Articolo integrale estratto da “Citta di Milano” Maggio 1963 ,  Milano, Comune di Milano

Gli affreschi del Butinone e dello Zenale nella Chiesa di S.Pietro in Gessate

di Marino Ronchi

La forma di collaborazione secondo la quale operano i pittori trevigliesi Bernardino Butinone e Bernardo Zenale, se non insolita tra gli artisti del loro tempo, rimane notevolissima sia per il modo con il quale l’opera dell’uno si armonizza con l’opera dell’altro, sia per la durata della loro associazione e per il numero dei lavori ai quali partecipano da pari.

Sono detti: Zenale “disegnatore grandissimo, il quale da Leonardo da Vinci fu tenuto maestro raro, ancora che la sua maniera fosse crudetta e alquanto secca nelle pitture” (Vasari);

Chiesa di San PIetro in Gessate. cappella Grifi di Butinone e Zenale. Affresco della parete sinistra

Butinone e Zenale, Cappella Grifi,  Storie di Sant’Ambrogio. Affresco della parete sinistra

Butinone per quel suo modo tra gotico e padovano di penetrare la forma, a volte fino a scarnificarla,”buon squarcionesco, (che) riuscì talora più ferrarese dei ferraresi” (Longhi). Entrambi, ma soprattutto lo Zenale, che diverrà nel 1519, ingegnere e architetto della fabbrica del Duomo, “prospettici e intelligentissimi di cose di architettura”. (Lomazzo)

L’opera di individuazione di quanto precisamente è stato fatto da ciascuno dei due pittori si svolge, tuttavia, spesso con difficoltà, generalmente riferendo al Butinone i caratteri di un realismo di complessa ascendenza e allo Zenale un’intesa più ampia, più astratta dei volumi e la traccia delle composizioni.
Nati entrambi attorno alla metà del secolo XV a Treviglio, si pensa che sia di qualche anno più anziano il Butinone, il nome del quale precede, nei documenti, quello del collega.
Sappiamo che Butinone, figlio di Jacopo da Treviglio, aveva casa in via S.Giovanni sul Muro e dirigeva, già nel 1485, una avviata bottega.
Benché manchi una documentazione è certo che oltre al Butinone anche lo Zenale, nel 1485 dipingeva alcuni tondi della navata centrale di Santa Maria delle Grazie, e si può supporre che durante questa attività i due compaesani si siano accordati per avviare un lavoro comune.

Infatti in quello stesso anno, ad essi viene assegnato il dipinto del polittico della parrocchiale di Treviglio, che però, si pensa si stato iniziato molti anni più tardi e forse terminato verso i primi del XVI secolo.

Gli affreschi della cappella Grifi in San Pietro in Gessate sono ora compresi tra il 1489 e il 1493, ma ancora nel 1490 il Duca Gian Galeazzo chiama Butinone e Zenale per la decorazione della sala della Balla nel Castello Sforzesco.
Gli affreschi della cappella Grifi “rimangono non ostante il precario stato di conservazione, il più importante ciclo lombardo del genere, dopo la cappella Portinari”. (Baroni-Samek – La pittura lombarda del Quattrocento).
Ricoperti calce nel Seicento, per essersi nel 1862, in parte sfaldato il più recente intonaco, vennero riscoperti e rimessi in luce.
“…si leggevano ancora, ai piedi del tribunale (da cui S.Ambrogio amministra la giustizia), i nomi degli artisti (opus Bernardini Butinoni ed Bernardi Zenali de Treviglio); oggi appannatisi, come il resto della pittura”. (Mongeri 1872).
Vediamo quindi come il deperimento degli affreschi sia proseguito rapido, subito dopo la loro scoperta , tanto da lasciare sulle pareti laterali, poco più che un’ombra delle originarie composizioni.

Butinone e Zenale, Cappella Grifi, Storie di Sant’Ambrogio. Affresco della parete di destra

Nel 1949 G.Gregoretti procedeva ad un’accurato restauro di consolidamento di quanto era rimasto.
Per queste decorazioni il protonotaio apostolico Ambrogio Grifi di cui vediamo la effige nell’alto rilievo in marmo policromo che lo raffigura disteso sul coperchio del sarcofago posto sulla cappella, volle dare incarico a Troso da Monza prima, al Foppa poi, ma con entrambi non venne ad un accordo, oppure essi non furono liberi di impegnarsi. Pertanto il Grifi affidò la decorazione a Butinone e Zenale che procedettero spediti nei lavori che vennero ultimati l’anno stesso in cui il Grifi morì.

