Voci e testimonianze dal quartiere Forlanini…in attesa di Papa Francesco

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Voci e testimonianze dal quartiere Forlanini…in attesa di Papa Francesco

 


(23 febbraio 2017)

La Conferenza di San Vincenzo, che si riunisce presso la chiesa di San Francesco di Paola da diversi anni, opera a Milano con iniziative assistenziali e di promozione umana anche presso il quartiere Forlanini.
Abbiamo voluto chiedere alla Presidente Loredana Vargiu come la popolazione locale sta vivendo questo momento di attesa e preparazione alla visita di Papa Francesco.

“Anche i pochi abitanti del nostro quartiere che ancora non sanno dell’imminente visita di papa Francesco presso le nostre case (il 25 marzo), cominciano forse a scorgere dei movimenti “strani”. Sono molti, infatti, gli aspetti organizzativi che accompagnano una visita così importante. Forse alcuni si saranno accorti della crescita di attenzione dei mass media, relativa alle problematiche del nostro territorio e speriamo che anche questo possa stimolare le autorità competenti ad una maggiore assunzione di responsabilità, circa i bisogni reali del luogo. A tutti noi che amiamo il quartiere Forlanini è chiesto, però, anzitutto di accogliere la visita di papa Francesco, come un’occasione feconda.
Il papa sarà tra noi per circa un’ora del suo intensissimo viaggio, tra le 8,30 e le 9,30, attraversando alcuni tratti delle case popolari di via Salomone 64 e incontrando due famiglie. Si fermerà, infine, presso la cappellina dedicata a Maria, tra le case bianche e parco Galli, per pregare e benedire tutte le persone del territorio.
Il «Lotto 64» è un mondo a parte. Il viaggio inizia nel sottopassaggio di fronte alla chiesa di via Salomone: benvenuti nelle «Case bianche», eredità delle case minime. Di quell’epoca è rimasta giusto l’edicola della Madonna dove si fermerà, il 25 marzo prossimo, papa Francesco. Il resto era stato distrutto e ricostruito nel 1977 sotto forma di venti edifici a nove piani, dal numero 28 al 66: 477 alloggi per un totale di un migliaio di abitanti che vivono in questi appartamenti dell’Aler con quotidiani problemi di manutenzione e di disagio. E non solo. Negli anni ‘70 qui al mattino si contavano le siringhe e i morti e nel 1982 don Giancarlo Cereda aveva fatto nascere l’associazione “La Strada” per il recupero dei tossicodipendenti.

Oggi il tema della droga è meno esplosivo, ma ci sono la solitudine dei moltissimi anziani, le difficoltà di bambini e adolescenti con famiglie fragili e storie personali al limite, la povertà diffusa, le occupazioni (60 alloggi almeno) e l’integrazione fra tante etnie diverse (il 18 per cento degli abitanti non è italiano). In questo mondo a parte l’unico presidio è lo Spazio Anziani gestito dalla Caritas in accordo con il Comune per l’accompagnamento, il disbrigo delle pratiche e attività ricreative: è l’unica porta aperta e alla fine arrivano qui anche le segnalazioni dell’ascensore guasto, del soffitto che gronda acqua malgrado il rattoppo fatto, della necessità di un cambio alloggio, ma anche degli acciacchi, del freddo, della paura per gli atti di vandalismo. Giorgio Sarto ha 73 anni e ha cominciato a fare il volontario alle Case bianche quando ne aveva 18. Da più di vent’anni si occupa a tempo pieno di questo quartiere: «Il problema dell’edilizia popolare in genere è che se dai casa alle persone svantaggiate devi anche prevedere servizi di coesione», spiega. Non basta un tetto, insomma: «Queste persone chiedono dignità e negli anni le istituzioni si sono spesso dimenticate il significato di questa parola.

Era la vecchia Trecca: non un fortino della malavita ma una difficile terra di confine, tra incuria e abbandono. «Ma non c’è conflitto sociale». Papa Francesco lo visiterà il prossimo 25 marzo, entrerà nelle case, incontrerà nomadi e musulmani
«Sì, sì, è vero: lo hanno detto anche in televisione». L’ultimo dubbio lo scioglie il solito «ben informato». Ma sotto i porticati dagli intonaci scorticati la notizia circolava da ore: arriva il Papa. «Proprio qui». E nel cortile della dirimpettaia parrocchia di San Galdino c’è chi sa qualcosa di più e scherza col parroco: «Ho sentito che andrà a visitare a casa due famiglie, don Augusto, mi raccomando, lei sa dove abito…». Le «Case bianche» sono un complesso di edifici che dalla fine degli anni Settanta stringono 477 appartamenti nel grigio di pareti scrostate e foderate d’amianto. Prima c’erano le case minime volute dal fascismo. E molti tra gli oltre 200 anziani che abitano qui si ricordano ancora del vecchio quartiere della Trecca. Ma attorno a loro il mondo è cambiato.

