“La via di Timoteo” è il tema degli incontri in San Pietro in Gessate

Exemple

“La via di Timoteo” è il tema degli incontri in San Pietro in Gessate


Ogni venerdì alle 13:15 per tutto il tempo di Quaresima, si terrano nella Chiesa di S. Pietro in Gessate gli incontri di preghiera e riflessione condotti da don Enrico Cantù dal titolo: “La via di Timoteo”


Programma


INCONTRI NEI VENERDI’ DI QUARESIMA 2018

I° Venerdì’: 23 febbraio

LA VIA DI TIMOTEO:
“RAVVIVA IL DONO” (2 TM 1, 3. 6-7)

TESTO BIBLICO

“Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, giorno e notte… Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza”.

UN CENNO DI SPIEGAZIONE

* Coscienza pura: vocabolo ricorrente nelle lettere paoline; è la forza di una buona coscienza sostanziale. Essa non è una buona coscienza moralistica (non ho commesso peccati, mancanze, grazie a Dio non ho fragilità), bensì la coscienza di una ricerca sincera di Dio pur se siamo fragili, deboli, se abbiamo sbagliato.

* Ravviva il dono: possiamo riascoltare l’esortazione di Paolo ripensando alla nostra vocazione battesimale, perché ciascuno di noi può, ad un certo punto, non avvertire la forza del dono che è in noi, offuscandosi e perdendo luminosità.
Il carisma della vocazione di fatto non è scomparso e può essere ravvivato (in greco anazopurein, che significa appunto riattizzare il fuoco).

* Timidezza: il termine deilia indica non soltanto timidezza psicologica, ma pure incertezza, viltà, paura, vigliaccheria: una sorta di angoscia della vita quotidiana che affligge molti uomini e donne. E’ una tentazione grave, brutta, toglie la gioia di vivere ed agire.
Lo spirito di timidezza l’ha messo in noi satana, il signore delle tenebre non dobbiamo mai scordarlo; gli smarrimenti interiori che talora ci impediscono di trovare una via d’uscita, le incertezze quasi morbose che ci fanno soffrire, le paure e le viltà provengono dallo spirito del male, pur se si presenta con ragioni speciose e camuffandosi da Spirito di Dio.

Da questa deilia Gesù vuole riscattare i suoi nel discorso dopo l’Ultima Cena: ”Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore (medè deiliato) (Gv 14,27). La vostra paura deve cessare.
L’esortazione c’è già in Lc 12 ed è ripetuta più volte (vv. 4, 7, 11, 22, 32).

* Forza, carità, prudenza:

– Forza è la dunamis di Gesù, la forza che era in lui per compiere i miracoli: lo Spirito ce la dà per aiutarci a vincere la paura e ravvivare il dono.

– Carità è l’agape che ha creato il mondo ed è più potente di tutto; questo amore è in noi, quale partecipazione alla vita intima della Trinità e ci inclina ad amare il Padre che è nei cieli, ad amare Gesù, il Figlio unico e prediletto, ad amare le persone verso cui lo Spirito ci invia.

– Prudenza è una saggezza che ci rende capaci di restare nel giusto mezzo, di avere equilibrio anche nei sentimenti, in modo tale che le realtà di Dio vengano vissute con costanza, non in una fantasmagoria di sentimenti che facilmente cedono davanti alla durezza delle delusioni.
Forza ed amore non bastano se la situazione è complessa: occorre il discernimento dei tempi, dei luoghi, dei momenti; è bello spendersi totalmente, ma bisognerebbe farlo per tutta la vita, non solo per qualche mese o per qualche anno.

Paolo intende sottolineare, con i tre doni, una completezza data da Dio al discepolo Timoteo e a ciascuno di noi; essa è in noi, ma dobbiamo coltivarla e sentirla.

PREGHIERA

O Signore, aiutaci, per intercessione di Paolo e di Timoteo,
ad applicare le esortazioni dell’Apostolo al momento attuale
del cammino di ciascuno di noi.
Donaci di capire qual è l’invito specifico di cui
ciascuno di noi ha maggiormente bisogno
per riaccendere il fuoco sotto la cenere,
per ravvivare il dono tuo che è in noi,
per vivere la gioia e la fierezza
di essere servitori del tuo Vangelo. Amen.

(testi tratti da: “La via di Timoteo”, ed. Centro Ambrosiano – Piemme, 1995, C.M. Martini)


INCONTRI NEI VENERDI’ DI QUARESIMA 2018
II° Venerdì’: 2 marzo

LA VIA DI TIMOTEO:
“LA NOSTRA FIEREZZA” (2 TM 1, 8-11)

TESTO BIBLICO

“Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata dta in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora con la manifestazione nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro”.

