Tempo d’Avvento…

Tempo d’Avvento…


Celebrata, domenica scorsa, la festa di Gesù, re dell’universo, stiamo per entrare nel Tempo dell’Avvento. Dalla domenica successiva alla festa di S. Martino (11 Novembre) inizia quella che anticamente veniva chiamata la “Quaresima di S. Martino”, il periodo della preparazione al Natale, in analogia alla Quaresima che prepara alla Pasqua. In questo anno 2017 vi è una particolarità: oltre alle tradizionali sei domeniche del calendario ambrosiano, verrà celebrata una settima domenica “prenatalizia” che cade nel giorno della vigilia, il 24 Dicembre. Così l’Avvento ambrosiano avrà la caratteristica di durare sei settimane ed essere di quaranta giorni.


In questo tempo di Avvento, proponiamo, settimanalmente, una pagina tratta dai Padri della Chiesa, che aiuterà nella riflessione e nella preghiera:

 

Il dono dell’Avvento
San Bernardo (1090-1153). Discorso 4 sull’Avvento 1. 3-4

Fratelli, celebrate come si conviene, con grande fervore di spirito l’Avvento del Signore, con viva gioia per il dono che vi viene fatto e con profonda riconoscenza per l’amore che vi viene dimostrato.
Non meditate però solo sulla prima venuta del Signore, quando egli entrò nel mondo per cercare e salvare ciò che era perduto, ma anche sulla seconda, quando ritornerà per unirci a sè per sempre.
Fate oggetto di contemplazione la doppia visita del Cristo, riflettendo su quanto ci ha donato nella prima e su quanto ci ha promesso per la seconda. “E’ giusto infatti il momento”, fratelli, “in cui ha inizio il giudizio a partire dalla casa di Dio” (1 Pt 4,17).
Ma quale sarà la sorte di coloro che rifiutano attualmente questo giudizio? Chi infatti si sottrae al giudizio presente in cui il principe di questo mondo viene cacciato fuori, aspetti, o, piuttosto, tema il Giudice futuro dal quale sarà cacciato fuori insieme al suo principe.
Se invece, noi ci sottomettiamo già ora al doveroso giudizio, siamo sicuri, e “aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso” (Fil 3,20). “Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre tuo” (Mt 13,43). “Il Salvatore trasfigurerà” con la sua venuta “il nostro misero corpo per conformarlo al suo glorioso” solo se già prima troverà rinnovato e conformato nell’umiltà al suo il nostro cuore. Per questo dice: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29).
Considera in queste parole la doppia specie di umiltà, quella di conoscenza e quella di volontà. Quest’ultima qui viene chiamata umiltà di cuore. Con la prima conosciamo il nostro niente, come deduciamo dall’esperienza di noi stessi e della nostra debolezza. Con la seconda rifiutiamo la gloria fatua del mondo.
Noi impariamo l’umiltà del cuore da colui che “spogliò se stesso,assumendo la condizione di servo” (Fil 2,7), da colui che quando fu ricercato per essere fatto re, fuggì; invece quando fu ricercato per essere coperto di oltraggi e condannato all’ignominia e al supplizio della croce, si offrì di propria spontanea volontà”.


(credits immagine: https://holgamydear.com/2014/09/05/berlino-ultime-polaroid/)

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