Estratti da: Enrico Cattaneo, Il Santo e  Fonti e Documenti in La basilica di San Babila, pp. 35-36 e pp.118-122, Milano 1952

LA "PASSIO" DI SAN BABILA

di Enrico Cattaneo

immagine-in-evidenza-_-passio-di-san-babila“Gli scienziati dell’agiografia cattolica offrono la lettura di tre “passiones” nei loro poderosi volumi1 alle quali Dom Peeters recentemente ne aggiunse una quarta2. Difficilissimo è distinguere il nocciolo di verità che possono contenerle, dalle scorie. Sunteggiarle, poi, per trarne qualche notizia leggendaria vuol dire tradirne la fisionomia, direi, anzi, l’anima semplice che racconta per edificare. Per questo preferisco dare nell’Appendice, la traduzione un po’ libera, di quella che per qualche motivo, mi sembrò più meritevole di attenzione”.

“1. – Il re Numeriano dopo aver immolato a demoni osceni, volle entrare nella chiesa del Signore. Ma il Beato Babila, vescovo della cattolica Chiesa, da buon pastore delle sue pecore, udendo che numeriano stava per entrare in Chiesa, alzando la voce disse al popolo: “Miei figlioli, state fermi nella fede e pregate senza mai cessare. Il lupo, infatti, minaccia d’entrare nell’ovile del Signore; ma il Signore Gesù Cristo lo vuole fare arrossire alla vostra presenza”. Egli, poi, uscì dalla Chiesa ad attendere Numeriano. Il quale venne, proprio per entrare in Chiesa, ad ogni costo, nonostante avesse le mani sporche. Ma il servo di Dio Babila, respingendolo, disse: “Già te lo dissi: un uomo sacrilego e immondo non può entrare nella chiesa del Signore”. Numeriano vedendo la sicurezza di quell’uomo e temendo altresì per l’immensa fama goduta da Babila, comandò che fosse tenuto in arresto sino al giorno seguente.
L’indomani, mentre se ne stava nel concistorio volle che gli fosse presentato Babila e a lui disse: Il più disgraziato degli uomini! che ti saltò per la mente di stendere la mano contro di me che volevo entrare in chiesa? Non sai che è un re che ti parla? In verità, per il potere che io ho su tutti gli uomini, tu non sfuggirai dalla mie mani. Voglio vedere se i aiuterà il tuo Dio.

Babila: Io sono un povero uomo: tuttavia a Dio piacque di costituirmi pastore del suo popolo. Per il che avendo visto un lupo venire e voler entrare nell’ovile del Signore, mi affrettai a ricacciarlo, perché, non perdendo forse qualcuno, ne diventassi colpevole dinnanzi a Dio.

Numeriano: Dunque io ti sono apparso un lupo, non il re, o degno di morte crudele?

Babila: Tu, per benignità di Dio, sei re a causa dei nostri peccati, affinché ritorniamo a lui ben bastonati. Io, poi, adoro quel Gesù che tu disprezzi; colui che te, pur essendo nulla, diede un potere affinché tu fossi ciò che non eri: per il quale tu potessi conoscerlo. E tu invece lo provochi all’ira e adori le sue creature più di colui che tutto ha creato.

Numeriano: Ma tu, ingiuriandomi, sei un pazzo!E poi per te i grandi dèi sarebbero delle creature?

Babila: Sono stati fabbricati dagli uomini, inventai da Satana che proprio a cagione d’invidia fu scacciato dal cielo, quando era uno degli Angeli; proprio lui umiliò il genere umano nell’idolatria, ma Dio lo disperderà con tutti i suoi seguaci.

Numeriano: Tu racconti della favole. Infatti le nostre leggi sono misteri e obbligano in modo assoluto. Pertanto ti comando di obbedire e sacrificare. Sta sicuro: se non vorrai, non rimarrai senza pene. Non sei tu il migliore dei nostri antenati che così facendo, si sono arricchiti di fama.

Babila: I misteri dei vostri sacramenti sono immondi e orrendi; la fama poi è caduca e temporanea. Dio invece che sta nei cieli è onnipotente e può darmi la capacità di sopportare tutti i tormenti che tu vorrai infliggermi.

Numeriano: Ma chi è questo Dio onnipotente che chiami in aiuto?

