Maria di Magdala

Exemple

Maria di Magdala


Il brano che stiamo leggendo, anzi che vogliamo assimilare come un cibo, perché metabolizzato diventi vita rinnovata, così dovremmo dire dato che vogliamo dare Lectio, va considerato alla luce dei versetti precedenti (1-10) che contribuiscono in modo deciso a tracciare la figura di Maria di Magdala. Dobbiamo però premettere alla riflessione sul testo una breve introduzione.

Chi è Maria di Magdala. Una donna su cui la tradizione ha mal ricamato, a causa di quei sette demoni da cui era stata guarita. Rileggiamo Lc.8,1-3: “In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni”.

Come fa notare Gianfranco Ravasi in un suo articolo, dove riemerge la, cosiddetta dalla critica, “questione delle 3 Marie”, relativa ai fraintendimenti avvenuti nel corso del tempo sull’identità di Maddalena: “I sette demoni non sono necessariamente indice di possessione diabolica; di per sé questa espressione del linguaggio biblico poteva indicare un gravissimo (il sette è il numero della pienezza) male fisico o morale che aveva colpito la donna e dal quale Gesù l’aveva liberata. Malgrado ciò la tradizione ha confuso da sempre questa donna con quella che in Lc. 7,36-38 è inginocchiata davanti a Gesù per piangere i propri peccati, era una prostituta, nella casa di un fariseo di nome Simone. Maria di Magdala nulla ha a che vedere con quella donna di città. Poiché poi anche la sorella di Lazzaro Maria nella cena di Betania compirà lo stesso gesto della peccatrice, la Maddalena verrà confusa anche con lei. Ma sono tre donne diverse.

Ci fu anche un’ulteriore identificazione sbagliata addirittura con Maria la madre di Gesù, in alcuni apocrifi del III secolo! La trasformazione portata avanti dagli apocrifi ha generato un’interpretazione simbolica della figura di Maddalena in chiave gnostica, quasi un’immagine della divina Sapienza che esce dalla bocca di Cristo, per finire poi nelle sciocche contaminazioni affaristiche di Dan Brown. Quale il motivo di queste erronee identificazioni? Non è il caso di analizzarlo stasera; solo conviene pensare che la maggiore attendibilità è sicuramente quella dell’evangelista Giovanni. Atteniamoci ai passi in cui l’identità di Maria è certa. Giovanni è il più vicino a Gesù, ne riceve confidenza, conosce i suoi gesti come nessun altro e quindi è molto probabile che, rispetto ai sinottici, ci restituisca uno sguardo più fedele alla realtà del ruolo di Maddalena riconoscendo quale missione Gesù le affida.
Farla passare per quello che non è nasce probabilmente da una mentalità o senso comune che, allora come oggi, ha generato facili deduzioni create da ignoranza e tendenza a ridurre, banalizzare a stereotipi le persone e le loro relazioni in base a dei codici di comportamento e ruoli sociali sclerotizzati. Certo Maria Maddalena può aver suggerito ingiuste definizioni della sua persona per vari motivi: pare non fosse sposata, poteva essere molto bella, e già questo sarebbe bastato a scatenare chiacchiere e supposizioni sulla sua speciale relazione con Gesù. Fra loro c’era una comunicazione e vicinanza non declinabile in nessuna forma di relazione conosciuta (forse la più vicina poteva essere maestro-allievo, ma non proprio così), quindi probabilmente non decodificabile dagli altri, ma da Giovanni sì, perché lui capiva in quanto a sua volta amato, sensibile e quindi in piena sintonia.

Una considerazione ulteriore ci consente di mettere in risalto lo speciale rapporto fra Gesù e Maria Maddalena: tutto il contesto del racconto che ora vedremo, offre diverse similitudini con le immagini del Cantico dei Cantici dove si narra della sposa che va in cerca della sposo chiedendo a chi incontra se l’hanno visto; ma, come lì, la fidanzata è umanità che ricerca il Dio sposo, così qui Maddalena ci rappresenta tutti nella dimensione del privilegiare la scelta di Gesù come via sponsale. Possiamo forse trovare qui l’ispirazione per una comprensione profonda del racconto, che ora affrontiamo.

