Nozze riparatrici

Nozze riparatrici


Stupisce, a volte, l’insistenza sul tema del “banchetto” nella storia evangelica:
un rabbì che amava i banchetti, dice Enzo Bianchi, parlando di Gesù…
Pranzi dove si siedono apostoli e donne dal passato dubbio,
farisei colmi di presunta purezza e pubblici peccatori, ladri e truffatori,
ed anche storpi, ciechi e zoppi, quasi forzati ad entrare al banchetto…

E ci si chiede: perché Gesù amava sedersi a tavola con tutta questa gente?
Vien da dire che Gesù volesse sottolineare, il più audacemente possibile,
la verità della sua incarnazione…
Per il mondo ebraico, ogni sacrificio era un banchetto, la condivisione dell’offerta:
Dio ne mangiava la parte che saliva a lui, incenerita in una nuvola di fumo,
ma questo condividere il cibo degli uomini era celato alla vista di tutti:
nel cielo non si saliva mai da vivi…

Ed ecco che, in Gesù, questo Dio che condivideva i pasti nel suo mistero eterno,
entra di prepotenza nella storia degli uomini:
in Gesù, Dio sceglie di condividere sofferenze, angosce e mali profondi
umiliazioni e emarginazioni delle persone che incontra…
i poveri umiliati se ne tornano a casa, al termine dei banchetti evangelici,
con un una speranza e una parola di vita nel cuore!

Perché Gesù non è soltanto l’uomo austero che condivide dolori e sofferenze…
Lui è profeta della gioia e della vita: non vuole restare,
e non vuole che altri restino, prigionieri di un inganno di sofferenze e di pena:
è profondo il suo desiderio di donare, e di condividere, allegrezza e amore,
tanto da restare coinvolto – pare suo malgrado – alla buona riuscita di una festa…

Ed oggi, allora, queste nozze possono davvero diventare
un’occasione che “ripara”:
il Gesù che si siede a tavola con due innominati sposi, con mamma ed amici,
è davvero il Dio – solo apparentemente lontano – che siede a tavola
e condivide abbondanza e penuria, banchetto e sete, gioia e pianto…
Non si fa mai un banchetto da soli, ma insieme…

Saremo allora un’autentica Chiesa evangelica quando sapremo sedere a tavola:
facendo diventare quella tavola, così spesso tenuta gelosamente per noi,
tavola colma di chiusure e dinieghi, tavola di esclusioni e dibattiti,
una tavola aperta e imbandita per tutti: per chi merita e chi non merita,
per chi è santo – se qualcuno lo è!- e per chi è peccatore – come tutti siamo,
una tavola che sappia “riparare” la pretesa di tenere Dio ancorato a sé…
una tavola che sappia mostrare a tutti la bellezza di un Dio che, per mezzo nostro,
vuol donare a tutti gioia, festa, ebbrezza, sazietà, pace e comunione…

don Enrico