Pellegrinaggio a Roma per la canonizzazione di Paolo VI. Testimonianze dalla Comunità

Pellegrinaggio a Roma per la canonizzazione di Paolo VI. Testimonianze dalla Comunità


Comunità pastorale “Santi Profeti”. 14 ottobre 2018. Pellegrinaggio a Roma per la canonizzazione di Paolo VI.


A Roma con la Comunità per la canonizzazione di Paolo VI.

Ho tanto desiderato di poter partecipare al pellegrinaggio a Roma per la canonizzazione di Paolo VI: egli (Giovanni Battista Montini) è stato, infatti, l’Arcivescovo della Diocesi ambrosiana durante la mia adolescenza e, successivamente, il Papa, durante la mio giovinezza.
È vivo, nei miei ricordi, l’accorato appello da lui rivolto agli “uomini delle Brigate Rosse” per la salvezza di Aldo Moro (appello purtroppo rimasto inascoltato). Conoscevo il suo bellissimo “Testamento spirituale”, non invece il “Pensiero alla morte” il testo che ci è stato consegnato durante il pellegrinaggio. Lo mediterò spesso, perché offre spunti profondi di riflessione, particolarmente adatti per chi, come me, è ormai avanti negli anni e sa di essere nella fase conclusiva della su esistenza terrena.
Durante la celebrazione eucaristica, in piazza s. Pietro, ho percepito concretamente, attorno a me, nelle persone provenienti da tutte le parti del mondo che mi circondavano, l’universalità della Chiesa, e ho provato intensamente la gioia di appartenervi.
Concludendo, desidero esprimere il mio ringraziamento al Signore per avermi concesso di partecipare alla canonizzazione.
Sono grata, inoltre, al nostro parroco, don Enrico e agli amici della nostra Comunità pastorale che erano con me, per essermi stati sempre vicini, più volte adattando pazientemente il loro passo al mio, non più veloce.

(Lucia Cantoni)


Paolo VI ci ha chiamato a Roma.

Una bella esperienza di Chiesa. Accompagnati da don Enrico, e da altri sacerdoti del Decanato Centro Storico, siamo andati a Roma, con altre amiche della nostra Comunità pastorale, per partecipare in piazza san Pietro alla canonizzazione di Paolo VI e di altri sei beati: uomini e donne di tutto il mondo (italiani, spagnoli, tedeschi, americani) che hanno vissuto in pienezza il loro amore per Gesù e per il mondo.
Queste occasioni aiutano il popolo di Dio a crescere nella fede; la scelta di dedicare un po’ del proprio tempo per vivere insieme significativi momenti della storia della Chiesa, e assistere di persona alla canonizzazione di persone buone ed importanti, per le opere da loro compiute, è certamente vivere in pienezza la storia della Chiesa. Questo poi si riflette nella vita personale di ciascuno di noi.
Nei giorni successivi al pellegrinaggio come non riandare col pensiero ai momenti intensamente vissuti insieme: le catechesi preparate per noi dai nostri sacerdoti ascoltate e meditate; le letture personali di brani significativi, in particolare di Paolo VI, che ci sono state proposte; i Vespri solenni celebrati da oltre 2.500 milanesi guidati dal Vescovo Mario Delpini nella chiesa romana dei Dodici apostoli il sabato pomeriggio; l’incontro di decine di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo e i piccoli colloqui personali nella piazza con alcune di loro: due giovani ragazzi bulgari, tantissimi gruppi di Brescia (terra natale di san Paolo VI), l’incontro con le nostre Ausiliarie diocesane (tra cui Susanna e Roberta); tantissimi sacerdoti giovani e anziani: europei, africani, asiatici; i ragazzi del Seminario di Venegono, una foltissima collettività di suore sudvietnamite e un’altra di suore spagnole arrivate per pregare santa Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù …
Naturalmente assistere di persona alla Messa celebrata da papa Francesco è stata di per sé un’ esperienza forte; vogliamo solo ricordare una frase della sua omelia: “Gesù dà tutto e chiede tutto: dà un amore totale e chiede un cuore indiviso. Anche oggi si dà a noi come Pane vivo; possiamo dargli in cambio le briciole? A Lui, fattosi nostro servo fino ad andare in croce per noi, non possiamo rispondere solo con l’osservanza di qualche precetto. A Lui, che ci offre la vita eterna, non possiamo dare qualche ritaglio di tempo…”
Ripensare su queste parole nei prossimi giorni non potrà farci che bene.
Grazie san Paolo VI, grazie sant’Oscar, grazie san Francesco, grazie san Vincenzo, grazie santa Maria Caterina, grazie santa Nazaria Ignazia, grazie san Nunzio.
Siete anche voi ora i santi che ci indicano la strada maestra per la nostra vita.