Babila: Virtù e sapienza, è il Verbo del Padre.

Numeriano: Che dici? e’ pure uomo?

Babila: Permanere di vita, godimento di coloro che furono creati da Dio

Numeriano: Hai risposto da uomo che ragiona, come un sapiente dottore quale ti predica la fama. Ma ti manca una cosa: la conoscenza degli dèi.

Babila: O tiranno, ignorante e superbo, la lode che giunge da te mi suona ingiuria. Io cerco la lode del Signore mio Gesù Cristo.

Numeriano: Ebbene io non ti ascolterò più mediante parole, ma metterò alla tua testa un collare di ferro e ceppi ai tuoi piedi e userò tormenti perché non cessi recare ingiuria al tuo signore il re.

Babila: Molto volentieri riceverò tutto ciò che mi arrecherai. Nè infatti sono degno e idoneo ad essere chiamato servo del mio Signore. Beati quelli che patiscono per il suo nome, perché la mercede per essi è grande presso Dio.

Numeriano allora disse al comandante Vittorino: Sottoponi Babila dottore degli ignoranti ai tormenti. Comando che s’imponga al suo collo un anello d ferro e così ceppi ai suoi piedi a vergogna sua e dei seguaci. Perché da lui fui gravemente insultato.

Vittorino: Per la tua clemenza, un giorno volli dire al venerando tuo nome di quest’uomo e della stupida sua gente, poiché la dottrina che essi insegnano è iniqua e contro la nostra legge.

Numeriano: Per il momento fa all’incredulo vescovo Babila quello che ti dissi. Di poi l’imporremo alla sua gente.

Il comandante impose allora a Babila il collare di ferro e ceppi ai piedi e lo lasciò sotto custodia in luogo pubblico perché fosse visto da tutti.

Babila elevando gli occhi al cielo disse: Ringrazio Dio d’avermi condotto a così grande onore, per la confessione del suo nome. Credo in Cristo, ho fiducia in lui, perché mi darà fortezza e tolleranza contro le insidie vostre e del padre vostro, l’ispiratore, Satana.

2.- Numeriano: Chiamate Babila, maestro di bambini e di coloro che vogliono vivere da stolti.

Babila: Io sono maestro sì dei fanciulli e di colore che vogliono sapere: degli stolti, invece, quali voi siete, non sono maestro.

Numeriano: Per gli dèi è giusto che tu sia tormentato ed abbia a portare dei ceppi.

Babila: Tu davvero volendo irridermi parli da ignorante; in verità conviene più a me in omaggio al figlio di Dio, che a te la cronaca.

Numeriano: Disgraziato! Sacrifica agli dèi, e liberati così dalle pene che ti spettano e non lasciarti sedurre dalle dottrine stolte per le quali se stato cattivo maestro ai tuoi.

Babila: Desideravo che tu diventassi figlio per le mie dottrine, perché redento io ti potessi onorare. Vuoi tu dunque sapere quanto sublimi è la nostra dottrina? Ho sotto la mia protezione tre fanciulli, che, con l’aiuto del mio Dio, nutrii del mio sapere; comanda che siano qui condotti; che se non vuoi credere a me, quasi fossi un pazzo, almeno tu possa, per la loro fede e costanza in Dio, essere liberato da questa perfidia nella quale sei avvinto, e diventare sano.

Numeriano comandò che fossero introdotti i fanciulli d cui aveva parlato il vescovo Babila, che questi invece fosse trattenuto fuori. Entrati i ragazzi, li interrogò se avessero la mamma. Essi risposero: Sì ed oltre la mamma che ci educò, abbiamo Babila maestro e padre.
Allora Numeriano comandò che fosse condotta la madre che, giunta, così interrogò: Come ti chiami? Rispose: Teodula.

Numeriano: Sono tuoi figlioli questi?

Teodula: Io li ho generati; ma li offersi a Dio da rigenerare mediante il pastore buono, il Signore mio, il vescovo Babila: egli li istruì nella dottrina di Dio.

Numeriano: schiaffeggiatela dinanzi ai suoi figli, dicendole: non parlare da sfacciata.

I ragazzi vedendo la loro madre colpita, come ad una voce esclamarono: Tiranno, non voler colpire la nostra mamma senza una causa. Ella è buona e disse il vero perché essa ci generò e poi ci consegnò al Signore nostro Babila.