È ancora buio e lei, sola, la donna di Magdala, Maria, instancabile, corre al sepolcro e fruga il luogo, non si dà pace, nel suo andirivenire in cerca di Lui. Non riesce a staccarsi da quel luogo vicino al Golgota dove il dolore per la morte di Gesù si era fatto smisurato e aveva frantumato il cuore dei pochi rimasti con la madre. Maria viene nelle tenebre; la sua luce è stata uccisa, ma è quella stessa che continua a guidarla nella notte degli uomini. Di nuovo, corre al sepolcro, al luogo dove vive l’amore di chi non c’è più. Riesce ad intravvedere che la bocca della tomba è aperta e la pietra scostata; una tempesta di pensieri mentre si precipita a dirlo ai fratelli e immagini di esperienze non lontane, come quella che le hanno narrato della pietra tolta dal sepolcro di Lazzaro. Ritorna con Giovanni e Pietro. Giovanni per rispetto lascia entrare prima Pietro, che osserva i lini piegati e il sudario avvolto accanto; entra dopo di lui Giovanni. Pietro non dice nulla, constata che il corpo non c’è e che non è stato rubato. Giovanni constata e crede che è vivo: sono l’aspetto oggettivo e quello soggettivo della fede e Giovanni diventa qui il capofila di quelli che hanno creduto senza averlo visto! E Maria Maddalena? Lei resta lì. È a questo punto che iniziano i versetti ora letti.
Maddalena si aggira piangendo; non può abbandonare il luogo dove Gesù nel suo amore estremo è approdato, al fine: è ormai la sua casa e dove finisce la ricerca inizia l’attesa, che il chicco caduto in terra riemerga dal suolo. Ma lui era in quel luogo e quindi non avendolo trovato più lì, deve fermarsi dove Lui era. È così quando l’assenza ci porta ad un legame imprescindibile con il luogo della presenza, in questo caso presenza del corpo, quindi sentimento ancora più estremo e drammatico, forse perché in un ‘altro’ tempo quella presenza rimane e noi la sentiamo. Maria Maddalena, aveva sicuramente appreso dalle anziane cosa si dovesse fare per affidare un corpo definitivamente al sepolcro. Per lei il compito diventava un gesto di infinita tenerezza, con quel necessario togliere i segni delle violenze attraverso le carezze degli unguenti, momento elevatissimo d’incontro. Ma il luogo del sepolcro è quasi immobile teso verso una presenza-assenza; solo il fruscio dei vestiti di Maria, il calpestio dei suoi sandali e i singhiozzi del suo pianto. Piange come l’inconsolabile Maria di Betania il cui dolore porta lo stesso Gesù a piangere per Lazzaro. Il pianto è la prima forma di preghiera, propria del bimbo abbandonato: Agar lontana un tiro d’arco da Ismaele,lo vede piangere e Dio ascolta il pianto del bambino! Le lacrime di Maddalena bagnano l’ingresso del sepolcro pieno di vuoto; è il momento dei due angeli: sono bianchi, colore della luce, vittoria sulle tenebre. Non fanno annunci ma domande per preparare la donna ad incontrare il suo Maestro. Strana, ma anche no, l’indifferenza di Maria a questi angeli: a lei interessa Lui, non gli angeli e a loro spiega il motivo di tanto piangere. Qui risuona il Cantico dei Cantici: “Io venni meno per la sua scomparsa. L’ho cercato ma non l’ho trovato, l’ho chiamato ma non mi ha risposto”. Il grido è il “dove sia” (ipotesi trafugamento). È un richiamo alla vocazione dei primi discepoli: “Maestro dove dimori”. Il dove prelude al far capire che Maria non evade in una fantasia da doloroso stress per valicare i confini del reale. Il dove vuol dire che quello che cerca e che poi trova non è uno diverso dal crocifisso maestro della Galilea. A questo punto Maria sente qualcuno alle spalle e si volta. Infatti la vita non la vedi se ti trovi nel sepolcro vuoto; ti devi voltare, Maria, perché è lui che ti viene a cercare. E Maria vide Gesù, ma non ancora lui riconosciuto: non solo guarda, sottolinea Giovanni: contempla (cum-templum con=spazio del cielo) cioè s’inoltra nel cielo delle attese e del ricordo; il verbo theorein indica lo sguardo stupefatto di chi assiste ad uno speciale spettacolo. Contempla ma non riconosce: Dio è presenza sommamente discreta [1Re 19,9-13]: “Elia, essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb, entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna”. Abbiamo bisogno di un aiuto al riconoscimento (come in tutte le apparizioni del risorto). Perché? Dice Gesù “chi cerchi” (come i primi discepoli “che cercate?”). Maria pensa al giardiniere, non sa come vedere il mai visto da alcuno e cioè uno Spirito, svincolato dalla materia ma mantenendone le forme in cui è apparso. Fra il Golgota e il sepolcro c’è giardino; la Passione era iniziata in quello degli ulivi e si conclude lì dove è la donna. Cantico dei Cantici parla del giardino come luogo dell’incontro fra gli sposi. L’albero della croce, appena poco lontano dal sepolcro, sta per fiorire perché ormai il luogo della vita è apparso.
Il riconoscimento avviene con la voce; tuttavia la voce si era già sentita ma non era servita allo svelamento. Perché? Non so dire, ma è strano; forse era distratta, pensava a Lui e..ce l’aveva davanti. Finora il nome della donna era detto nel greco Maria; Gesù si rivolge a lei con Mariam, in aramaico. Una voce famigliare, che ti conosce, che ti chiama, che ti ama. Rabbuni, maestro mio, è la risposta che trasforma il pianto del dolore in lacrime di felicità. La tristezza non si dissocia dall’amore finché la persona amata non s’incontra. Maria Maddalena avrà avuto in cuore quelle parole del suo Signore quando disse: “Chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Ora Gesù vivo è presente e manifesto. Maria si getta ai suoi piedi per abbracciarli. Ma Gesù le dice: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre”. Si pone una domanda: Maria stava trattenendo Gesù in quanto voleva non perdere più il Rabbuni ritrovato o proprio era avvinghiata ai suoi piedi? I commenti al testo, numerosissimi, si orientano generalmente verso un’interpretazione che mostra l’urgenza di Gesù per l’inizio della missione di annuncio della risurrezione di fronte al bisogno di Maria di continuare la visione e l’incontro. Mi è stato anche suggerito un altro modo di intendere che è assai intrigante. Eccolo:
“Maria viene fermata prima …? non arriva a toccarlo? Sembrerebbe così. Perché Gesù la anticipa? Perché non può essere toccato? Lo dice: E’ questa una frase che non ha niente di scontato, Gesù sta condividendo con Maddalena, quello che gli sta accadendo in quel momento.. prima volta per lui!! Anche l’unica! un evento nel quale si trova, che lo trascende in quanto uomo, ma gli appartiene da sempre in quanto Dio, è nella fase del trapasso, sta salendo, non più qui, ma ancora non completamente dal Padre, (quando sale da Inferi? tra l’altro..), sta esponendosi in un suo momento di grandissima fragilità, non può essere toccato/trattenuto, lui lo sa, perché quel fenomeno, quel passaggio spirituale che avviene… Lui solo sa come – noi non possiamo immaginarlo ma qui ci fa partecipi un po’, ci dice qualcosa, rimane presente anche in quel suo momento così intimo! – ancora non è compiuto, eppure sceglie di vedere Maddalena in quel momento, conoscendo e prevedendo il suo slancio le impedisce di avvicinarsi al corpo.. rifiuta ma allo stesso tempo si apre a lei, con un atto che trasformerà il loro legame nel pieno della sua essenza divina.. Giovanni non ne ha bisogno, in quel “vide e credette” ha capito da solo, forse ancora più profondamente, porta Gesù già in sé. Quando appare le altre volte invece, Gesù è già salito e ritorna in visita? Non c’è più problema né rischio, si può fermare e fare le cose, anche farsi toccare da Tommaso.” Noli me tangere! Per i più tuttavia il senso sarebbe: “Cessa il tuo abbraccio”! Non che ci sia qualcosa di sordidamente cattivo. La fisicità attraversa molti incontri di Gesù in tutto il Vangelo; nulla di male: amare, vedere e toccare sono gesti inseparabili. Gesù non rifiuta l’amore di Maria, infatti è Lui che l’ha cercata. Si potrebbe aprire qui una lunga meditazione sulla antropologia biblica dove la persona è un tutto indiviso e amare la persona vuol dire accoglierla in tutto, anche se poi abbiamo diviso anime e corpi, e non solo, ma anche contrapposto!

