci una fatica che non è solo di quell’uomo,
ma è l’oggettiva difficoltà di chi si sente ricco, per entrare nel regno di Dio…

È la reazione dei discepoli a rivelare un’altra, e più ampia, tristezza:
E chi può essere salvato?
I discepoli comprendono che il farsi discepoli del regno,
porta con sé, per tutti, un distacco dalle cose, da se stessi…

Che cosa dire allora della vicenda di quell’uomo triste?
Certo, si può e si deve pensare che il dono di Dio si pone in un clima di libertà,
e che egli abbia liberamente, anche se tristemente,
rinunciato al dono che Gesù gli faceva…

Tuttavia, dobbiamo dire che da questa “tristezza”
noi non ci possiamo mai sentire troppo lontani!

Tutti ne siamo in qualche modo partecipi della fatica del distacco,
eppure ogni giorno, con faticosa gioia, ci poniamo davanti alla Parola
e ci affidiamo in preghiera a Dio,
con il peso di una rinuncia mai totalmente compiuta,
ma anche con l’umile riconoscimento
di non essere mai, totalmente, strappati dal mistero del regno di Dio…

don Enrico

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