Allora Numeriano, acceso d’ira, comandò che i fanciulli venissero sospesi, legati alle spalle, e e date dodici battiture al primo, nove al secondo, sette al terzo. Allora i fanciulli, a voce chiara dissero: Benedetto tu sei, o Dio, perché noi soffriamo ciò a cagione del tuo Cristo, nostro Signore, secondo l’insegnamento del nostro padre Babila. Numeriano chiese alla madre: Quanti anni ha il tuo primogenito? Ed ella: dodici. Ed il secondo quanti? Teodula disse: nove. E il terzo? Sette! E soggiunse: Grande tu sei, o Dio, poiché ciascuno dei figli miei furono colpiti per il tuo nome secondo il numero dei loro anni. Numeriano mandò fuori la madre e volle fosse introdotto Babila al quale disse: Maestro d’ignoranti e istruttore di bambini! La prova che t pensavi darmi a mezzo dei ragazzi risultò falsa: chiamati i fanciulli essi si offrirono di sacrificare agli dèi.

Babila: Davvero che tu menti sulla tua testa. Nulla di nuovo. Sei figlio del diavolo che sin da principio fu impostore.

Numeriano: Per Asclepio! Disprezzo i tuoi discorsi e le ingiurie e subito ti faccio sospendere, se on sacrifichi.

Babila (ridendo): Davvero bisogna ridere per quello che dici: io sono pronto non solo ad essere sospeso ma crocifisso per Cristo, per guadagnarmi lui. Infatti le anime dei giusti e di coloro che lo attestano stanno nella mano di Dio e non può toccar loro alcun male. Fa ciò che vuoi.

Numeriano: Disgraziato! In che cosa sono io forse da deridere?

Babila: Se gli altri tuoi dèi hanno udito che hai nominato soltanto Asclepio, si adireranno con te. Io invece sono addolorato e piango vedendoti vittima di tale stoltezza.

Numeriano: E se il tuo Cristo udì che hai nominato soltanto Dio che farai?

Babila: Benché tu non sia degno di udire la dottrina cristiana, tuttavia parlo per chi ci sta attorno ad ascoltare, affinché conoscano la tua ignoranza. Quando i cristiani nominano Cristo, rendono testimonianza pure al Padre; e quando nominano il Padre, rendono testimonianza pure al Figlio, perché il Padre sta nel Figlio e il Figlio nel Padre: infatti il Figlio non è separato dal Padre, né il Padre dal Figlio.

Numeriano comandò che fosse sospeso e con lui i ragazzi.

Stando così Babila disse: Ecco: io e i fanciulli che mi diede il Signore.

Numeriano volle che fosse tormentato; il peso poi del collare gli opprimeva la testa. E la turba che stava attorno gli diceva in tono di preghiera: Pensa alla tua età e sacrifica affinché tu sia liberato dai tormenti!

Babila: Non piango soltanto quell’insensato che lì siede, ma ancor più voi che li date ragione e così perdete le vostre anime. Io non sento nulla dei tormenti: in me soffre Cristo, che mi darà tolleranza e vita eterna.

500x325_san-babila-e-fanciulli-su-fondo-oroAllora Numeriano comandò che fosse ancor più tormentato.

I fanciulli, pure sospesi, gridavano: O tiranno, il più delinquente di tutti, perché mai tormenti così crudelmente e senza motivo il nostro signore e buon pastore che adora il Signore di tutti? Ma mentre tu così agisci conquisti maggior lode a lui presso Dio e presso gli uomini e non quindi lo punisci. A mezzo di Colui che lo salva, il Cristo, tu non potrai fuggire la mano di Dio: essa ti getterà nel fuoco della geenna dove sarà stridore di denti e pianto degli occhi. Irato il re comandò che fossero tormentati ma i fanciulli come ad una voce gridarono: Miserabile! non ti vergogni d’esser vinto nei ragionamenti da fanciulli, dinnanzi a questo popolo? Tu sei molto più tormentato di noi, per mezzo di Colui che può finirti all’istante; davvero che noi non soffriamo perché aiutai da Dio.