UN CENNO DI SPIEGAZIONE

* Non vergognarsi vuol dire gloriarsi di qualcosa che potrebbe causare timore, confusione, disagio, disprezzo da parte degli altri.

* Da dove nasce la tentazione della vergogna?

– Nasce dalla percezione di essere abbandonato da Dio, di essere stato piantato in asso nelle tribolazioni interne ed esterne: affiora così il dubbio terribile, il sospetto inculcato dal tentatore: ti sei fidato di Lui, adesso ti ha mollato, non è più con te.

– Nasce dall’avvertire l’estraneità del vangelo riguardo alle coordinate della vita quotidiana.
Il disagio, la vergogna si esprimono allora nel rispetto umano, nella chiusura in sé stessi davanti alla baldanza del mondo. Il satana gli sussurra: ma non ti accorgi di essere fuori del mondo quando esprimi certi valori? Non ti accorgi che ciò che dici non interessa nessuno?
E il discepolo, anziché gloriarsene, resta imbarazzato; non abbandona la sua strada, però non va fiero del vangelo, come vorrebbe Paolo.

Nasce dall’esiguità del messaggio evangelico in confronto alla potenza e all’arroganza del mondo finanziario, allo spiegamento di forze dell’ambiente politico , militare e dei mass media: il Vangelo è altro, è voce debole che grida ne deserto… magari respingiamo la tentazione, senza tuttavia prendere davvero coscienza della strapotenza del dono di Dio.

Siamo invitati a riflettere sulla tentazione di vergognarci della testimonianza da rendere al mistero di Cristo crocifisso e risorto, perché, pur se è sottile, è grave, entra nella carne, ci priva della gioia propria del vangelo, fiacca la vocazione e il nostro agire si fa incerto.

Superiamo la tentazione nella certezza che la grazia di Dio è in noi, con la fierezza per tale grazia nella quale, pur se non la sentiamo, “ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio” (Rm 5,2).

Superiamo la tentazione mediante:
– la forza che viene dallo Spirito contro la debolezza;
– l’amore che viene dallo Spirito contro l’incapacità di amare;
– la saggezza donataci dallo Spirito come discernimento, capacità di equilibrare le energie, perseveranza nella dedizione. (vedi i vv. 6-7 trattati nell’incontro del I° venerdì)

PREGHIERA

Signore, Tu solo mi salvi
dalla tentazione della disperazione
annidata nel fondo della mia coscienza,
che cerco di ignorare
attraverso la folla
delle diversioni e delle evasioni,
e che tuttavia è minacciosa e accanita.
Da questo mi hai salvato
e ogni giorno mi salvi
con il tuo perdono, con la tua grazia,
dandomi la speranza certa dell’immortalità!

(testi tratti da: “La via di Timoteo”, ed. Centro Ambrosiano – Piemme, 1995, C.M. Martini)


INCONTRI NEI VENERDI’ DI QUARESIMA 2018
III° Venerdì’: 9 marzo

LA VIA DI TIMOTEO:
“PRENDI LA TUA PARTE DI SOFFERENZE” (2 TM 2, 3-7. 11-13)

TESTO BIBLICO

“Come un buon soldato di Gesù Cristo, soffri insieme con me. Nessuno, quando presta servizio militare, si lascia prendere dalle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. Anche l’atleta non riceve il premio se non ha lottato secondo le regole. Il contadino, che lavora duramente, deve essere il primo a raccogliere i frutti della terra. Cerca di capire quello che dico, e il Signore ti aiuterà a comprendere ogni cosa.
Questa parola è degna di fede: Se morriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso”.

UN CENNO DI SPIEGAZIONE

§ Le tre metafore – soldato, atleta, agricoltore – sviluppano un pensiero unitario: prendere la propria parte di sofferenze. Viene descritto il peso del ministero mediante il richiamo a tre professioni rischiose, pericolose, che comportano di lottare secondo le regole e di affaticarsi nell’attesa. Come a dire: Mio caro Timoteo, tu ti lamenti, sei stanco, ma prova a guardare il soldato, l’atleta, l’agricoltore!

§ L’ immagine dell’agricoltore richiama 1 Cor 9, 7.10, la metafora del soldato è presente pure in 1 Cor 9,7 e soprattutto è in riferimento all’armatura e alle armi della giustizia in Ef 6, 10 ss, dove Paolo invita al combattimento spirituale.

