Continua la lettura del libro di Isaia agli incontri biblici del giovedì sera in San Babila

Exemple

Continua la lettura del libro di Isaia agli incontri biblici del giovedì sera in San Babila


Gli incontri si tengono  il giovedì sera alle ore 21: in San Babila (Sala Ceriani) con cadenza quindicinale.

Prossima data: 9 Novembre 2017.


Il lungo e complesso libro attribuito a Isaia è stato riconosciuto dall’esegesi moderna come il risultato di numerosi contributi, distribuiti su almeno quattro secoli, composti da una “scuola profetica” che si richiamava ed ispirava al profeta di questo nome, personaggio vissuto effettivamente a Gerusalemme nell’ottavo secolo. Era un personaggio di famiglia altolocata, consigliere di vari successivi sovrani del regno di Giuda. Il libro si può suddividere in tre blocchi principali:

  • capp. 1-39, che sia pur con delle inserzioni posteriori, appartiene nel suo insieme al profeta stesso, e riguarda oracoli databili fra il 740 circa e il 700 a. C.
  • capp. 40-55, attribuiti a un autore ignoto denominato Deutero-Isaia (secondo Isaia), redatti probabilmente verso la fine del periodo dell’esilio (circa 540 a. C.)
  • capp. 56-66, anche questi di un autore ignoto denominato Trito-Isaia (terzo Isaia) posteriori di almeno un altro secolo. All’interno di questi tre grossi blocchi si possono isolare ulteriori interposizioni; le due più importanti sono le cosiddette “Apocalissi”, che occupano rispettivamente i capp. 24-27 e 34-35.
    La predicazione del profeta Isaia si rivolge alla totalità della vita del popolo ebraico: il culto, la politica, la vita sociale, la vita economica. Isaia interviene continuamente e tenacemente nella vita della sua città, nell’atteggiamento dei suoi re e nel comportamento dei suoi concittadini e contemporanei. La sua parola esprime il giudizio di Dio sulla storia e sull’umanità, rappresentate la prima dall’insieme delle potenze mediorientali (cc. 13-23) e dall’Egitto, la seconda dal popolo ebraico stesso.
    Ci interessa, per ora, soltanto la prima parte del libro (cc. 1-39): un richiamo alla conversione come unico atteggiamento per evitare l’intervento punitivo di Dio che si renderà concreto nell’esilio. In essa sono condannate le stesse realtà portanti della vita e della storia di Israele che ormai non «portano frutto». È condannato con veemenza il culto liturgico del tempio staccato dall’impegno vitale. È condannata la concezione di appartenenza al popolo di Dio che porta ad agire nell’ingiustizia, nell’egoismo e nel disconoscimento della dignità dell’uomo, soprattutto se debole.
    Soltanto un piccolo resto che pratica il vero culto e che vive con pienezza e gratitudine l’appartenenza al popolo eletto non incorrerà nella distruzione e nel castigo (…)

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