Ai tempi dell’Aler, la popolazione è composta dalle successive stratificazioni migratorie, che trovano casa qui attraverso i regolari canali di assegnazione o per l’azione del racket che, bene o male, riesce a tenere sotto controllo una quota di alloggi a disposizione di chi paga. Ci sono balordi, c’è chi spaccia, ci sono iniziative sociali in numero sorprendente e quotidiane manifestazioni spontanee di solidarietà e integrazione. Le Case bianche non sono un fortino malavitoso né un giardino fiorito. Questa è periferia, territorio di confine, dove umanità, fragilità e alienazione si rincorrono dalla mattina alla sera.

Sembra già di vederlo, il popolo delle Case bianche, radunato dal mattino presto di sabato 25 marzo tra il parcheggio e il vicino parco Guido Galli. Gli occhi puntati sulla cappelletta che ospita una statuetta della Madonna, recuperata da un vecchio cortile popolare e alloggiata a ridosso della stazione dei carabinieri di via Zama. Papa Francesco sarà lì, davanti a loro, dopo che avrà visitato un paio di appartamenti e incontrato rappresentanze dei nomadi, dei musulmani e delle comunità migratorie, cioè del panorama umano di questo pezzo di Milano. «Però gli converrà andare a un piano basso — ironizza amara una signora — perché qui gli ascensori bloccati non sono un caso sfortunato. Ci sono persone anziane al nono piano che ogni tanto si ritrovano agli arresti domiciliari».

Don Augusto Bonora

La prima voce di sofferenza è proprio questa: «L’incuria nella manutenzione delle strutture», ti rispondono senza il minimo indugio inquilini, operatori sociali e preti. Perché case, tubature, impianti elettrici, tutto è esausto. «E se ti piove in casa non vivi bene e finisci per sentirti davvero abbandonato». Dopodiché ci sono i problemi che rendono più difficile e fragile l’esistenza di chi arriva ultimo: lavoro, reddito, possibilità.
Finora, però, questa stratificazione di fragilità non si è trasformata in conflitto. Non c’è la guerra di tutti contro tutti, nessuno scontro etnico o culturale, «siamo sulla strada tra Babele e Gerusalemme», sorride don Augusto Bonora, parroco di San Galdino, che raduna all’oratorio tutti, ma proprio tutti i bambini delle Case bianche e non solo. Di qualsiasi religione. Del resto, persino un imam del vicino centro islamico ha preso residenza formale in parrocchia. E anche tra i 477 alloggi delle Case bianche, i bambini musulmani bussano alla porta delle Piccole sorelle di Gesù, che abitano al primo piano, oppure capita che una giovane tunisina faccia la volontaria per la Caritas, che qui da anni è l’unico vero interlocutore.

«Spesso questa gente non sa dove e a chi rivolgersi, chiede di essere ascoltata, ha grande paura di essere discriminata — spiega Giorgio Sarto, veterano Caritas di via Salomone — anche quando non è davvero così, al punto da autoescludersi». E adesso che arriva il Papa? La risposta è sempre la stessa: ‘Chissà se all’Aler succede un miracolo’ ”  ».

Loredana Vargiu


(17 febbraio 2017)

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla Messa con papa Francesco, in programma il 25 marzo alle 15 al Parco di Monza.
La raccolta delle adesioni è decentrata. Il compito infatti è stato affidato ad ogni parrocchia o comunità pastorale. Chi desidera partecipare alla Messa al Parco di Monza, può recarsi in parrocchia e lasciare il proprio nominativo. L’iscrizione è totalmente gratuita.

Nella nostra Comunità pastorale l’iscrizione avviene presentandosi in Segreteria e compilando un apposito modulo che contiene tutte le indicazioni pratiche necessarie.


La Santa Messa è il cuore di tutta la visita di papa Francesco a Milano e alle terre ambrosiane. È un momento aperto a tutti, in cui partecipare è facile, gratuito e libero. Sarà una festa di Chiesa, per tutta la comunità e la Chiesa ambrosiana.
Le persone con disabilità o anziani con difficoltà di movimento sono facilitate nell’accesso all’area, grazie alla presenza di Caritas Ambrosiana, Oftal e Unitalsi. Per informazioni, iscrizioni e per chi necessita di assistenza particolare è attivo l’indirizzo mail disabili25marzo@caritasambrosiana.it
Tutte le informazioni sulla Visita pastorale di papa Francesco sono disponibili sul sito www.papamilano2017.it.
Sul sito, nella sezione “Riflessioni” sono disponibili, oltre al Sussidio in preparazione alla visita del Papa scritto per l’occasione, testi e video di riflessione per l’approfondimento quotidiano dei temi che la visita suscita nella comunità ambrosiana.