Guido e Giulia Piccardo


Due contributi sulla figura di papa Paolo VI

(in particolare sulla sua idea di testimonianza che diede origine all’Istituto delle Ausiliarie Diocesane, legato strettamente alla nostra Comunità).

 


San Paolo VI (Giovanni Battista Montini). Anche le Ausiliarie diocesane nella storia di santità di Paolo VI

L’intuizione del cardinale Montini alla base della loro istituzione: «Siete chiamate per aiutare il mio ministero pastorale»

Per grazia anche noi Ausiliarie diocesane ci troviamo dentro la storia di santità del vescovo e papa Montini. È per lui – per la sua profonda lettura del tempo, per il suo attento ascolto dello Spirito e per il discernimento condiviso con alcuni sacerdoti – che il nostro carisma oggi è riconosciuto come dono che il Signore fa alla Diocesi (Sinodo 47°, n. 458 § 3).
Egli giunse a Milano negli anni che precedevano il Concilio, quando nella società si scorgevano i segni della secolarizzazione e la Chiesa si interrogava su nuove modalità di vivere e di annunciare la fede. La sua riflessione, come Vescovo, andava contemplando la partecipazione al suo ministero pastorale da parte dei laici, in particolare delle donne. Era un’idea condivisa; nel Novecento nacquero realtà di impegno pastorale al femminile: in Francia le Auxiliaires de l’Apostolat, in Germania le Seelsorgehelferinnen, in Spagna le Seῆoritas Parroquiales. Anche in Italia e anche nella nostra Diocesi, ancora prima che nascesse il nostro Istituto.
Il cardinale Montini se ne interessò, tenne contatti con tutte le realtà e, a partire dal 1957, iniziò un confronto con alcune figure di riferimento vocazionale: il vescovo ausiliare monsignor Sergio Pignedoli, il rettore del Seminario monsignor Giovanni Colombo, l’assistente diocesano della gioventù femminile di Azione Cattolica monsignor Enrico Assi, il padre spirituale del Seminario e superiore degli Oblati Diocesani don Giuseppe Zanoni e alcuni prevosti della Diocesi.
Nel 1958 scrisse al Nunzio apostolico in Germania: «La Parrocchia ha bisogno del servizio di Donne ben istruite consacrate a Dio». E nel 1961 a don Zanoni: «La nostra Diocesi ha bisogno di donne consacrate, che si offrano per il servizio pastorale nelle Parrocchie». Quest’ultima lettera, già a noi cara perché diede il primo avvio all’istituzione della nostra Famiglia, assume oggi nuova importanza perché fa parte dei documenti depositati dai testimoni diocesani per la causa di canonizzazione di Montini.
Egli volle condividere la sua intuizione anche con le giovani di Azione Cattolica e con le suore negli incontri diocesani, quasi ad allargare il gruppo delle persone coinvolte nel discernimento.
Nel 1955 all’Azione Cattolica diceva: «Siete chiamate per aiutare il mio ministero pastorale […]. Vi chiamo collaboratrici all’apostolato gerarchico; voi siete a me aiuto in questo Ministero grande di salvare le anime, di rendere cristiane le nostro popolazioni. Tale compito vi ha rivestite delle nostre responsabilità di sacerdoti; anche a voi è stato esteso il mandato di Cristo».
Nel 1961 alle consacrate operanti in Diocesi diceva: «Vi innesterò in tutta la mia fatica per salvare e santificare il mondo […]. Voi siete chiamate a diventare le collaboratrici di questa superiore carità […], nell’apostolato pastorale della Chiesa. Diventate anche voi, lo dico con una parola vecchia che ha avuto tanti significati, ma che ora può riacquistare il suo significato naturale, etimologico e innocente, diventate le “diaconesse” della Chiesa di Cristo, cioè le ministre. Anche voi vi avvicinerete all’altare, alle anime, alle chiese nelle quali si raccoglie il popolo di Dio. […]. Diverrete, nei vostri piccoli chiostri, nei vostri piccoli gruppi, il sale della terra e la luce del mondo, come lo sono i sacerdoti. Diventerete veramente le collaboratrici della Chiesa che vuole santificare e salvare il mondo».
Egli intuiva la necessità di una nuova presenza femminile nella Chiesa di Milano, anche a causa della diminuzione del numero delle suore e del loro impegno nelle opere derivanti dal carisma. Divenuto Papa, non poté seguire la nascita del nostro Istituto, ma lo fecero il suo successore, il cardinale Giovanni Colombo, e don Giuseppe Zanoni, coinvolti fin da subito nell’ascolto dello Spirito e nel discernimento dei bisogni pastorali della Diocesi.
L’intuizione di Montini restò fondante: partecipare, in forza della consacrazione, alla cura del Vescovo per la Chiesa locale. Molte giovani si riconobbero in questo carisma e negli anni successivi nacque il nostro Istituto, che fu riconosciuto il 6 agosto 1979, a un anno dalla sua morte.
Si iniziò a parlare, anche per la vita consacrata, di diocesanità e di carità pastorale. Infatti la Chiesa ambrosiana, che ci è madre, si fa per noi luogo della vocazione e orizzonte del nostro servizio. Il Vescovo è il nostro superiore; non abbiamo un’opera nostra da portare avanti, ma assumiamo quella che egli conduce e ci affida, in una Chiesa che vede impegnati con lui presbiteri e laici, nella dedizione “a tutti”. Incontrate le nostre piccole comunità laddove la gente chiede la fede, dove ci sono i giovani, i poveri e i sofferenti.