§ Nei vv. 11-13 il tema dominante è la reciprocità e la comunione con “Gesù Cristo, della stirpe di Davide, risuscitato dai morti”.
La prima e la seconda affermazione insistono per ben quattro volte su “con lui”. Siamo avvolti nel mistero, siamo coinvolti. Paolo ritorna all’esortazione alla perseveranza, ad accettare la dedizione totale: l’essere con lui nelle prove è già essere nella sua gloria.

§ E’ a partire dalla sua esperienza di essere con, che Paolo può dire a Timoteo: “Insieme con me prendi anche tu la tua parte di sofferenze” .
Il rapporto Gesù-Paolo si rinnova nel rapporto Paolo-Timoteo: come io soffro con Gesù, tu soffri con me. E’ una sorta di solidarietà nella sofferenza e la solidarietà con Gesù diventa solidarietà di Chiesa.

§ La terza e la quarta affermazione sono in apparente contrasto.
C’è però una vittoria della grazia anche là dove uno si chiude, perché, in Gesù, Dio rimane disponibile. E’ il primato assoluto della grazia: se rinneghiamo Gesù, lui ci rinnegherà e tuttavia, essendo fedele, essendo la rivelazione del Dio immensamente buono, non rinnegherà se stesso, ancora vorrà salvarci.

§ Il discepolo è così sollecitato a leggere la sua vita come una comunione con Gesù, come partecipazione alle sofferenze e alle prove del Signore.

PREGHIERA

Signore, ricolmaci del tuo incoraggiamento
così da continuare
la nostra strada verso di Te.
Donaci di trarre
fiato, respiro, motivazioni,
entusiasmo, gioia di soffrire
per il vangelo e per i fratelli,
in modo da riprendere
con serenità e con vigore
il servizio in vista
della corona che
ci hai preparato. Amen.

(testi tratti da: “La via di Timoteo”, ed. Centro Ambrosiano – Piemme, 1995, C.M. Martini)


INCONTRI NEI VENERDI’ DI QUARESIMA 2018
IV° Venerdì’: 16 marzo

LA VIA DI TIMOTEO:
“ TRE RITRATTI” (2TM 3, 1-5. 10-12)

TESTO BIBLICO

“Sappi che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, empi, senza amore, sleali, calunniatori, intemperanti, intrattabili, disumani, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, amanti del piacere più che di Dio, gente che ha una religiosità solo apparente ma ne disprezza la forza interiore. Guardati bene da costoro!
Tu invece mi hai seguito da vicino nell’insegnamento, nel modo di vivere, nei progetti, nella fede, nella magnanimità, nella carità, nella pazienza, nelle persecuzioni, nelle sofferenze… E tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati”.

UN CENNO DI SPIEGAZIONE

§ Il cap. 3 si può facilmente dividere in tre parti, ciascuna della quali disegna un ritratto.
I vv. 1-9 presentano gli uomini degli ultimi tempi, uomini empi e perversi. I vv. 10-11 descrivono, in opposizione, la vita di Paolo e la sua condotta secondo il vangelo; i vv. 12-13 costituiscono una sorta di sintesi teologica delle due vie: chi segue Gesù è sulla via del bene, mentre chi è malvagio ed impostore segue la via del male.

§ L’elenco elenco dei vizi e delle deviazioni, presentati dai primi nove versetti, è abbastanza comune nei vangeli e nelle lettere pastorali. (es. Mc 7, 21-22; At 20, 29-30; 1 Tm 1, 9-10; Rm 1, 29-31).

§ Esso esprime essenzialmente i vizi dei cristiani.
Si tratta di gente battezzata, che ha accolto il vangelo, ma ha dei gravi vizi perché non ha compreso il fondamento della “sana dottrina”, in concreto il primato di Dio, la potenza della croce che sola ci può salvare. I cristiani empi hanno sostituito alla potenza della croce le pratiche umane, facendo di Dio uno strumento per il loro successo personale; corrono il rischio dello stravolgimento della fede, ad una dolorosa perversione che viene dal non aver compreso il mistero della pietà.

§ Nei vv. 10-11 Paolo contrappone se stesso, per la dottrina, per le sue intenzioni, per i suoi atteggiamenti morali e per il suo comportamento nell’azione, come uomo forte e in grado di vivere in una situazione difficile, caotica, pur soffrendone, fra gli uomini empi affidandosi totalmente alla potenza del Signore.

