L’ultimo nemico vinto, sarà la morte (1 Cor 15,26)

Exemple

L’ultimo nemico vinto, sarà la morte (1 Cor 15,26)


Con l’episodio di Lazzaro, in Giovanni, Gesù termina la sua vita pubblica,
e inizia il preludio della sua passione, con un miracolo: ultimo segno della luce,
ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce (Gv 3,19)…

Ormai la tensione era al culmine: Se tu sei il Messia, dillo apertamente (Gv 10,24)
e, quasi risposta estremamente chiarificatrice, Gesù resuscita Lazzaro…

Siamo al villaggio di Marta, donna attiva e sollecita, e di Maria, più contemplativa:
Lazzaro, loro fratello – il meno conosciuto dai lettori – è l’amico di Gesù;
le lacrime versate alla sua tomba sottolineano fortemente questa amicizia…
All’annuncio della malattia, Gesù ritarda a raggiungere Lazzaro,
– l’obbedienza alla volontà del Padre è superiore sempre alle scelte del Figlio –
perché questa malattia, precisa Gesù, è per la gloria di Dio;
lui sa bene che la resurrezione di Lazzaro, non sarà solo un momento di gloria…

Quando Gesù arriva a Betania (Lazzaro è sepolto già da quattro giorni),
è il momento del rimprovero umano al Dio silenzioso e assente,
Marta se ne fa portavoce e rimprovera: Se tu fossi stato qua…
È il bisogno, umano, della presenza del Maestro e della sua potenza miracolosa…
Gesù tenta di consolarla: tuo fratello risorgerà,
ma Marta pone le parole nella tradizione ebraica della resurrezione finale
e, allora Gesù dichiara: Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me,
anche se muore, vivrà; anzi chi vive e crede in me non morirà mai…
Con la fede, siamo già entrati nel mistero della vita eterna,
e ora già viviamo di questa vita: la morte del cristiano non è più una vera morte!
E ci si porta dunque al luogo della sepoltura,
Gesù si manifesta allora come uno di noi, l’emozione lo vince e piange;
ma si rivela anche come Figlio di Dio nel suo abbandono senza misura al Padre:
la sua preghiera è talmente fiduciosa che già diventa azione di grazia…
Marta manifesta allora l’ultimo residuo di una fede acerba: Ormai puzza!
ma Gesù la riprende: Non ti ho detto che, se credi… vedrai…?
Il morto esce della tomba e Giovanni termina: Molti di loro credettero in lui…
Il racconto, quindi, non è altro che un richiamo della fede,
il verbo credere viene scritto ben otto volte…

Gesù compie il miracolo perché il mondo creda ed abbia la vita eterna fin d’ora…
Questa pagina di vangelo ci riporta su un cammino di vita
dove ciascuno deve allora chiedersi: Ma tu… credi?
A noi la risposta: per dire “io credo” e diventare autentici operatori di risurrezione
partendo dalle più concrete e piccole situazioni della vita quotidiana…

don Enrico

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