[Il comune lettore della Bibbia si trova con frequenza di fronte a parole come “cuore”, “anima”, “carne”, “spirito”. È molto facile che il lettore cada in malintesi. Il danno è che questi malintesi sono poi carichi di conseguenze nefaste per la comprensione della Scrittura. Tali malintesi possono essere fatti risalire alla traduzione della Bibbia ebraica nel greco dei LXX. Non siamo certi che la filosofia greca abbia avuto un ruolo nello stravolgere la concezione biblico-semitica, ma il dubbio rimane. Fatto sta che la LXX fece deviare su un’antropologia dicotomica o addirittura tricotomica (la divisione di un’unità in due o tre parti). Ciò portò al concepire che il corpo, l’anima e lo spirito siano in contrasto tra loro. Se vogliamo davvero capire la Bibbia, dobbiamo tornare al modo semitico di concepire e di pensare. E, prima di tutto, dobbiamo aver ben chiare due cose che hanno un’importanza fondamentale.
Parole intercambiabili. Parole come cuore, anima, carne, spirito (ma perfino orecchio, bocca, mano e braccio) sono nella poesia ebraica spesso intercambiabili.]

Torniamo alla sospensione dell’abbraccio: siamo sempre nel giardino ormai fiorito e lontano da quel deserto sepolcrale di poco sopra: nell’icona di Creta del XVI secolo, questo è molto ben scritto.

Noli me tangere, Icona, Creta

L’albero della vita è rappresentato al centro, tra il sepolcro aperto e Gesù risorto. È il mandorlo (Es 25,31-40), che nella tradizione liturgica ebraica diventa il candelabro a sette braccia, la menorah (ma che anche può rappresentare il roveto ardente di Mosè, oppure il sabato o la creazione). Con la risurrezione di Gesù l’umanità ha nuovamente accesso all’albero della vita e può ricevere così il dono dell’immortalità. Questo frutto è la carne e il sangue di Gesù. Leggiamo infatti nel vangelo di Giovanni: “Gesù disse: ‘In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita’.” (Gv. 6,53).


La montagna con la grotta del sepolcro ci ricordano quella della natività. Il sarcofago e le bende che avvolgevano il corpo morto di Gesù sono gli stessi della natività. La morte rimanda alla nascita, come a dire che con la morte di Cristo c’è una nuova nascita, quella eterna! Le bende avvolte nel sepolcro danno l’idea del bozzolo della crisalide da cui è nasce la farfalla che può volare staccandosi dalla terra con le sue ali dai colori sfavillanti. Così Cristo risorto abbandonate le bende funerarie che avvolgevano il suo corpo viene raffigurato con abiti sfolgoranti: tunica rossa e mantello blu con sfumature dorate: ha vinto la morte e ora si staccherà da terra per “volare” al cielo. In ginocchio davanti a Gesù risorto c’è Maria Maddalena.

Il vero significato del “Noli me tangere” è allora questo: ora tu Maria sei la prima apostola della Risurrezione, hai un compito: devi andare. E Gesù deve provvedere la chiesa nascente del suo Spirito. L’abbraccio non è negato ma solo offerto per il compimento definitivo. Quando Lui sarà tutto in tutti.
A noi il compito di rivivere la profonda istanza d’amore di Maria di Magdala.

 don Augusto Casolo, luglio 2015

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