§ Il richiamo del v. 12 ci ricorda che la legge della croce è parte integrante della “sana dottrina”, è accoglienza di Dio come si è rivelato nel Cristo paziente, umile, sofferente, è accoglienza nella vita del primato di Dio nella sua manifestazione storica, nella notte della croce.
Questa parte della “sana dottrina” è la più contestata forse anche nei nostri cuori- non soltanto da coloro che rifiutano Cristo – e perciò va continuamente ricordata e riaffermata.

PREGHIERA

Signore, sono pieno
di malumori, di melanconie, di irritazioni:
vieni in mio aiuto!
Che cosa nel mio cuore non va,
non è pacifico, rasserenato,
al di là dei singoli peccati?
Come vorrei essere?
Signore fammi vedere
ciò che nasce dal di dentro di me
e che si oppone alla tua volontà!
Conosco la mia fragilità, ma so che Tu sei più forte.
Credo nella tua potenza sulla mia vita;
credo che senza di te
non esco dal mio male.
Non in virtù dei miei sforzi,
ma per tua misericordia io sono salvato!
Ti confesso come Dio, come Tutto. Amen.

(testi tratti da: “La via di Timoteo”, ed. Centro Ambrosiano – Piemme, 1995, C.M. Martini)


INCONTRI NEI VENERDI’ DI QUARESIMA 2018
V° Venerdì’: 23 marzo

LA VIA DI TIMOTEO:
“UN TESTAMENTO SPIRITUALE” (2 TM 4, 1-8)

TESTO BIBLICO

“Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero.
Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione”.

UN CENNO DI SPIEGAZIONE

§ Vv. 1-5: quello di Paolo è uno scongiurare in nome delle realtà nelle quali l’Apostolo crede e per le quali vive; le sue sono raccomandazioni solenni, ma non semplici parole imparate a memoria , ma verità sperimentate misticamente e, quasi davanti al mistero della sua morte imminente, Paolo scongiura Timoteo ricordandogli il giudizio finale.
Le nove raccomandazioni sottolineano la qualifica di annunciatori del vangelo, di consolatori, che il ministro di Dio ( ed anche il semplice fedele) non deve smarrire, onde evitare che il primato dell’amministrazione prevalga sul primato della pastorale mediante la Parola, l’esempio, la vicinanza, il consiglio.

§ I vv. 6-8 ci pongono una domanda seria: come Paolo considera la morte?
Il tema attraversa tutte le lettere dell’Apostolo (es. 2 Cor 11,23). Egli ci è di esempio anche nel momento decisivo della vita, nel quale ci giochiamo davvero e nel quale il nemico dell’uomo gioca la sua ultima partita schiavizzandoci con la paura.
Tale paura è la radice di tutti gli atteggiamenti mondani: la voglia di possedere, di consumare, di prevaricare, l’ansia di ottenere le cose subito, illudendosi di superare in qualche modo la morte, di tenerla in mano.

§ L’immagine della libagione è quella di versare vino o acqua o olio sulla vittima. E il sacrificio di cui parla Paolo è quello della vostra fede.
Della vittima offerta, che è anzitutto Cristo ed è ogni fedele che offre il suo corpo come sacrificio vivente, Paolo è colui che lo consuma, lo completa con la propria libagione; la sua morte è parte del sacrificio vivente.

§ Solo un salto di qualità nella fede, umanamente inimmaginabile, non programmabile, può far pronunciare e vivere parole del genere. E’ il fuoco dello Spirito che lo fa compiere a Paolo e può farlo compiere anche a noi. Siamo invitati ad affidarci a Dio infinitamente grande e misericordioso, a Colui che ci dona di vincere il timore della morte e addirittura di interpretare la morte liturgicamente, in modo sacrificale.

PREGHIERA

O Maria, Madre nostra,
che invochiamo ogni giorno affinché
tu sia presente nell’ora della nostra morte,
ricordaci che questa ora è adesso!
E’ in noi, adesso, che decidiamo
ciò che vogliamo essere nell’ora della morte.
Sappiamo, certo, di ingannarci sulla nostra esistenza
Fino a quando non l’avremo registrata sulla morte;
ma sappiamo pure che si tratta di un dono altissimo,
che solo Dio compie in noi, di un dono che è parte
del mistero della grazia divina
nella redenzione del nostro corpo e della nostra vita.
Ti chiediamo adesso, Maria, quella visione lucida, chiara
della vita, della morte, dell’essere con Gesù,
che determina la qualità della nostra esistenza terrena.
Concedici quella contemplazione delle Scritture
e anche della figura di Paolo
che può metterci nel giusto atteggiamento
ogni giorno della nostra vita. Amen.

(testi tratti da: “La via di Timoteo”, ed. Centro Ambrosiano – Piemme, 1995, C.M. Martini)

 

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