(Barbara Olivato)


 Paolo VI era pronto a sostituirsi ad Aldo Moro per salvarlo

Un contributo di padre Antonio Marrazzo, postulatore della causa di canonizzazione di Paolo VI

Paolo VI venne chiamato il Papa del dubbio, ma non è vero. Come egli stesso spiegò: “Dicono che sembro dubbioso, indeciso: no, io devo guardare alla cosa da tutte prospettive per arrivare a dire una parola definitiva”».
Non era dubbioso o indeciso, esaminava le questioni da ogni prospettiva prima di dire una parola definitiva. A mio avviso bisogna sdoganare un po’ l’aspetto umano di Montini, che invece è fondamentale, perché viene canonizzato Giovanni Battista Montini, non Paolo VI, non viene canonizzato il ruolo ma l’uomo, che è stato sacerdote e ha poi vissuto il sacerdozio nei diversi ruoli successivi che ha avuto. È importante allora vedere come quest’uomo progressivamente si è evoluto, in che misura si è aperto a certe istanze.
Era figlio di giornalista e politico, ma anche di una donna che a Concesio teneva la porta aperta a tutti, chiunque aveva problemi, e non solo economici, andava da lei. Certe realtà di fede gliele ha inculcate lei, che lo portava a pregare la Madonna. Potremmo dire che il padre, da un lato, gli ha fatto vedere la fede sotto l’aspetto del pensiero, dello studio, dell’approfondimento, mentre sotto l’aspetto della relazione quasi mistica con Dio è stata la madre a indirizzarlo.
Montini passa per il Papa della modernità, o meglio della contemporaneità, ma per me forse potremmo definirlo l’ultimo Papa rinascimentale, per come ha guardato i diversi aspetti delle questioni, per come ha realizzato le cose, per le relazioni, politiche ed ecclesiali, con i grandi uomini del suo tempo, per come ha fatto in modo che la Chiesa diventasse seme di possibilità umane e di salvezza».
Anche nel caso del rapporto di Paolo VI con la politica, le Brigate rosse e Aldo Moro è opportuno mettere in rilievo la dimensione umana di Montini, il discorso sacerdotale, la punta di espressione di una certa santità: in quella situazione egli è disposto a diventare martire, a sostituirsi a Moro pur di salvarlo, cosa che i politici dell’epoca non sapevano come fare. Voglio citare un altro episodio, l’incontro nella Sistina con il metropolita Melitone (delegato del patriarca Atenagora): prima di entrare dice ai due segretari: “Farò un gesto, non mi fermate”. Arriva davanti a Melitone, che apre le braccia per salutarlo, e lui si inginocchia per baciargli i piedi, con un gesto visto da alcuni quasi come eretico. Montini era quest’uomo, per lui il punto di riferimento era Cristo.
Quello che caratterizza Montini è il Concilio: se non partiamo da lì rischiamo di non capire le altre cose. Nel Concilio la Chiesa ha vissuto una svolta, che ha poi inciso anche a livello di tutta la società. Oggi parliamo di pace, di diritti umani, di valore della persona: sono realtà acquisite, ma dove nascono nella realtà contemporanea? Nascono lì. Stiamo parlando di Vangelo, di Cristo persona che diventa fulcro e riferimento. Montini si è mosso in quella linea. Subito dopo il Concilio troviamo nei suoi scritti: “Forse è il caso di dare la rinuncia, ho assolto al mio compito”, però, è stato detto, sì ma chi realizzerà tutto questo? E allora lui continua. Questo era Montini. Era un uomo che ha fatto scelte audaci per l’epoca, non aveva paura: penso che Montini non sia stato qualificabile. Non è collocabile.
Era una figura incredibilmente poliedrica, passa dall’arte alla poetica, alla letteratura, agli artisti, al teatro, alla teologia, alla liturgia. Affronta tutti gli argomenti. E si preparava. Durante il Concilio studiava di notte gli argomenti teologici che venivano discussi e che lui al limite non conosceva bene. Era un uomo consapevole, fortemente responsabile, aveva il senso del ruolo, un ruolo apostolico, non politico.


