Ultimo incontro di lettura del Libro di Osea. Dal 9 febbraio si cominicia il Libro di Isaia

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Ultimo incontro di lettura del Libro di Osea. Dal 9 febbraio si cominicia il Libro di Isaia

Il prossimo Giovedì 26 Gennaio, ore 21, il gruppo di Lettura biblica, guidato da  don Enrico Magnani, terminerà la lettura del libro del profeta Osea. Gli incontri successivi saranno dedicati alla lettura dei primi capitoli del libro del profeta Isaia

Prossime date: 9 e 23 febbraio.


Quest’anno gli incontri di lettura biblica affrontano il libro di Osea, profeta minore, che richiamò nell’VIII sec. a.C. il regno del Nord (Israele) al pentimento, affermando la fedeltà all’alleanza da parte di Dio, attraverso il simbolo dell’amore. Il popolo non volle ascoltare e subì la deportazione assira, proprio durante il suo ministero.

Contemporaneo dei profeti Amos e Michea, Osea ha svolto il ministero profetico nel regno di Israele (Efraim o Giacobbe, come è da lui chiamato) durante lo splendido periodo di Geroboamo II. Probabilmente egli non vide la caduta del regno del nord (722 a.C.), tuttavia la dovette prevedere assistendo alle lotte e alle congiure che caratterizzarono la successione a Geroboamo II (c. 7).
L’epoca di Osea è l’epoca delle grandi conquiste assire. Nella sfera di questa grande potenza predominante, entrano gradualmente tutti i piccoli regni mediorientali. Buona parte della proclamazione profetica di Osea fa leva sull’avanzata degli eserciti assiri per richiamare il regno del nord alla gravità della sua situazione sociale e politica interna e alla necessità di una radicale conversione.
Una cosa stupisce il lettore che si accosta al testo di Osea: l’originalità dei termini con cui questo profeta ha saputo cogliere i rapporti tra il popolo biblico e il Dio biblico. Dall’esperienza personale dell’infedeltà della sua donna, Osea penetra nell’infinita fedeltà-tenerezza del Dio di Israele. I rapporti tra Dio e il popolo sono descritti come rapporti d’amore tra madre e figlia, fidanzato e fidanzata, giovane sposo e giovane sposa che si appartengono totalmente.
Osea presenta Dio sotto uno schema originalissimo nella Bibbia: quello «materno», 1,6; 11,8. Israele è la figlia amata con una tenerezza che ricalca la tenerezza della madre e che si esprime attraverso quell’insieme di affettuosità e di premure che caratterizzano un’esperienza umana unica, irripetibile e incisiva: l’esperienza materna, 6,4. A questa esperienza, dice Osea, Dio stesso vuole sottostare: è lui che insegna i primi passi e le prime parole a Israele, che lo prende tra le braccia, lo bacia affettuosamente, lo stringe al petto e lo nutre, 11,3s.
Israele è sempre stata la figlia amata che sempre ha intenerito l’«istinto materno» (espresso nella Bibbia col termine viscere, in ebraico rah+amîm) del suo Dio. Ma, di fronte all’infedeltà dei contemporanei, Osea proclama che Dio ha dichiarato Israele figlia «non più amata» e non più capace di far presa sul suo istinto materno, 1,6

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