In Duomo, nel mattino di sabato 25 Marzo…

Exemple

In Duomo, nel mattino di sabato 25 Marzo…

31 marzo 2017

In Duomo, nel mattino di sabato 25 Marzo, erano presenti i sacerdoti, i diaconi e i consacrati e consacrate della Diocesi, oltre ad alcuni rappresentanti di altre confessioni cristiane; era presente anche una piccola delegazione islamica.

Papa Francesco è entrato in Duomo tra canti e applausi, ma subito ha voluto ritirarsi nel silenzio scendendo i preghiera nello Scurolo di san Carlo Borromeo. Una lunga preghiera colma di intensità, che noi abbiamo vissuto contemplando gli schermi che indugiavano sul suo volto e che abbiamo accompagnato immaginando cosa si dicessero il Vescovo che fu “vigore nuovo per la Chiesa ambrosiana” e il Papa “venuto dall’altra parte del mondo”.
Quando Francesco è risalito dallo Scurolo, abbiamo seguito, emozionandoci, i suoi saluti ai preti e religiosi malati, riconoscendo volti, contemplando sofferenze e, infine, commuovendoci all’applauso che ha segnato l’affettuoso saluto con l’Arcivescovo Dionigi, ormai segnato dall’incombere sempre più grave della malattia. Poi, saliti alla predella del’altare, abbiamo ascoltato il saluto dell’Arcivescovo con le parole di san Carlo a san Pio V: «Perché Dio conservi la Santità Vostra, in modo che possiamo vedere in questi nostri tempi nella Chiesa quel progresso spirituale che il mondo attende in continuazione dalla pietà e dallo zelo apostolico di Vostra Santità».
Quindi un prete, un diacono e una suora hanno rivolto tre domande a papa Francesco:
 Don Gabriele (Decanato di Gallarate) ha chiesto quali scelte prioritarie sono da compiere in una società, multietnica, multireligiosa, multiculturale, piena di sfide, dove spesso si corre il rischio di trovarsi con le reti vuote. E, partendo da questa metafora, Francesco prende la parola per mettere subito in chiaro che «l’evangelizzazione non è sempre sinonimo di prendere pesci. Bisogna prendere il largo, dare testimonianza e poi è il Signore che prende i pesci: quando, dove e come dove non lo sappiano. Noi siamo strumenti inutili». E ci ha raccomandato di «non perdere la gioia di evangelizzare. Perché evangelizzare è una gioia».
Rincuorante ascoltare Francesco che ci invita a non temere le sfide, perché «sono il segno di una comunità viva» e «ci aiutano a far sì che la nostra fede non diventi ideologica». Perché «Ogni epoca storica, fin dai primi tempi del cristianesimo, è stata continuamente sottoposta a molteplici sfide, perciò non dobbiamo temere le sfide, si devono prendere come il bue, per le corna! Non temerle. È bene che ci siano, perché ci fanno crescere, sono segno di fede viva, di una comunità viva che cerca il suo Signore e tiene occhi e cuori aperti … Dobbiamo temere una fede senza sfide, una fede che si ritiene completa, tutto fatto… Questa fede non serve. Le sfide ci aiutano a far sì che la nostra fede non diventi ideologica. Sempre le ideologie crescono e germogliano quando uno crede di avere la fede completa».
Certo, la società “multi” è luogo impegnativo per vivere il compito dell’evangelizzazione ma Francesco ci rassicura: «Credo che la Chiesa – ha detto ancora il Papa – nell’arco di tutta la sua storia ha molto da insegnarci e aiutarci per una cultura della diversità. Lo Spirito Santo è il Maestro della diversità. La Chiesa pur essendo una è multiforme. La Tradizione ecclesiale ha una grande esperienza di come “gestire” il molteplice all’interno della sua storia e della sua vita. Abbiamo visto e vediamo molte ricchezze e molti orrori/errori». Francesco ha invitato a guardare al mondo «senza condannarlo e senza santificarlo, riconoscendo gli aspetti luminosi e gli aspetti oscuri. Come pure aiutandoci a discernere gli eccessi di uniformità o di relativismo». Certo, non bisogna confondere «unità con uniformità», o «pluralità con pluralismo». Ciò che si cerca di fare «è ridurre la tensione e cancellare il conflitto o l’ambivalenza a cui siamo sottoposti in quanto esseri umani», ma «cercare di eliminare uno dei poli della tensione è eliminare il modo in cui Dio ha voluto rivelarsi nell’umanità del suo Figlio».