Allora Numeriano comandò che Babila fosse lasciato giù e tenuto lontano per poter interrogare a parte i ragazzi ai quali disse: Figlioli, ascoltatemi, e vi darò molti doni quali non potrete mai ricevere dal vostro maestro.
Ma i fanciulli guidati dalla Spirito Santo ad una voce risposero: Perfido traditore! non volerci promettere la morte, giacché di tutti i tuoi doni ne è pieno l’inferno ed essi ti accompagneranno nella dannazione. Invece il nostro maestro, ci promise il regno dei cieli per aver bene reso testimonianza al Vangelo.

3.- Numeriano: Venga introdotto Babila. E a lui disse: sono tuoi figli questi?

Babila: sono miei figli in Dio. Mai conobbi donna.

Numeriano: Come mai allora ti assomigliano tanto?

Babila: E’ mio desiderio che siano in tutto simili a me fuorché nel peccato

Numeriano: già te lo dissi, vorrei che tu non fossi tormentato da supplizi: sacrifica una buona volta ora e sarai salvo. E persuadi pure i ragazzi perché abbian salva la vita, essi così giovani!

Babila: Stolto ed ignorante, non ti persuadi che ciò noi mai faremo? ti confonda la costanza vera, sostenuta da Dio, di fanciulli.

Allora il re Numeriano, acceso d’ira, pronunciò sentenza di decapitazione per Babila e i fanciulli.

Ascoltandola Babila con i tre fanciulli dissero ai presenti: Vi scongiuro per Dio che tutto vede, seppellitemi con le catene che sono ora ai miei piedi ed al mio collo e sia testimonianza contro questo tiranno che ha da esser tormentato per sempre nel fuoco che mai si spegnerà. Uscendo dalla porta della città, pregava dicendo: Ci hai salvati da chi ci tormentava ed hai confuso chi ci odiava. Che ti possiamo lodare o Dio, io e i fanciulli, in eterno.
I ragazzi rispondevano: Amen.

Ed essi poi assieme soggiungevano: Non ti abbandoneremo o santo padre nostro Babila, tu che hai fato conoscere Cristo a noi, educati dalla tua sapienza, e ci hai insegnato a soffrire per lui.
Alzando poi gli occhi al cielo, ad una voce pregarono: Grazie, Gesù, che non hai permesso fossimo separati dal sembiante del nostro santo padre Babila né qui né in cielo.

E il Santo martire di Cristo Babila pregò colui che era venuto per tagliare le teste, perché prima che a lui, ciò facesse a quei santi fanciulli.

E abbracciandoli e tenendo la destra levata su di essi disse: Ecco, io e i fanciulli che Dio mi diede. I fanciulli stringendosi alla testa di lui e baciandogli le mani dicevano: Signore padre e maestro nostro, con te ugualmente chiuderemo la vita dopo esser stati sin dai primi giorni eruditi da te: accogliamo volentieri la fine con te per la buona testimonianza che tu hai dato dinanzi ai re e alle autorità d questo mondo. Dopo aver pregato, vedendo il Santo Martire Babila la fede e la fiducia di quei fanciulli, derivante da Dio, non certo dagli uomini, ne provò grande gaudio e disse: Benedetto tu sei o Dio di coloro che sono veramente cristiani, tu che portasti a compimento questi tuoi servi, a gloria del tuo nome per mezzo di me tuo servo e molto più per la tua potenza. Senza dubbio, hai ottenuto lode dalla bocca di fanciulli e di bambini. E li baciò ad uno ad uno e li consegnò alle guardie, perché fossero colpiti alla sua presenza.

Dopo di che egli si presentò ed a lui pure fu tagliata la testa: e fu sepolto con i fanciulli, con le catene e i ceppi, in pace.

Patì il beatissimo servo di Dio e sacerdote Babila, con i tre fanciulli presso la città d’Antiochia, il 24 gennaio, sotto Numeriano imperatore, regnando il Signore nostro Gesù Cristo, al quale è dovuto gloria nei secoli dei secoli. Amen

Note

1 Acta santorum. Jan II (Venezia 1734) p. 569-581 nelle quali sono compresi i documenti e altri documenti

2 P. Peeters, La Passion del San Basile d’Epiphanie, in AB XLVIII 1(1930), p. 302-23. E’ lo studio migliore

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