L’Arca

Exemple

L’Arca


Nei libri del Primo Testamento ricorre spesso il ricordo dell’arca:
era il luogo in cui il Signore realizzava la sua presenza,
presenza che accompagnava il cammino, indicava la via e il tempo…

Ed oggi la Parola ci dona la reminiscenza del suo trasporto in Sion
per fare farà della città di Gerusalemme, il luogo in cui Dio si manifesta…

L’arca era rimasta tre mesi ai confini della città,
perché Davide temeva questa presenza di divinità
a stretto contatto con la sua vita,
ma la casa di Obed-Edom, dove l’arca era rimasta,
era stata così colmata di benedizione a quell’uomo e alla sua famiglia,
che Davide – imparata la lezione – agisce in altro modo:
l’arca, portata dai Leviti, che si sono santificati,
entra nella città, e Davide stesso, messa da parte la sua maestà regale,
esprime la sua gioia danzando dinanzi ad essa…

Un trasporto, quindi, esaltante ed imponente:
la processione è accompagnata dal grido sacro,
un grido collettivo di entusiasmo religioso e di ricordo delle vittorie di Dio,
e poi il pasto comune, segno della unità nella fratellanza di Israele,
coinvolto nella sua totalità di uomini e donne…

La danza di Davide, con tutte le sue forze,
esprime gioia ed esultanza, ma, conoscendo le tradizioni dell’Oriente,
è anche atto di culto e di totale partecipazione alla preghiera…

Eppure c’è qualcuno – c’è sempre un qualcuno! –
che non gradisce questo danzare e lo giudica inopportuno e scostumato…
È Mical, figlia di Saul!
Mical rappresenta tutti gli assennati, tutti i seri,
tutti gli eternamente crucciati, tutti i disincantati…
Per lei, e per i suoi compagni, il culto è solo cosa rigorosa e rigida…
Lei sa solo farsi beffe di Davide che danza follemente davanti all’Arca di Dio…
Non trova il coraggio di lasciare la sua finestra, di scendere in mezzo alla festa,
per iniziare a volteggiare di felicità…

Mical e, con lei, tanti altri non sanno ascoltare l’invito costante della Parola,
Parola che invita a danzare di gioia nell’ascolto della voce del Signore…

Impariamo da Davide a lasciarci trasportare ogni giorno dalla melodia trinitaria
la grande danza – forse un po’ folle – dell’amore trinitario,
turbinante nel riso di Dio e nella sua silenziosa musica…

don Enrico

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