Discepoli custoditi e consacrati

Discepoli custoditi e consacrati


Gesù è prossimo alla morte e alla glorificazione,
non è più “del” mondo, ma “nel” mondo lascerà i discepoli…

Così si rivolge al Padre, lo chiama “santo”:
perché la santità è la caratteristica di Dio, santo e santificante…

Affidando al Padre i discepoli, Gesù domanda che li custodisca
facendosi conoscere da loro,
affidandoli a una comunione con il mistero del Dio trinitario
che è anche comunione di essi tra loro,
simile a quella delle tre divine persone…

Quando era con loro, Gesù stesso ha custodito i suoi
e la custodia del Figlio ha permesso che nessuno di loro si fosse perso,
all’infuori del figlio della perdizione…
È facile identificare il “figlio della perdizione” con Giuda,
l’apostolo del cedimento alla tentazione
– ha tradito come prevedeva la scrittura –
ma l’ipotesi negativa e drammatica, quella del rifiuto del dono divino,
sta sempre in agguato davanti ad ogni credente…
E nessuno può sottrarsi da questa tentazione,
perché la salvezza non è opera nostra,
ma è sempre e solo grazia di Dio…

Forse è per questo agguato della tentazione che Gesù affida al Padre i discepoli,
per poter condividere con loro la sua gioia:
la gioia vera, quella della sua consacrazione a Dio,
la donazione piena al progetto d’amore del Padre, attraverso il sacrificio…

Gesù chiede al Padre di consacrare, di santificare i suoi discepoli nella verità,
cioè nella sua parola,
quella parola che è la rivelazione che viene dal Padre
e che Gesù, fedelmente, trasmette…

La parola di Gesù purifica i discepoli
e li rende capaci di annunziarlo…
La consacrazione dei discepoli nella verità
è il compimento della missione apostolica:
Gesù consacrato dal Padre ed anche noi tutti “consacrati”,
non solo purificati dal peccato,
ma preparati autenticamente per la missione…

don Enrico

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