1433-1447. Bolle papali di assegnazione del monastero alla Congregazione Benedettina di Santa Giustina e controversia con gli Umiliati

La storia della domus de Glaxiate testimonia come la crisi dell’ordine e la sua conseguente disgregazione portò alla bolla di papa Eugenio IV del 1433, la quale impose l’esproprio dei beni e il passaggio del monastero alla Congregazione benedettina di Santa Giustina, nuovo modello di ritorno all’osservanza della Regola, in un momento in cui era diffusa in generale una decadenza degli ordini religiosi.

“Il papa Eugenio IV (…) si diceva bene informato del grave decadimento spirituale di tale prepositura degli umiliati, per colpa e negligenza dei quali ormai non vi era più alcuna osservanza della regola: il culto divino era trascurato, anche perché di solito vi risiedevano solo due frati. Al contrario egli considerava la lodevole fama del monaci benedettini e pertanto ordinava che ‘rendessero possesso della casa’. Non fu facile persuadere il prevosto Balzarino a lasciare il suo posto, soprattutto perché la Casa possedeva molti beni con ricche rendite denunciate pure dal papa”10.

Ci vollero altre tre bolle papali per vincere le resistenze degli Umiliati, una nel 1435, in cui veniva riaffermato il possesso dei benedettini e denunciato gravemente il Balzarino per il suo comportamento immorale e incontinente, la seconda nel 1436 dove venivano censiti nel dettaglio tutti in beni passati in possesso dei Benedettini e l’ultima, due mesi dopo, esecutiva, in cui dava la facoltà di recuperare tutti i beni. Nonostante nel Capitolo Generale degli Umiliati del 1436 venisse accettata la decisione papale, anche se con delle richieste di compensi, il Balzarino continuò la sua battaglia creando seri problemi ai monaci benedettini. Approfittando di un momento di instabilità politica, dal quale si generà una situazione sociale molto caotica, arrivò infatti ad organizzare un attacco notturno al monastero, cacciando i monaci che vennero ospitati nelle case delle famiglie Lesca e Marliani con le quali erano in stretti rapporti. A quel punto insorsero gli abitanti di Porta Tosa, intervenne la Milizia e gli Umiliati furono cacciati definitivamente. L’intercessione di papa Nicolò V, e in seguito la solida e duratura protezione degli Sforza, garantirono ai benedettini finalmente la pace. I monaci poterono cominciare i lavori di ricostruzione della chiesa e del monastero solo nel 1455 con la ristrutturazione del dormitorio11.


10 Enrico Cattaneo, La presenza Benedettina in Milano, Diocesi di Milano: rassegna mensile di vita ambrosiana, A. 31, n. 2, marzo-aprile 1990, p. 61

11 Adriano Frattini, Documenti per la committenza nella chiesa di S. Pietro in Gessate, Arte Lombarda, Nuova Serie, No. 65 (2), Atti del Convegno: Umanesimo problemi aperti: 6 (1983), p 27.

Giovanni Donato da Montorfano e collaboratori, particolare di un monaco benedettino, volta della cappella di Sant'Antonio Abate, Chiesa di San Pietro in Gessate, Milano
Papa Eugenio IV
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