Il prodigioso affresco della Madonna di Caravaggio nella basilica di Santa Maria della Passione

Il prodigioso affresco della Madonna di Caravaggio nella basilica di Santa Maria della Passione

“..era questa Immagine dipinta sopra l’Angolo esteriore di un Giardino de’ fratelli Rigola Mercanti, corrispondente alla strada verso il Baluardo delle mura”.
“..vi crebbe a poco a poco per la molteplicità delle grazie ricevute da’ Fedeli un grandissimo concorso, che tuttavia si mantiene” .

Con queste parole Serviliano Latuada nella sua Descrizione di Milano (1737) ricorda il culto di questo antico affresco votivo, in origine dipinto su un muro a poca distanza dalle mura spagnole, in fondo all’attuale Corso Monforte.
Il sito era già celebre nella prima metà del Cinquecento e si pone agli albori della devozione per la Vergine di Caravaggio in questa zona di Milano. Un particolare decisivo dell’iconografia ne assicura la datazione e permette di riconoscevi una della prime rappresentazioni dell’apparizione avvenuta il 26 maggio 1432: si tratta dell’assenza, nella veduta del Borgo di Caravaggio che fa da sfondo alla scena, della Cupola del Santuario di Santa Maria del Fonte, costruita da Pellegrino Tibaldi nel 1575, elemento costante nell’iconografia successiva.
Fra le numerose grazie ricevute, una in particolare portò alla costruzione in loco di una nuova chiesa per celebrare i prodigioso affresco; ecco come continua la narrazione nella famosa guida settecentesca:

“Avvenne, che Giuseppe Gerenzano oppresso da infermità incurabile, e da invincibile melanconia, che lo portava a desiderare la solitudine, trovandosi in quel sito solitario, e rimirando questa Immagine, la invocò con buona fede, e rimase all’istante sanato”.

Il Gerenzano in seguito alla sua guarigione, per riconoscenza, fece costruire una “cappelletta capace di sette in otto persone ” che divenne luogo di pellegrinaggio ancora più acceso e in seguito, con le offerte raccolte, egli decise di edificare una vera e propria chiesa dedicata a Santa Maria di Caravaggio, poi detta “in Monforte” . Si mosse per trovare degli appoggi politici e riuscì nell’impresa. La nuova chiesa costruita nel 1629, inglobò l’affresco nel transetto sinistro per mantenerne la collocazione originaria e così l’altare maggiore venne dedicato a Sant’Anna. La cappella del transetto, vero fulcro della chiesa, era inizialmente dotata di un ingresso autonomo con una facciata che dava nella piazzetta antistante sul lato sinistro dell’edificio, raggiungibile dal Corso Monforte attraverso un vicolo ed un porticato.
Purtroppo la documentazione è molto scarsa e la memoria della chiesa di Santa Maria di Caravaggio in Monforte dopo la demolizione, avvenuta nel 1817, quasi si spense. E’ necessario ricordare che nel 1702, Chiesa e Convento, per interessamento del governatore spagnolo Don Ferdinando Gonzales de Valdes, furono assegnati ad una comunità di Trinitari Scalzi, i quali contribuirono ad ampliarla ed abbellirla. Nel 1783, in seguito alla soppressione dell’ordine, l’intero complesso venne destinato alla distruzione che avverrà in epoca napoleonica.
Fu così che questo prezioso affresco, tra l’altro l’unica opera rimasta della chiesa scomparsa, venne trasferito in Basilica della Passione, dove trovò, fortunatamente, una definitiva collocazione nella VI cappella di destra, da quel momento dedicata a Santa Maria di Caravaggio.
Nel 1981 don Carlo Costamagna, parroco della Passione dal 1967 al 1986, testimonia l’ancora vivo pellegrinaggio legato all’affresco:
“ Ancor oggi a questo altare confluisce la devozione mariana del mese di maggio, mentre all’altare della Madonna della Passione nel mese di settembre (…).
Ad occuparsi della promozione e del culto, garantendo una continuità della devozione, fu la Confraternita del S.S. Sacramento che realizzò anche un singolare corredo d’arte dedicato alla Madonna di Caravaggio, ancora in parte conservato, e il raffinato paliotto in rame dell’altare, recentemente restaurato.

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