Saremo beati?

Saremo beati?


Come è facile fare l’abitudine alla Parola,
e – come dice un’orazione della liturgia di Bose –
è sempre facile trovare condanna
se la Parola è letta, ma non accolta,
è meditata, ma non amata,
è pregata, ma non custodita,
è contemplata, ma non realizzata…

Le beatitudini, che oggi abbiamo udito proclamare dal Signore,
non sono una bella espressione lirica,
che può piacere, ma anche, facilmente, lasciare nel peccato…

Non sono nemmeno una legge,
davanti alla quale restare impauriti
perché, facilmente, si scopre di essere in possesso di deboli forze…

Le “beatitudini” sono una lieta notizia,
che scaturisce dalla incrollabile certezza della risurrezione di Gesù…
Sono, soprattutto, ciò che Luca (ed anche Matteo) utilizza
per non rendere evanescente il messaggio evangelico,
ma per dilatarlo a tutta la vita,
ad ogni situazione di vita…

Le “beatitudini” rendono possibile ciò che sembra impossibile,
fanno luminosa la fede,
costruiscono una speranza coraggiosa,
infuocano l’amore, così che possa diventare il lievito nuovo
per un mondo annoiato e abbrutito dai suoi peccati…

Le “beatitudini” insegnano a non fuggire dal mondo,
e a riconoscere nella fatica del quotidiano,
– quotidiano di poveri, di semplici, di umili e di costruttori di pace –
il segno della benedizione di Dio, che tutto trasforma in fraternità,
e tutto rende luogo di benedizione…

Così, saremo “beati” se cantando l’alleluia della risurrezione del Signore,
noi vorremo contribuire alla nascita di una umanità nuova,
finalmente liberata dalla schiavitù opprimente del peccato…

E sarà “beatitudine” per noi, per la nostra fragilità,
e per la fragilità del mondo intero!

don Enrico

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