LA STORIA DELLA CHIESA MARONITA

La Chiesa maronita prende il nome dal suo fondatore, san Maroun (Marone) (+ 410), un asceta Antiocheno amico di Giovanni Crisostomo che la istituì nel IV secolo. Dopo la sua morte, nel 452 i suoi discepoli costituirono un monastero nei pressi del suo sepolcro, ad Apamea, sulle rive del fiume Oronte. Fin dalle origini la comunità maronita seguì il Patriarca di Antiochia. Quando la regione divenne a maggioranza monofisita (V-VI secolo), la comunità dovette trasferirsi in una regione più interna del Libano.
Nel VII secolo la comunità maronita fu rifondata e organizzata da un santo monaco, l’abate del monastero di Brad, in Siria sul confine con Turchia. Giovanni Marone fu il primo maronita a ricoprire la dignità episcopale; l’ordinazione avvenne nel 676 e in seguito – nel 685 – fu eletto Patriarca di Antiochia. Fu il primo maronita a ricoprire questo incarico. Per sfuggire a una persecuzione, decise di lasciare la Siria e dirigersi verso il Libano. Si stabilì a Kfarhy, dove fece costruire un nuovo monastero nel quale depositò la reliquia più preziosa per i maroniti: il cranio di san Marone. Da esso deriva il nome del monastero: Monastero di Ras Maroun (cranio di Marone). Da quell’epoca il monastero è la sede patriarcale maronita.
La Chiesa Maronita è conosciuta come chiesa perseguitata e oppressa in tutta la sua storia anche recente. La sua storia è segnata dal martirio di una moltitudine dei patriarchi, vescovi, preti, monaci, e fedeli.
Dopo il 685 la Chiesa di Antiochia si divise tra calcedonesi e non calcedonesi, che divennero la maggioranza. La comunità maronita scelse di rimanere calcedonese e non si riconobbe più nel patriarca Teofane. Iniziò un periodo di autonomia: i monasteri diventarono sedi vescovili.
All’epoca delle Crociate la Chiesa maronita riallacciò i rapporti con la Chiesa di Roma, da cui non si era mai formalmente separata. L’unione venne suggellata alcuni secoli dopo, nel 1584, con la fondazione, durante il pontificato di Gregorio XIII, del Collegio maronita di Roma.
Fino al XVIII secolo il patriarcato maronita era solo formalmente suddiviso in eparchie: di fatto i vescovi erano tutti considerati come ausiliari del patriarca, l’unica vera guida della nazione maronita. Il sinodo del Monte Libano del 1736 istituì canonicamente le eparchie, oltre la sede patriarcale, definendone per ciascuna le giurisdizioni territoriali.
Quando il Libano ottenne l’indipendenza, nel 1943, i poteri del nuovo stato furono ripartiti fra le principali comunità religiose. I maroniti, che costituivano la maggioranza relativa della popolazione, ebbero la presidenza della repubblica, carica che hanno continuato a detenere fino ad oggi.
Il Patriarcato di Antiochia dei Maroniti ha sede a Bkerke, in Libano; il patriarca ha il titolo di “Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente”. Penultimo patriarca, Nasrallah Pierre Sfeir, è anche il terzo cardinale maronita nella storia della Chiesa cattolica, continuatore in tale posizione dei suoi due predecessori.
Il patriarca attuale della Chiesa maronita è sua Beatitudine Béchara Pietro Raï, eletto dal sinodo della chiesa maronita il 15 marzo 2011 come successore del patriarca Nasrallah Pietro Sfeir. Il 24 marzo, Benedetto XVI gli ha concesso la necessaria “comunione ecclesiale”. Nel corso del 2011 ha assunto anche la presidenza della Conferenza episcopale libanese e del Consiglio dei patriarchi cattolici orientali. Papa Benedetto XVI gli ha dato il titolo di Cardinale nel concistoro del 24 novembre 2012. Dal 18 marzo 2015 è l’unico cardinale elettore dell’ordine dei cardinali vescovi.

San Marone
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