Anna Garbin – Serv. Soc. Professionale Territoriale Zona 1, Comune di Milano

Anna Garbin – Serv. Soc. Professionale Territoriale Zona 1, Comune di Milano


Rappresento, in questo incontro, il Servizio Sociale Professionale Territoriale del Comune di Milano, Municipio 1, ed abbiamo con piacere accolto l’invito di Don Augusto, perchè crediamo fermamente nella potenzialità del lavoro di rete, che si basa sulla conoscenza e volontà di confronto reciproche.
Pare importante fornire alcuni elementi di conoscenza circa le caratteristiche ed il funzionamento del servizio di cui facciamo parte, soprattutto alla luce delle sostanziali trasformazioni organizzative,avvenute negli ultimi due anni.
Avrete sicuramente sentito parlare del processo di Riorganizzazione, che, in questi ultimi tempi, ha investito i servizi sociali del Comune di Milano: processo che ha visto il passaggio da un sistema impostato su Settori, rispondenti ai bisogni di precise fasce di utenza, ad un sistema Trasversale, nel quale i servizi si rivolgono alla totalità dei cittadini, indipendentemente dalla loro età e dalle loro caratteristiche.

In concreto, il sistema dei servizi sociali è passato da una impostazione Tematica, servizi rivolti a Famiglie, Disabili, Adulti, Anziani, ad modello di servizio territoriale ,unico e polifunzionale, in grado di accogliere ogni tipo di richiesta spontanea.
L’obiettivo che il progetto di Riorganizzazione si poneva era infatti il superamento della impostazione di tipo settoriale, che spesso non permetteva confronti sistematici tra i Settori ed esponeva al rischio di interventi paralleli, magari sulla stessa famiglia.
Pertanto la nuova impostazione si poneva come finalità la razionalizzazione degli interventi assistenziali, in una logica complessiva, che uniformasse, aspetto molto rilevante, i requisiti di accesso ai servizi .

L’accesso al SSPT da parte del cittadino passa attraverso la attività di Segretariato Sociale, nella quale il cittadino stesso si rivolge al servizio, telefonicamente o di persona; la richiesta viene accolta dal personale amministrativo, che raccoglie i dati, compilando una scheda di segretariato, e fissando un appuntamento con la Assistente Sociale.
Il primo incontro può risolversi in un semplice colloquio informativo, nel quale il cittadino cerca di raccogliere elementi sul funzionamento dei servizi, sulle procedure da seguire….e può non avere un seguito. Può invece sfociare in quella che viene definita “presa in carico”, nella quale, insieme all’utente si condividono percorsi di aiuto, mettendo in campo risorse di tipo assistenziale od economico o sociale.
L’attività di segretariato viene gestita con modalità diverse nelle singole zone: in alcune si svolge in modo spontaneo, in altre, come nel nostro servizio, tramite appuntamenti.
In alcune zone sono state mantenute le sedi originarie dei servizi , in altre esse sono state ridotte, in relazione alla disponibilità numerica degli operatori sociali esistenti.

Nella nostra Zona 1, da circa un anno, i servizi esistenti hanno reperito una unica sede, collocata in Via Ugo Foscolo,5; sede nella quale sono confluiti :
– Nucleo Distrettuale Disabili che era collocato fuori zona, con una A.S ed un operatore Amministrativo
– Servizio Adulti in difficoltà, che non aveva una propria sede e disponeva solo di una Assistente Sociale
– Centro Multiservizi Anziani (due sedi Via Montegrappa e Via U.Foscolo), con un totale di 5 A.S e 2 operatori Amministrativi.
Nell’attuale sede, pertanto, operano 7 Assistenti Sociali e tre Operatori Amministrativi, più una operatrice, prima in servizio al CMA.

Il poter contare su di una sede di lavoro comune e molto adeguata dal punto di vista strutturale (alcune colleghe non avevano sede o lo spazio esistente era insufficiente…) ha avuto un impatto molto positivo sul nostro lavoro, perchè ci ha consentito di formare un gruppo di lavoro, in grado di confrontarsi e sostenersi; per l’utenza ha voluto dire trovare un unico punto di riferimento ed un luogo dignitoso e tranquillo, aspetti molto importanti per chi deve parlare di sè e delle proprie difficoltà.

Il Servizio Sociale Territoriale rappresenta così il Primo Livello di contatto con il cittadino, di cui accoglie le richieste spontanee.
Permanbe l’attività del Servizio Sociale di Secondo Livello, con sede in Via Dogana, dove operano le colleghe che affrontano le situazioni che hanno decreto del Tribunale dei Minori.