(10 febbraio 2017)

In questo sabato il nostro ROL parteciperà all’incontro organizzativo per stabilire le procedure di iscrizione alle iniziative previste per la visita del Papa a Milano: in particolare per partecipare alla Messa che sarà celebrata nel pomeriggio di Sabato 25 Marzo al Parco di Monza.


(Milano, 18 dicembre 2016)

“In questa città io ho un popolo numeroso” dice il Signore (At 18,10). Lettera del Consiglio Episcopale Milanese a tutti gli abitanti della città metropolitana e delle terre di Lombardia

Carissimi,
 Papa Francesco viene a Milano il 25 marzo 2017, solennità dell’Annunciazione della Beata Vergine Maria per il ministero che gli è stato affidato di confermare nella fede i suoi fratelli (Lc 22,32).
In questa terra, laboriosa fino alla frenesia e forse incerta fino allo smarrimento, generosa fino allo sperpero e forse intimorita fino alla spavento, sentiamo il bisogno e domandiamo la grazia di essere confermati in quella fede che gli Apostoli ci hanno trasmesso e che attraversa i secoli fino a noi.
Ci incamminiamo verso l’evento della visita papale con il desiderio che non si riduca ad esperienza di una emozione intensa e passeggera: sia piuttosto una grazia che conforti, confermi, orienti la nostra fede, nel nostro cammino verso la Pasqua, in preghiera con Maria e offra ragioni e segni per la speranza di tutti gli uomini e le donne della nostra terra.
Aspettiamo la visita di Papa Francesco quale compimento della “visita pastorale feriale” in atto nella nostra diocesi, che si propone di intuire il passo che il Signore ci chiede per continuare a irradiare la gioia del Vangelo: sarà pertanto utile riprendere Evangelii Gaudium e la Lettera Pastorale Educarsi al pensiero di Cristo, perché sia maggiormente conosciuta e approfondita e perché diventi realmente “anima” della vita delle comunità, attraverso proposte di preghiera, per esempio in momenti di prolungata adorazione, iniziative di formazione, per esempio in occasione di catechesi per adulti e della predicazione speciale nei quaresimali. Siamo in cammino per custodire e far risplendere i tratti di una Chiesa umile, disinteressata e beata, come Papa Francesco stesso ha raccomandato alla Chiesa Italiana, nel Convegno ecclesiale di Firenze.
Ci prepariamo a ringraziare il Papa per il dono del Giubileo straordinario della Misericordia annunciato in Misericordiae vultus. Avremo cura che l’abbondante effusione di grazie, sperimentata da molti, continui a portare frutto nel vivere il sacramento della riconciliazione nelle nostre chiese e nelle chiese penitenziali (in coerenza con quanto ci chiede il Papa nella lettera apostolica Misericordia et misera, in cui sono richiamati anche altri aspetti importanti del cammino successivo al Giubileo). A questo proposito sarà opportuno che in ogni chiesa siano decisi e pubblicati orari di presenza assicurata del confessore e potrà essere fruttuoso che il sacramento della confessione sia celebrato anche in forma comunitaria, come ha sperimentato il clero in Duomo, in occasione della festa di san Carlo. A nessuno manchi mai l’offerta della misericordia del Padre che rigenera la vita e nutre la speranza.
Dobbiamo insistere sula conversione missionaria delle nostre comunità e la responsabilità della testimonianza di cui deve farsi carico ogni battezzato. “Ho un popolo numeroso in questa città” rivela il Signore all’apostolo scoraggiato (cfr At 18,10). I passi che le comunità decidono durante la visita pastorale devono orientare il cammino di tutti verso il campo che è il mondo, con le opere di misericordia e le parole che ne rivelano l’origine e il senso. L’Arcivescovo porterà il Santo Chiodo per le strade della diocesi durante le Via crucis di Quaresima per accompagnarsi alle comunità in cammino nel segno della Pasqua, con l’annuncio dell’amore fino alla fine che conforma ai sentimenti e alla mentalità di Cristo, al punto da rendere possibile essere misericordiosi come è misericordioso il Padre. Nessuno deve lasciarsi rubare la gioia dell’evangelizzazione (EG 83), che diventa conversazione quotidiana, educazione alla fede nelle famiglie, pratica ordinaria negli affetti, nel lavoro, nella festa. Un “popolo numeroso” ha bisogno del Vangelo e questa nostra città lo invoca con segni e linguaggi molteplici.
Il programma della visita di Papa Francesco è stato pubblicato: l’intensità di quella giornata rivela l’affetto del Papa e il suo desiderio di raggiungere tutti e noi tutti vogliamo prepararci a ricambiare l’affetto e a farci raggiungere dalla sua parola. Vogliamo tutti essere presenti, non pretendendo il privilegio di essere i primi, i vicini, i preferiti, ma desiderando la grazia di essere benedetti dentro il popolo numeroso che questa città esprimerà in quell’occasione.

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