I ciechi che scoprono Dio

I ciechi che scoprono Dio


Un vero e proprio palcoscenico quello del vangelo di oggi,
un palcoscenico pieno di personaggi, di tensioni e ostilità,
dove giocano sapientemente squarci di luci e di ombre,
di parole di sofferenza e di esclusione, a fianco di tenerezze infinite;
un palcoscenico attraversato da un fiume di emozioni e di sentimenti…

E, su quel palcoscenico, noi vediamo rappresentato un dramma:
ma, lasciatemelo dire, il rischio è grande!
Grande è il rischio di ridurre tutto al dramma rappresentato e goduto:
ormai ci aspettiamo il dramma quotidiano,
più volte travisato e confuso con lo spettacolo,
evidenziato dalle parole, trasformato in una esibizione gloriosa,
spettacolarizzato spudoratamente, spesso mancante di rispetto per la persona…
Possono essere due bambini o due assassini,
una donna di spettacolo o una lite politica,
qualche turpiloquio esibito con la determinazione di sconcertare…
Ma, quando lo spettacolo finisce, noi ritorniamo alla nostra quotidianità,
senza che nulla sia mutato, senza una voce che sollevi e conforti,
senza una luce che dia vigore e luminosità nuova al nostro cammino…

Tuttavia, sul palcoscenico evangelico di oggi, si narra di un dramma diverso:
il dramma di un incontro e di una fede che nasce,
il dramma di chi crede ed è “buttato fuori”…
e, orgogliosamente – ma senza trionfalismi – difende il proprio credere…
Il cieco narra a tutti, quasi senza ancora saperlo,
che, se davvero incontriamo Gesù in profondità, nessuna cecità è inguaribile:
basta un incontro vero e sincero,
basta avere il coraggio di lasciarsi mettere sugli occhi un po’ di saliva,
basta che ci si lasci toccare in quelle profonde cecità che sono i nostri comodi…

C’è sempre, nella storia delle nostre tradizioni religiose,
chi crede di vedere, di sapere tutto:
tante persone che sono convinte di possedere la verità,
che presumono di capire tutto, e di conoscere tutto chiaramente e nitidamente,
che sanno persino chi è Dio, cosa pensa Dio, cosa vuole Dio…
Il cieco, col suo dramma, pieno di umiltà e di fierezza, di gioia e di ripudio,
ci insegna che è meglio aver il coraggio di scendere i gradini delle nostre altezze,
ci insegna che la ricerca della verità è sempre parziale e precaria,
ci insegna che chi crede ha bisogno di nutrirsi, quotidianamente, di umiltà
e che Dio è ancora altro, ben altro, e molto, molto al di là, del nostro pensare…

don Enrico