Un processo di riorganizzazione così radicale ed ambizioso, realizzato peraltro in tempi molto brevi, in relazione alla complessità dei problemi,non poteva naturalmente non comportare l’insorgere di problematiche,che via via stanno emergendo.
Il tema dei carichi di lavoro e della necessità di poter contare su un numero adeguato di operatori, è elemento di importanza capitale, per poter continuare a fornire un servizio di qualità, nonostante le mille difficoltà, e non una mera attività di “sportello”, che non rappresenta il bisogno espresso dai cittadini che si rivolgono a noi.
Allo stesso modo l’esigenza di uscire dalle precedenti logiche di settore, che erano sì limitate, ma fornivano altresì competenze specialistiche, per aprirsi a tutte le problematiche dell’utenza, assumendo competenze, risorse, saperi propri degli altri servizi, non è stata e non è impresa semplice: essa continua a richiedere l’investimento di molte risorse da parte degli operatori stessi.
Su questi temi, ed altri più specifici, gli operatori dei servizi continuano a sollecitare l’attenzione della Amministrazione, e a fornire contenuti di discussione, cercando di mantenere aperto uno spazio di confronto, senza il quale non appare possibile una concreta verifica della rispondenza dei servizi, ai bisogni dei cittadini.

Volevamo ora riportare alcune riflessioni sulla utenza che si rivolge al nostro servizio, approfondendone le caratteristiche ed i bisogni.
Occorre premettere che i servizi operanti in Zona 1 si sono storicamente dovuti confrontare con un pesante pregiudizio espresso dai colleghi nei loro confronti : la zona 1, naturalmente più piccola e meno popolosa, a confronto con alcune zone periferiche, pareva essere zona priva di una utenza significativa e, pertanto, il lavoro delle assistenti sociali, veniva giudicato inutile od insufficiente.
Abbiamo sempre contrastato questa impostazione: senza naturalmente voler competere con le zone periferiche, abbiamo sempre dimostrato di avere un numero di utenti di tutto rispetto, in relazione agli operatori esistenti (seguiamo una media di 120 casi a testa).
Inoltre l’utenza della zona 1 è utenza di tipo particolare,ad es. c nei nostri servizi, più alta appariva l’incidenza di situazioni di isolamento o di degrado, o più frequente il ricorso a procedure per nomine di Amministratore di Sostegno.
Una caratteristica peculiare della utenza della nostra zona è rappresentata da persone che in passato avevano situazioni economiche di benessere, e che improvvisamente, per ragioni sanitarie, esperienze familiari o scelte economiche sbagliate, si ritrovano in situazione di indigenza.
Le difficoltà ad adattarsi a questo nuova realtà, la insoddisfazione per la condizione presente,a fronte del ricordo di passate , gratificanti esperienze, spesso porta ad espriemere,atteggiamenti critici e svalutativi, nei confronti dei servizi comunali, che vengono considerati sminuenti della propria identità.
Spesso questi utenti presentano atteggiamenti iperrichiedenti nei confronti del servizio, che non appare mai all’altezza delle aspettative, del quale vengono riportati esclusivamente i limiti, quasi che attraverso questi atteggiamenti queste persone ritrovassero una prova del loro “valore” passato.
Questi atteggiamenti rendono difficile ed impegnativo il rapporto, e l’impostazione di un servizio assistenziale, in quanto gli obiettivi dell’intervento non sono condivisi, ma essi appaiono costantemente da rinegoziare.
Spesso accade che le “peculiarità di carattere” che i nostri utenti dimostrano, nascondano in realtà difficoltà più profonde, dove disturbi di natura psichiatrica, non hanno mai avuto evidenza tale da richiedere cure specifiche, ma condizionano pesantemente il rapporto con l’esterno per queste persone.

Nella nostra Zona, esistono comunque anche Stabili Popolari, alcuni in ottime condizioni,altri più degradati.
Il susseguirsi di Enti Gestori diversi, le difficoltà economiche, hanno reso difficili gli interventi di tipo manutentivo, non garantendo risposte adeguate ai bisogni esitenti.
La carenza di significativo controllo comporta il verificarsi di situazioni di abusivismo e di degrado, che pure si verificano anche in stabili così centrali.
La nostra zona si caratterizza anche per la presenza di Portinerie di palazzi storici, ai quali sono annesse abitazioni anguste per i portieri e le loro famiglie, che presentano spesso familiari anziani o disabili; spesso accogliamo le richieste degli stessi portieri che si ritrovano al termine della loro attività senza lavoro e senza abitazione.