Profilo biografico


San Paolo VI (Giovanni Battista Montini)
Concesio, Brescia, 26 settembre 1897 – Castel Gandolfo, Roma, 6 agosto 1978
(Papa dal 30/06/1963 al 06/08/1978).

Giovanni Battista Montini, nato a Concesio (Brescia), compì gli studi fino alla licenza ginnasiale presso il collegio “Arici” dei padri Gesuiti a Brescia, per lunghi periodi come alunno esterno, causa la salute delicata. Ottenne la licenza liceale come privatista presso il Liceo classico statale “Arnaldo da Brescia”.
Avvertita la vocazione sacerdotale, entrò nel Seminario di Brescia, e seguì i corsi come esterno: fu ordinato sacerdote nella cattedrale bresciana il 29 maggio 1920.
Indirizzato alla carriera diplomatica, ebbe numerosi incarichi di rilievo nella Curia Romana e fu assistente ecclesiastico degli universitari cattolici italiani.
Diventato arcivescovo di Milano, compì il suo ingresso solenne il 6 gennaio 1955, impegnandosi ad ascoltare la società che cambiava e indicandole Dio come unico riferimento. Fu creato cardinale dal Papa san Giovanni XXIII il 15 dicembre 1958.
Eletto Papa col nome di Paolo VI il 21 giugno 1963, dichiarò immediatamente di voler portare avanti il Concilio Ecumenico Vaticano II. Alla sua conclusione, cominciò quindi a metterne in opera le deliberazioni con grande coraggio, in mezzo a ostacoli di ogni segno. In particolare pubblicò il rinnovato Messale Romano. Fu importante e profonda la sua azione ecumenica, con proficui scambi e incontri con la Chiesa anglicana e la Chiesa ortodossa.
Scrisse sette encicliche e compì nove viaggi apostolici fuori dall’Italia. L’ultimo periodo della sua vita fu segnato dalla contestazione ecclesiale, cui reagì con fortezza e carità, e dall’uccisione del suo amico, l’onorevole Aldo Moro.
Morì nella residenza pontificia di Castel Gandolfo il 6 agosto 1978.
È stato beatificato da papa Francesco il 19 ottobre 2014. Lo stesso Pontefice ha riconosciuto, il 6 marzo 2018, il secondo miracolo valido per la canonizzazione, la cui data è stata fissata, nel Concistoro ordinario pubblico del 19 maggio 2018, al 14 ottobre dello stesso anno.
La memoria liturgica di papa Montini cade il 26 settembre, giorno del suo compleanno, tranne per la diocesi di Milano, che la celebra il 30 maggio, anniversario della sua Prima Messa. I suoi resti mortali sono venerati nelle Grotte Vaticane sotto la Basilica di San Pietro a Roma.

 

 


Programma del pellegrinaggio decanale del Centro Storico di Milano

 

VENERDÌ 12 OTTOBRE – MILANO/ROMA
Ritrovo dei Sigg. Partecipanti alla Stazione di Milano Centrale – verso le ore 16.00 partenza per Roma con treno Alta Velocità in posti riservati di 2a classe. Arrivo alla stazione di Roma Termini Sistemazione in pullman e trasferimento in hotel/Istituto. Sistemazione nelle camere riservate: cena e pernottamento

SABATO 13 OTTOBRE – ROMA/CASTELGANDOLFO/ROMA
Prima colazione. Partenza in pullman per Castelgandolfo, dove Paolo VI è morto il 6 agosto 1978. Arrivo, visita con audioguide del Palazzo Apostolico. Al termine, visita sempre con audioguide dei Giardini Barberini a bordo di un mezzo ecologico. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio rientro a Roma. Visita di S. Paolo alla Regola (abitazione di S.Paolo a Roma). Alle ore 17.30 presso la chiesa SS.Apostoli vespri solenni con l’Arcivescovo. Rientro in hotel/istituto per la cena e il pernottamento.

DOMENICA 14 OTTOBRE – ROMA
Prima colazione: trasferimento in piazza San Pietro per assistere alla Cerimonia di Canonizzazione di Papa Paolo VI. Pranzo in ristorante. Tempo libero. Trasferimento in pullman alla stazione di Roma Termini, sistemazione sul treno – posti riservati di 2a classe – e partenza verso le 18 con treno Alta Velocità per Milano Centrale