Come a tentoni

Come a tentoni


Non posso fare a meno di immaginare il breve – ma enorme – cammino:
un cieco che cammina, a tentoni, tra la folla,
dalle immediate vicinanze del tempio, sino alla piscina di Siloe…
Un viaggio breve, ma percorso con l’angoscia nell’animo…

Chissà quali speranze si erano accese nel cuore del cieco,
forse speranze più luminose della luce stessa:
c’è qui Gesù, il rabbì buono, il guaritore;
forse il mio buio finisce, finirà, lo spero,
la mia vita potrebbe riprendere normalità,

potrò entrare nel tempio, potrò contemplare il cielo…

Ed invece:
dicono parole dure tra loro, e neppure una parola per me,
e poi: un gorgoglio strano, qualcosa di viscido sugli occhi,
un comando, quasi irridente: “vai e lavati!…”

E, così, il cieco si mette in cammino:
 verso quella fonte, famosa e piena di ricordi,
un cammino difficile, da percorrere alla cieca,
rasente i muri per non perdere la via,
magari tenendo strette le poche monete raccolte in quella mattina…

Quel cammino, da sempre, mi affascina e mi inquieta
soprattutto quando so che il camminare nel mondo sembra sempre più oppresso da un buio sconfinato…

Il buio che condivido con chi vede la propria casa distrutta da un ordigno,
il proprio figlio ucciso dal nemico,
un volto, amato, livido per la paura,
un affetto schiantato dalla disperazione, una città ormai senza volto…

E mi chiedo, Signore, che cosa mai potrai spalmare sui nostri occhi,
perché il camminare a tentoni non sia piagato dal pianto e dalla disperazione,
ma trovi il coraggio di sperare ancora…

E gli occhi colmi dell’orrore di morte e distruzione
sappiano aprirsi prima che sia troppo tardi,
prima che anch’io dichiari ineluttabile la follia che distrugge e uccide…
ed appaia, nella luminosità della tua tenerezza,
quel progetto di amore e di pace, inatteso ed insperato,
di cui anch’io sono chiamato a far parte!

don Enrico

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