Da un lato, a sinistra, erano diverse storie di Sant’Ambrogio come ministro di pace, all’opposto come ministro di giustizia.
Lo sgranarsi degli episodi della vita del Santo avviene sulla balze dei due fantastici colli di buona marca padovano-ferrarese, che occupano, quasi per intero, le superfici delle pareti laterali.

L’arte dei due pittori trevigliesi,cerca di concludere in forma solenne eppure aneddotica un viaggio nella più ardita fantasia, che ha trovato alimento nella scienza prospettica, combinando per suo mezzo il senso della spazialità con l’accidentale realismo delle forme. “Sfoggio di virtuosismo prospettico nell’apparente situazione caotica dell’ambiente paesistico” – scrive Baroni – Ma la nota di maggior rilievo delle due composizioni la troviamo in quel principio di razionalità, in quella soluzione di ben precisi problemi, appunto di struttura spaziale per cui anche l’azione dei diversi temperamenti dei pittori pare quasi manifestarsi per qualità esteriori o secondarie.
Sulla parete di destra, nei vari gruppi connessi secondo un mitico modo di intendere le relazioni di tempo e di spazio vediamo raffigurati: in basso, una serie di spettatori, nella zona mediana S.Ambrogio in atto di giudicare un reo inginocchiato davanti a lui e trattenuto, per le spalle e con la corda intorno alle mani, da uno sgherro; dietro il Santo seduto sono due dame in piedi in atto di commentare il fatto.
Nelle zone superiori, sant’Ambrogio che benedisce dall’alto della sua Cattedra, la Ricognizione delle reliquie, i Conversari sulla piazza vengono attribuita dal Baroni allo Zenale: “E questa composità volumetrica, questa bloccata architettonicità non sono tanto nel gusto di Butinone; appartengono piuttosto a quell’indirizzo di purismo architetturale, di ascendenza pierfrancescana, del quale a Milano erano portavoce da una parte il matematico Luca Pacioli, dall’altra lo accreditato precettista summus pictor et architectonice peritissimus, Bernardo Zenale”. (op. cit.)

Al Butinone dovrebbero invece appartenere i gruppi superiori, le “toccanti storiette che si snodano sul crinale del colle, tute assai vibrate di passione mistica”. (Il S.Ambrogio che si raccoglie in preghiera, il Battesimo, I’imposizione della mitra vescovile a Sant’Agostino, il cavaliere).

Un vivo apporto di luce e colore, colore brillante, più ferrarese che lombardo per il prevalere delle tinte calde, aiuta a dare maggior unità alle varie composizioni dei gruppi sparsi sul colle, attorno al quale sembra circolare l’aria, ovvero vi si precisa meglio il senso di uno spazio reale.
Notevole in primo piano sulla parete di sinistra, il gruppo di figure nelle quali i volumi astratti sottolineano, con la loro superficie, i valori dello spazio.
Su questa parete, più in alto, la pittura è quasi scomparsa del tutto, e da quel poco che rimane si può intendere la composizione meno felice, per il sovrastare dell’enorme colle e per l’inserirsi degli episodi secondo un’ordine più povero d’inventiva.

Chiesa di San Pietro in Gessate. Cappella Grifi. Particolaredella lunettaNella grande lunetta di destra è raffigurato il famulo, che si agita appeso per berlina alla carrucola con accanto la scimmia,

in quella di centro Sant’Ambrogio a cavallo e, sotto, quel poco rimasto di una scena di battaglia.

L’artista ha qui raffigurato nel cielo della battaglia di Parabiago (1339) l’apparizione del Santo con indosso un “camisone bianco”, venuto a flagellare le schiere dei nemici di Milano.
Cavallo e cavaliere slanciati nel cielo, son come bloccati da un profilo incisivo e le pieghe del panno rimangono come fissate in una rigida materia mantegnesca.

Concludono in alto, negli spicchi della volta dipinti a fondo scuro, le figure degli angeli resi ad arte nella convenzionale e leggera eleganza araldica di tradizione.

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