Pellegrino in Iran

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Pellegrino in Iran


Perché in Iran? Motivo privato: accompagnare mio padre in un viaggio in un Paese che, a torto, ritenevo pericoloso e pieno di minacce. Motivazione ufficiale del viaggio pellegrinaggio: ripercorrere i luoghi della Bibbia alla scoperta dell’antica Persia ricca di storia e cultura. Da questa terra arrivavano i Magi che seguendo la stella portarono i doni a Gesù bambino. Di qui è Ciro il Grande, imperatore persiano – citato nella Bibbia ben 22 volte (in Isaia, Daniele, Esdra e nei due libri delle Cronache) – che nel 539 a. C. conquistò Babilonia senza combattere ed emise un editto che consentiva agli ebrei di fare ritorno alla loro patria e di porre fine alla cattività babilonese. Fu un re talmente illuminato da abolire la schiavitù e proclamare la libertà di culto.
Beh quest’ultima in Iran è ormai solo un ricordo. Come tante altre libertà, in primis la libertà di stampa. L’Iran è una Repubblica Islamica dove capo supremo è un religioso che ha autorità assoluta e la religione di Stato è quella mussulmana sciita. Non esiste una vera e propria libertà di religione, tanto è vero che ad un iraniano mussulmano deve essere impedito anche solo l’ingresso in chiesa onde evitare l’accusa di proselitismo. Viene semplicemente garantito agli stranieri di professare la loro religione nei propri luoghi di culto. In Iran esiste una delle più grandi comunità di ebrei ortodossi. Poi ci sono i cristiani Armeni, che hanno quartiere e chiesa propria. I cattolici sono una sparuta minoranza, la maggior parte dei quali filippini. A Teheran esiste all’interno dell’ambasciata italiana una chiesa cattolica dove 2 salesiani garantiscono i servizi religiosi ai circa cinquemila cristiani sparsi sul territorio.
E gli iraniani? Gli iraniani sono per legge aderenti ai dettami della legge mussulmana sciita. Le donne – anche le straniere – devono per forza girare col capo velato, e nelle città più oltranziste, vestono tutte col chador nero. Però all’infuori di questa costrizione riservata al genere femminile, non si ha l’impressione di un popolo profondamente religioso. Per le strade non si avverte un clima di forte spiritualità né di marcata religiosità o fanatismo. Ho avuto l’impressione che la gente, di un’apertura e una curiosità verso i turisti occidentali davvero singolare, sia per lo più laica e viva le imposizioni della legge islamica più come limitazioni e costrizioni che come partecipate manifestazioni della propria fede. Non si vedono in giro persone che si fermano in preghiera, rarissimi i richiami degli imam nelle ore della preghiera che invece risuonano impetuosi nell’Islam Sunnita.
Spicca forte quanto sia abissale la differenza che esiste tra una religione – fatta di semplici segni esteriori – calata con l’autorità dall’alto, e una fede liberamente e intimamente abbracciata nel proprio cuore.
Qui si inserisce l’incontro più straordinario e significativo di tutta la mia breve esperienza in Iran, l’incontro con 2 suore della Carità, le due uniche presenze cristiane nel Paese ad esclusione dei Salesiani di Teheran.
Queste due anziane suorine, attive nel Paese rispettivamente da 44 e 30 anni, a dispetto delle loro fragili e miti sembianze, rappresentano la vera spina nel fianco del regime. Le due religiose non annunciano il Vangelo, non amministrano i sacramenti, eppure sono assai più pericolose dei sacerdoti chiusi nelle loro chiese, perché esse hanno una casa dove si occupano di anziani e bisognosi iraniani, vivendo la loro fede nell’amore per il prossimo. Da mesi sono sottoposte a stretta sorveglianza, hanno requisito loro un computer e un cellulare. E in occasione del nostro pellegrinaggio ci hanno impedito che andassimo a celebrare la messa presso la loro casa; sono venute loro presso il nostro albergo ma hanno preferito non parlare. In un primo momento mi sono domandato il senso di questa presenza di queste due suore solitarie ed isolate, costrette per di più a vivere in un clima di tale tensione in nome di cosa? Mi sono detto: stiamo facendo una sorta di guerra di posizione, per far vedere per “principio” che non abbandoniamo il campo? Ma che senso ha, visto che da quel poco di Corano e di Islam che ho appreso, crediamo tutti in un unico Dio misericordioso. Ha davvero così tanta importanza la forma religiosa in cui si estrinseca la nostra fede nelle varie culture? Poi meditandoci sopra ho capito. Queste due suore rappresentano la LIBERTA’: la libertà dell’Amore che ti fa vedere in ogni prossimo il tuo fratello, la libertà di una Fede vissuta come un Sì al Signore che Ti Chiama e Ti Ama, una Fede testimoniata non a parole ma con le opere di bene. Queste due suore nel loro piccolo sono niente ma rappresentano tanto, e penso che il popolo iraniano se le meriti.

Mattia (21/03/2017 primo giorno di primavera, nonché capodanno iraniano)

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