XIII sec. La domus degli Umiliati Santi Pietro e Paolo “in Glaxiate”

Risale al XIII secolo il complesso di Santi Pietro e Paolo “in Glaxiate”, posseduto dagli Umiliati, ordine fiorente e molto diffuso in quel periodo in Lombardia, come si ricava da una delle principali fonti storiche duecentesche, il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani1 di Goffredo da Bussero, e dal De Magnalibus Mediolani2, lo splendido affresco della città di Milano di Bonvesin da la Riva, appartenente egli stesso al “Terzo Ordine”3 di questo movimento.
Non è possibile immaginare che aspetto avessero la chiesa e il monastero nei duecento anni circa in cui furono domus degli Umiliati, è certo che vennero poi quasi completamente ricostruiti nella seconda metà del 1400.

Corsi d’acqua nei pressi di Porta Tosa.

Sappiamo che la zona fuori Porta Tosa era aperta campagna ma vicina alla città e che lì vicino passava un naviglio, era quindi un luogo perfetto per l’insediamento dei laboriosi frati.

“Non conosciamo la data di fondazione della “domus Humiliatorum qui dicuntur de Glaxate” come leggiamo nel documento più antico giunto a noi ed è del 1256. Probabilmente la casa è molto antica e sorse fuori Porta Tosa, nei pressi della quale usciva pare un naviglio che portava le acque nel fossato interno – costruito negli anni della riedificazione di Milano durante il Barbarossa – verso Monluè, dove esisteva un’altra importante casa degli Umiliati. Il naviglio era navigabile e giovava molto al traffico commerciale, perchè sfociava nell’Adda, con il quale fiume si giungeva al Po”4.

Diversi momenti della lavorazione, Historia Ordinis Humiliatorum, 1431, Milano, Biblioteca Ambrosiana.

Anche se non c’è alcuna documentazione storica relativa alla vita quotidiana di questa domus, pare molto probabile che vi si svolgesse quella peculiare attività di autosostentamento dell’ordine che era la lavorazione della lana.
Gli Umiliati ebbero la caratteristica di presentarsi come una collettività molto eterogenea, senza nomi di spicco e santi, in cui donne, uomini, laici e religiosi vivevano insieme in castità nel fervore della loro fede intraprendendo, nell’immediatezza quotidiana, una nuova via evangelica comunitaria fatta di preghiera, lavoro e carità.
Ecco come l’importante predicatore e teologo Giacomo de Vitry, in viaggio a Milano nel 1216, ne traccia un vivace profilo nel passo riportato da E. Cattaneo:

“Sono uomini e donne – scrive – che, dopo aver abbandonato tutto per amore di Cristo, si raccolgono nelle loro case, vivono del lavoro delle proprie mani, odono spesso la parola del Signore e la predicano essi stessi, perfetti nella loro fede, efficaci nelle loro opere. Questa congregazione religiosa è tanto cresciuta, che nel solo Vescovado di Milano hanno fondato 150 case di uomini e donne, separati gli uni dalle altre, senza contare quelli che sono rimasti presso le loro famiglie”5.

Il lavoro, la produzione e la commercializzazione della lana, oltre a garantire un’autonomia economica all’ordine, ne permise una rapida crescita e diffusione. A questo proposito è importante notare che, dal punto di vista geografico, le domus si concentrarono solo nel nord e centro Italia, come risulta dalle fonti e, in particolare, da un catalogo del 1298, pubblicato nell’approfondito testo monografico Sulle tracce degli Umiliati6 del 1997 .
In questa mappatura dell’ubicazione delle domus nel momento di maggiore fioritura dell’ordine, si inserisce anche il problema della identificazione delle case, in quanto spesso i nomi non coincidono con i luoghi in cui si trovavano, a causa dei frequenti trasferimenti delle comunità anche in seguito all’urbanizzazione.

La domus “de Glaxiate” di Milano pare proprio uno di questi casi irrisolti.
Sono diverse le ipotesi, dalla possibilità che il nome “Glaxiate” fosse riferito al luogo di provenienza della comunità, a quella che, invece, si trattasse del nome della famiglia che avrebbe fondato il monastero. 

E’ probabile inoltre che “le domus di Gessate fossero più d’una “dal momento che”7:

  • “Una comunità di frates e di sorores umiliati provenienti da Gessate si stabilì presso Milano, a San Siro alla Vepra, in seguito ad un contratto di massariccio stipulato con l’abate di S. Ambrogio nel 1251;
  • “una ‘domus de Glaxiate de supra’” risulta tra gli affittuari del monastero santambrosiano a Inzago ancora nel 1283;
  • nel 1284 in una permuta di terre a Inzago sono attori due frati della “domus de Glaxiate qui modo habitant in loco Senago, il che testimonia, una volta in più, la facilità di trasferimento.
  • I “frates de Gexate” vengono menzionati ancora tra le coerenze di terre a Inzago nel 1293 ” .