Negli ultimi anni, infine, ed è l’aspetto su cui vogliamo riflettere insieme, abbiamo assistito ad un aumento esponenziale delle persone senza fissa dimora,che si sono rivolte al nostro servizio.
Questi cittadini hanno residenza fittizia presso la sede Comunale di Via Strehler, presso la Caritas di Via Bergamini o presso Parrocchie.
Nel 2016 il 18% della nostra utenza è rappresentato da persone senza fissa dimora, italiani o stranieri, che in seguito alla perdita del lavoro, a situazioni familiari e personali difficili, si ritrovano senza reddito e senza abitazione; spesso essi hanno perduto, insieme al lavoro ed alla abitazione,anche le relazioni con la rete familiare ed amicale; numerosi si trovano nella fascia di età compresa tra i 50 ed i 65 anni,età in cui una ricollocazione lavorativa è pressochè impossibile.

Per far fronte ai bisogni che questi cittadini ci portano, le risorse di cui disponiamo sono assolutamente insufficienti, sia dal punto di vista abitativo che da quello economico e sociale.
La possibilità di essere collocati in strutture non di fortuna, ma con una possibilità di un percorso in vista di una autonomia, è assolutamente inadeguata numericamente (ci sono 19 posti in convenzione per le seconde accoglienze).
Occorre considerare anche la propensione espressa da cittadini senza dimora italiani, ma anche stranieri, a rifiutare una collocazione in dormitorio, preferendo dormire per strada o sui treni, in conseguenza di negative esperienze passate, ma anche in relazione alla difficoltàdi di affrontare la convivenza con un numero elevato di persone.
All’’interno di questa fascia di utenza, sempre più frequenti sono le persone che manifestano gravi problemi di tipo sanitario, spesso di tipo oncologico: appare ancora più difficile, a fronte di tali problematiche, reperire collocazioni adeguate, in grado di fornire spazi sufficienti e protetti, adatti a chi necessita di cure e tranquillità.
Frequenti sono gli utenti senza dimora affetti da patologie di natura psichiatrica: si aprono per queste situazioni problematche relative all’ottenere una presa in carico sanitaria, da una lato,ma anche del riuscire ad ottenere la collaborazione dell’individuo,affetto da queste patologie, in un percorso di aiuto.

Come si è detto questi nostri utenti,sono senza reddito, oltre che senza dimora.
Superato il passato strumento del Sussidio, possiamo contare oggi sulle Misure di Sostegno al Reddito, uniformate per requisiti, che si aprono un paio di volte l’anno e le cui richieste vengono raccolte entro termini temporali precisi.
Questo tipo di strumento, a causa delle procedure e dei tempi di concessione, non ci fornisce la possibilità di rispondere in tempo reale ai bisogni economici emergenti.
Ad esempio la difficoltà di coprire spese di tipo sanitario appare una delle esigenze ricorrenti, così come la necessità di piccole somme per provvedere a rinnovi di carte di identità, o acquisto di valori bollati (vd partecipazione bando di alloggio)

Sempre sul fronte del bisogno economico, segnaliamo un problema che negli ultimi tempi, si verifica sempre più frequentemente: ci riferiamo a quei cittadini, senza dimora, per i quali,si inoltra la richiesta, e, dopo anni di attesa, si riesce ad ottenere un alloggio popolare; recentemente abbiamo assistito al rifiuto, da parte di questi utenti, privi di reddito, dell’alloggio tanto agognato: essi non si sentivano in grado di affrontare un futuro di impegni di tipo economico, senza avere nulla su cui contare, e non sentendosi in grado di affrontare queste responsabilità, preferivano continuare la loro esistenza senza dimora per evitare ulteriori problemi.
Tale situazione ci pare esprimere in modo pesante, la realtà paradossale nella quale ci troviamo: la mancanza di risorse economiche rende impossibile l’attuarsi di percorsi di autonomia, e, nello stesso tempo, condiziona la possibilità di un ricambio tra gli ospiti dei vari centri, rischiando di condizionare il sistema complessivo.

Al termine dei problemi evidenziati, non possiamo affermare , pure dal nostro privilegiato osservatorio ,di essere in grado di ipotizzare forme di affrontamento vincenti dei problemi individuati; spesso anzi ci sentiamo sovrastate ed impotenti.
Mi viene però da pensare che forse la direzione in cui andare debba puntare, in ambiti diversi, a risposte differenziate, che tengano conto delle realtà e delle caratteristiche personali: spazi piccoli e condivisi per l’accoglienza, progetti economici finalizzati alla copertura di piccole spese… potrebbero rappresentare piccoli progetti territoriali, la cui gestione e controllo, apparirebbe maggiormente sostenibile.
Auspichiamo che la rilessioni su questi temi possa continuare,in futuro e possa assumere anche finalità operative comuni: noi operatori siamo disponibili,in questo senso, a fornire il nostro contributo,le nostre riflessioni e la nostra esperienza.

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