Il grande giorno (Paolo)

Exemple

Il grande giorno (Paolo)

Un mese e mezzo di preparativi, riunioni, consulti con altri Rol coinvolti dalle rispettive Parrocchie, uniti nel timore di fare qualche passo falso e deludere le aspettative di chi ha riposto fiducia in te; il ritiro dei pass ufficiali nei giorni prossimi alla visita di Papa Francesco; manca così poco, liste di persone registrate e ricontrollate più volte per la correttezza dei nominativi. Passa il 22, il 23 e il 24 marzo, di sera, dopo i Vespri comunitari, ormai ci siamo: le previsioni meteo ci rassicurano dopo una settimana in cui non si parlava d’altro, spostando dal pomeriggio alla sera l’arrivo di possibili temporali .
Dormo poco, apro gli occhi tante volte, fino a che, con la prima luce del giorno mi alzo e guardando fuori dalla finestra ottengo il risultato di… non vedere nulla: proprio nei momenti in cui il Santo Padre sta per atterrare a Linate, verso cui il mio appartamento è orientato , all’altezza circa della stazione di Porta Vittoria, una fitta coltre di nebbia copre ogni visuale, mi sovviene che, durante le letture bibliche del giovedì, analizzando Isaia, si è parlato di come venissero utilizzati spesso gli elementi naturali per testimoniare la presenza del Signore, e mi è venuto naturale accostare questa nebbia ad un enorme movimento in sincrono, così come realmente accaduto per il suono delle campane di ogni chiesa milanese, dei nostri “don” che spargevano incenso in tal misura da celebrare così l’arrivo da noi in città del Pontefice. Prima di partire scendo per le strade, e lungo le transenne disposte su due lati, da corso XXII Marzo a Piazza V Giornate, c’è già una folta presenza di gente in attesa, a cui viene donata una sciarpa commemorativa dell’evento che tutti indossano, con questo giallo e questo blu che adornano i presenti. Io, praticamente l’unico, devio per una via laterale, e perdo il transito del Papa in direzione Duomo: devo infatti trovarmi con il nostro gruppo nei pressi della Stazione Garibaldi, curioso di dare un volto a tutti questi nomi e cognomi letti e riletti e che, a brevissimo, incontrerò al luogo convenuto. Poco alla volta formiamo il gruppo, anche se con qualche defezione , in poco meno di una ventina ci incamminiamo, e, con grande sorpresa, troviamo anche posto a sedere sul treno d’andata; partiamo col piede giusto e in una dozzina di minuti siamo a Monza. Un enorme fiume di persone cammina verso il parco, guidati da volontari in ogni dove; mentre facciamo conoscenza uno con l’altra raccontandoci le emozioni del momento e accompagnati nel tragitto da fedeli est-europei, guidati da una suora simpaticissima e molto scatenata, con un megafono in mano e intoniamo anche noi i loro cori, con un ridondante “Laudato Si’” in versione a due voci, polacca (loro) e italiana (noi).
Parco di Monza: mancano due ore alle 15 e siamo finalmente arrivati, sotto un sole splendente e con un tepore primaverile; c’è già un pienone incredibile e ci posizioniamo ai lati dell’ex ippodromo: il palco è distante, ma abbiamo un megaschermo e ci sono altoparlanti ovunque; alcuni di noi, specie i più giovani , ci salutano e cercano, riuscendoci, ad arrivare più vicini a dove dirà Messa Papa Francesco. Alcune, genialmente, addirittura si fanno passare come coriste ed entrano così in prima fila. Dovunque ci si volti, in ogni direzione, ci si rende conto di quanti giovani e bambini felici ci siano; personalmente è stato il riscontro più significativo che mi è rimasto dentro e che mi torna per prima cosa in mente ripensando alla giornata. Arriva Papa Francesco ed effettua più giri per salutare e benedire i presenti, l’entusiasmo è al massimo livello, volti sorpresi ed estasiati seguono fin dove è possibile il percorso della vettura che lo trasporta. Ascoltiamo la funzione, dove non sembra vero ascoltare l’Omelia fatta proprio da lui, lì in diretta, che ci esorta a credere che Dio è rendere possibile l’impossibile e con questo concetto che si fa spazio dentro di noi, al termine di una funzione ricca di cori e spiritualità, ci avviamo sulla strada del ritorno, divisi in gruppi sempre più piccoli, perché perdersi è fin troppo facile in mezzo ad un corteo lunghissimo, il quale rende particolarmente laboriose le operazioni di rientro a casa .
Poi con il buio, verso le 20, esausti ma così pieni di gioia, ritornando al tema degli elementi naturali, non ci importa nemmeno di un temporale che viene affrontato sia con ombrelli che con mezzi di fortuna sulla testa, e con dei canti, i canti delle nostre Parrocchie che sovrastano le pur comprensibili lamentele per la lentezza del deflusso e ancora adesso, nel ringraziare chi mi ha incaricato del ruolo e i presenti con me al parco, riecheggia nella mia mente strappandomi il più lieto dei sorrisi “ti ringrazio mio Signore, non ho più paura, perché, con la mia mano nella mano degli amici miei…”

Paolo Bagagli

 

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