Certo «La cultura dell’abbondanza a cui siamo sottoposti offre un orizzonte di tante possibilità, presentandole tutte come valide e buone. I nostri giovani sono esposti a uno zapping continuo»; ecco che allora ai sacerdoti spetta un compito importante: insegnare loro a discernere, perché abbiano gli strumenti e gli elementi che li aiutino a percorrere il cammino della vita senza che si estingua lo Spirito Santo che è in loro.
 Roberto (diacono) ha chiesto quale deve essere il contributo del ministero diaconale nella vita delle nostre Comunità.
«Voi diaconi avete molto da dare», dice papa Francesco e continua: «All’interno del presbiterio potete essere una voce autorevole per mostrare la tensione che c’è tra il dovere e il volere, le tensioni che si trovano all’interno della vita familiare». E qui, riferendosi ai diaconi sposati, aggiunge: «Voi avete una suocera!», strappando una risata.
Francesco, poi, ricorda ai diaconi che non sono «mezzi preti e mezzi laici» e nemmeno «intermediari tra fedeli e pastori»; quindi dà una intensa definizione del ministero diaconale: «Il diacono è il custode del servizio nella Chiesa. Il servizio alla Parola, all’Altare, ai Poveri».
Se, per i diaconi, c’è il pericolo del clericalismo: «talvolta sembra quasi che il diacono prendere il posto del prete», è in agguato anche un’altra tentazione «quella del funzionalismo, un ragazzo che serve per certi compiti. No, voi avete un carisma chiaro nella Chiesa e dovete custodirlo. Il diaconato è una vocazione specifica, una vocazione familiare che richiama il servizio come uno dei doni caratteristici del popolo di Dio». I vescovi, fin dai tempi apostolici, hanno come compito principale quello di pregare e di annunciare la Parola. I diaconi, hanno come compito il servizio «a Dio e ai fratelli. E quanta strada c’è da fare in questo senso!». Inoltre, «non c’è servizio all’altare, non c’è liturgia che non si apra al servizio dei poveri, e non c’è servizio dei poveri che non conduca alla liturgia».
 M. Paola (Orsoline di san Carlo), che chiede al Papa come poter dare una testimonianza di vita povera, vergine e obbediente all’uomo di oggi, vista la “minorità” delle suore nella Chiesa e nella società. Pur apprezzando la parola “minorità” vista nel contesto del carisma francescano e «sigillo dei cristiani», Francesco precisa: «Pochi sì, in minoranza sì, anziani sì, ma rassegnati no».
E Francesco ricorda che «le congregazioni non sono nate per essere la massa, ma un po’ di sale e un po’ di lievito perché la massa crescesse e il Popolo di Dio avesse il condimento che gli mancava».
Il Papa ha quindi invitato a leggere un articolo sull’Osservatore Romano che racconta «delle ultime due piccole sorelle di Gesù dell’Afghanistan, che stavano fra i musulmani. Devono tornare, sono anziane… benvolute da tutti… perché testimoni, perché consacrate a Dio Padre di tutti. E io ho detto al Signore questo: Gesù perché lasci questa gente così? E mi è venuto in mente il popolo coreano che ha avuto all’inizio tre quattro missionari cinesi, e poi per due secoli il messaggio è stato portato avanti dai laici! Le strade del Signore sono come Lui vuole che siano. Ci farà bene fare un atto di fiducia, è Lui che conduce la storia».
L’incontro si conclude con l’invito di «andare nelle periferie», di ritornare «alla Galilea del primo incontro».
«Andate» e «non dimentichiamo che quando si mette Gesù in mezzo al suo popolo, questo trova la gioia».
Dopo questa iniezione di fiducia che vale non solo per le suore, ma per tutti i presenti in Duomo, l’incontro si conclude con uno scambio di doni. In ricordo della visita pastorale, il Papa regala alla Diocesi un calice e la Chiesa milanese dona simbolicamente al Papa 55 appartamenti da distribuire a chi non ha casa.
Il Papa è quindi uscito sul sagrato del Duomo per recitare l’Angelus con i fedeli nella piazza. «Vi saluto e vi ringrazio per questa calorosa accoglienza qui a Milano – ha detto Francesco – la nebbia se n’è andata, le cattive lingue dicono che verrà la pioggia, non so, io non la vedo ancora. Grazie tante per il vostro affetto e vi chiedo di pregare per me perché io possa servire il Signore e fare la sua volontà».

error: Content is protected !!