Certamente la questione è complessa, sembra che ultimamente si sia comunque orientati verso l’ipotesi che riconosce nel monastero fuori di Porta Tosa una delle comunità collegate al toponimo “Glaxiate”, come specificato nel sopra citato studio del 1997, sempre in riferimento al catalogo del 1298:

“La denominazione delle domus deriva spesso dal nome del fondatore o da un toponimo, ma ques’ultimo non sempre indica la località in cui la casa sorgeva nel 1298; sono anzi accertati trasferimenti verso centri di maggiore importanza o dal contado verso le città. Talvolta il catalogo stesso reca tale precisazione, come per la “domus de Modoetia Mediolani”, la “domus de Cornaredo in Busti Carulfi” e così via. In altri casi – per Milano ad esempio, la domus di Gessate – il toponimo indica il luogo di provenienza di una comunità che nel 1298 è ormai certamente inurbata. Non per tutte le zone, però, sono disponibili studi grazie ai quali sia possibile chiarire i casi di ambiguità, numerosi specialmente per le circoscrizioni più estese, che comprendono sia centri urbani che località rurali: in tale frangente spesso non è ancora dato stabilire se il toponimo rinvii all’effettiva ubicazione della casa o meno”8.

L’ avvicendarsi dei fatti che coinvolsero l’ordine, dal suo splendore al rapido e ineluttabile declino, già nella prima metà del XV sec., sono stati spesso collegati anche alle ingenti ricchezze raggiunte con le attività commerciali derivate dalla commercializzazione della lana, affiancate ad una sempre più intensa vita mondana.
Le cause, in realtà, sono probabilmente legate alla natura stessa di questo movimento evangelico il quale, fin dagli inizi, rifiutò le modalità istituzionali, praticò l’autosostentamento attraverso il lavoro e non sviluppò una particolare linea teologica, affidandosi forse ad ad un vocazione spirituale più pratica che teorica, la qual cosa provocò un conflitto molto acceso con il mondo clericale.
Questa divergenza si aggravò, fino al drammatico epilogo che vide la cessazione del ramo maschile dell’ordine da parte di Pio V nel 15699, in seguito ad una congiura finalizzata all’eliminazione dell’Arcivescovo Carlo Borromeo.


1 G. da Bussero in Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, ed. a cura di M. Magistretti e U. Monneret de Villard, Milano 1917, coll 263 D e 295.

2 Bonvesin da la Riva, Le Meraviglie di Milano, a cura di Paolo Chiesa, Borgaro Torinese (TO) 2011, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori.

3 “(…) una confraternita laica attivissima in Lombardia, soprattutto nel campo ospedaliero e assistenziale”. Ivi, Introduzione di Paolo Chiesa, p. XIV.

4 Enrico Cattaneo, La presenza Benedettina in Milano, Diocesi di Milano: rassegna mensile di vita ambrosiana, A. 31, n. 2, marzo-aprile 1990, p. 61

5 Ibidem. Il passo viene citato anche dal prof. G. G. Merlo nel Profilo di storia degli Umiliati (testo di una conferenza tenuta presso l’Abbazia a Viboldone pubblicato nel sito www.amicidiviboldone.it/la-storia) il quale indica l’edizione critica: R.B.C. Huygens, Lettres de Jacques de Vitry (1160/1170-1240), évêque de Saint-Jean-d’Acre. Edition critique, Leiden 1960, p. 72 ss.

Sulle tracce degli umiliati, a cura di Maria Pia Alberzoni, Annamaria Ambrosioni, Alfredo Lucioni, Vita e Pensiero, Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano 1997.

7  Ivi, p. 10. Riportiamo nel dettaglio la nota 19.  Per quanto riguarda la “domus de Glaxiate” nella nota si rimanda al precedente studio: Alberzoni, Il Monastero di S. Ambrogio e i movimenti religiosi nel XIII secolo, in Il Monastero di Sant’Ambrogio nel Medioevo, convegno di studi nel 12. centenario, 784-1984. 5-6 novembre 1984, Milano, Vita e pensiero, 1988 (Biblioteca erudita, 3), pp. 184-185 , pp. 186-187, e p. 200, nota 100 .

8 Ibidem. Notiamo, inoltre, che nella pagina dedicata agli Umiliati del sito www.lombardiabeniculturali.it si afferma l’ultima ipotesi, riportando come principale riferimento bibliografico proprio questo testo.

9 L’ordine fu soppresso da Pio V, con bolla del 7 febbraio 1571


 

La lavorazione della lana, Historia Ordinis Humiliatorum, 1431, Milano, Biblioteca Ambrosiana.

Case degli Umiliati, Historia Ordinis Humiliatorum, 1431, Milano, Biblioteca Ambrosiana.

Papa Innocenzo III riceve due esponenti dell’ordine, Historia Ordinis Humiliatorum, 1431, Milano, Biblioteca Ambrosiana.

Gli Umiliati in preghiera, Historia Ordinis Humiliatorum, 1431, Milano, Biblioteca Ambrosiana.

La filatura della lana, Historia Ordinis Humiliatorum, 1431, Milano, Biblioteca Ambrosiana.

La filatura della lana, il telaio, Historia Ordinis Humiliatorum, 1431, Milano, Biblioteca Ambrosiana.

error: Content is protected !!